Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Bufale in rete: falsi video di maiali morti destinati a wurstel e hamburger allarmano i consumatori

AntiBufalaCosì come Il Fatto Alimentare anche sul Blog è stata creata la categoria destinata alle Bufale & Inesattezze, tuttavia il popolo del web sembra non recepire il messaggio ovvero che diffondere motizie false e/o inesatte significa solo creare Disinformazione e, in seconda battuta, a furia di gridare “al lupo” quando arriva la notizia vera, l’allarme di cui tenere conto, ecco che si passa oltre.

Giusto ieri un’amica, di solito attenta, è caduta nella trappola dell’elenco di marche di cibi contaminati dai metalli pesanti e lo ha ripubblicato su Faceboook; in questo caso, dopo la mia segnalazione, si è quasi scusata per essersi fatta fregare da quello che sembrava un un avviso vero, corredato da un articolo di giornale, il che la dice lunga sulla qualità della stampa, come più volte ha sottolineato Roberto La Pira nei suoi articoli.

La maggioranza dei navigatori presi in fallo, però, se ne esce con un: che male c’è ad inoltrarlo?

E qui casca l’asino, perchè i danni sono quelli che ho raccontato in apertura e che si abbinano con la scarsa consapevolezza del fatto che spesso si è responsabili della condivisione superficiale che diffama aziende e/o persone; al pari degli insulti scritti con leggerezza sulla bacheca Facebook.

Chi diffonde con leggerezza questi appelli, talvolta in calce indica frasi tipo “meditate, gente, meditate…”

Ecco, appunto, pensateci sempre prima di cliccare su Invio/Condividi senza sapere che cosa state inoltrando.

* * *

un articolo di Mario Pandolfi che leggo su Il Fatto Alimentare

Da circa un anno circola sul Web un video,Como se hacen los hotdogs y salchichas?”, che mostra cosa succede nelle aziende produttrici di würstel e salsicce. È il tipico video che riesce a ottenere molte visualizzazioni su YouTube perchè contiene:  immagini truci, musica ad effetto e soprattutto un montaggio fantasioso.

Nel video, infatti, si vede una macchina tritatutto in cui vengono fatte cadere delle carcasse di maiali. Ciò che ne esce è progressivamente trasformato in una poltiglia che, pare ovvio, viene inserita nei würstel che finiranno sulle tavole degli ignari consumatori. L’effetto è strabiliante ma c’è un piccolo problema, si tratta di immagini assemblate in modo da raccontare una falsa storia.

Insomma siamo di fronte ad una bufala. Siamo di fronte a due diversi video montati in successione per raccontare una storia inesistente.

Nel primo si vedono le immagini di un impianto per lo smaltimento di carcasse suine tramite incenerimento a fini sanitari, mentre nel secondo si vede una linea di produzione di würstel.

Per correttezza va detto che l’utilizzo di certi scarti o rifiuti non è permesso neppure per i mangimi zootecnici o il pet food, figuriamoci per un prodotto destinato all’alimentazione umana.

Una domanda sorge spontanea: chi può davvero credere che, anche nel Paese meno sensibile alle norme salutistiche, igieniche ed ambientali, delle carcasse di animali possano essere tritate per diventare cibo da vendere al supermercato?

Forse chi ha fra i propri obiettivi quello di disincentivare il consumo di carne, demonizzandone il settore.  Il video in questione, che al momento sfiora le 700mila visualizzazioni, non sembra essere stato preso eccessivamente sul serio (leggendo alcuni commenti), ma rilancia un annoso e serio problema: quello delle bufale in Rete, a cui questo giornale ha giustamente dedicato un’intera sezione.

Se si naviga on-line o si frequentano i social network, è purtroppo normale  imbattersi in notizie false e mistificatorie che, circolano anche per anni con il solo scopo di generare traffico o di difendere a tutti i costi la propria visione del mondo anche con informazioni che, nel migliore dei casi, creano confusione.

Di  video e di post privi di senso che inondano il Web se contano migliaia. Uno, molto simile a quello dei maiali è il video sulla Slaughter Mobil, dove si vede un impianto di fabbricazione finlandese per la soppressione di animali a fini sanitari che permette di accelerare le operazioni di abbattimento per limitare la diffusione di malattie quali l’aviaria.

Da questo video è stato tratto un leggendario post (condiviso solo su facebook da 14mila persone) intitolato “Tutta la verità sulla cotoletta di pollo”. Il post racconta che le carcasse di polli macinate veng0no poi utilizzate per preparare  cotolette.

Un altro esempio? Tutti gli articoli in cui si dice che, mangiando carne, si assumono fino a 9 grammi di antibiotici l’anno.*

(* Nota di Paoblog: Fermo restando che il problema degli antibiotici nella carne, esiste…)

La libertà di opinione è da difendere, ma  questo non deve essere confuso con la libertà di diffondere  notizie false.

Che questi video o articoli “ruba-click” vengano presi o meno sul serio è un problema da non sottovalutare perché creano confusione,  senso di insicurezza e danneggiano intere linee di produzione come quella della carne, che con tutti i suoi difetti, cerca  di correggere i propri difetti.

Benessere animale, sostenibilità, norme igienico-sanitarie ed ambientali: chi ha a che fare con il settore zootecnico, sa benissimo che sono temi di primaria importanza, e sempre al centro dell’attenzione.

Oltre al rispetto dell’ambiente e degli animali da allevamento,  mantenere intatta la propria reputazione porta a non fare perdere il lavoro, cosa che può riuscire a  fare un video di qualche buontempone affamato di visibilità.

Il Fatto Alimentare ha  interpellato l’azienda in cui è stato girato il filmato che ci ha dichiarato:

«Il video ritrae falsamente i nostri hot dog John Morrell come se fossero ottenuti da carcasse di suino intere. Siamo orgogliosi di utilizzare per i nostri prodotti solo carne e processi di trasformazione ispezionati e approvati dallo USDA (il Dipartimento dell’agricoltura Usa, ndr).

Per vedere come in realtà facciamo i nostri hot dog, basta vedere questo episodio di “Come è fatto”, (programma in onda su Sky TV) girato nei nostri stabilimenti. Chi ha delle domande può sempre contattarci   tramite il sito».