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Aziende in regola a rischio chiusura causa burocrazia ed errori del Ministero?

Fonte: reset-italia.net

Fonte: reset-italia.net

in sintesi un articolo che leggo su Rinnovabili.it i cui contenuti, se corrispondono al vero, confermerebbero che spesso è lo Stato a remare contro il Sistema Italia.

Che siano errori del Ministero (!) oppure la lentezza della burocrazia, poco importa.

Resta il fatto che è disarmante leggere che aziende in regola siano a rischio chiusura, mentre tante altre che operano violando sistematicamente le normative, siano sempre sul mercato, a fare danni all’Ambiente, alla collettività e, di fatto, facendo conocorrenza sleale, dato che sono capaci tutti di tenere bassi i prezzi se non si osservano le norme sulla sicurezza, sullo smaltimento dei rifiuti e via dicendo.

burocrazia

Rispettare la legge in Italia non è sempre sinonimo di immunità.

Se ne sono accorte diverse imprese, soprattutto quelle impegnate nelle attività di recupero e smaltimento dei rifiuti, che tra una settimana rischiano di chiudere senza aver violato alcuna norma.

Anzi, se ciò accadesse, la colpa sarebbe tutta del ministero dell’Ambiente.

Il motivo?

Un “originale” recepimento della direttiva europea sulle emissioni industriali, denunciata da due associazioni di Confindustria: FISE Assoambiente (che raccoglie soggetti nel settore dell’igiene ambientale, della raccolta e dello smaltimento rifiuti) e FISE UNIRE (impegnata nel recupero dei rifiuti).

Cosa è successo, in pratica?

Con il Decreto-Legge n.46 del 4 marzo 2014, il Legislatore italiano, recependo la Direttiva europea sulle emissioni industriali, ha fissato al 7 luglio 2015 il termine entro cui la Pubblica Amministrazione è tenuta a rilasciare l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

La richiesta andava fatta entro il 7 settembre scorso da tutte quelle imprese incluse tra le attività soggette ad IPPC, cioè a prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento. I termini sono imposti dalla stessa direttiva, ma il problema è quanto il governo ha aggiunto al testo europeo.

Il legislatore ha previsto la sospensione dell’esercizio per gli impianti che ancora non avranno ricevuto l’AIA dopo il 7 luglio, anche se ne avranno fatto richiesta in tempo.

Dunque non per colpa loro, ma solo a causa delle lungaggini burocratiche del governo.

Se il procedimento istruttorio non è finito, aziende che in teoria hanno fatto domanda entro i tempi stabiliti per legge, dovranno smettere di lavorare senza alcun motivo valido.

 

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