Fonte: (Arianna Giorgia Bonazzi)
Come rivela nelle numerose dichiarazioni di poetica contenute in questo romanzo totale, da ragazzina Annie Ernaux sognava di inventarsi una lingua nuova che rendesse sensato il suo ambizioso progetto di un libro-mondo: non la semplice autobiografia di una donna vissuta dal 1940 al Duemila, ma il tentativo di dar forma a quella sensazione che, sin da piccola, la prendeva ogni volta che si trovava stesa a letto di giorno con qualcuno (fosse la sua mamma, o un amante) e che lei definisce «sensazione palinsesto».
Si tratta, provo a spiegarlo, di sentirsi contemporaneamente presenti in ciascun attimo della propria vita – una roba da Interstellar di Nolan diciamo; l’intuizione fuggevole di poter rappresentare i momenti privati e i momenti collettivi su assi cartesiani; lo sguardo quasi divino, concesso solo nei momenti di torpore seguenti al piacere (del sesso o della lettura), che scioglie il proprio io nella collettività, e il proprio adesso in un sempre, percepito quasi fisicamente.
La soluzione al dilemma della lingua che Ernaux non ha più inventato (persa nella vita materiale che l’ha portata dagli aborti clandestini in cucina, alla spesa da Casino per i suoi figli, all’imparare la parola “sclerata” dai nipoti) è quella, semplice ma geniale, di far aderire la lingua alla sensazione descritta da Ernaux: cioè lo sciogliersi dell’io in un noi (prevalentemente femminile).
Sembra esattamente il trucco banale suggerito da un editor che non ha capito niente della sensazione che provi a descrivere (la “vasta sensazione collettiva in cui è preso tutto il suo essere, la sua coscienza”), invece è un’illuminazione.
Conciliare la storia e la Storia senza forzature è praticamente il dilemma dello scrittore, perché quando non si prova davvero sulla pelle la “sensazione palinsesto”, ogni tentativo di inserire i grandi eventi storici nel proprio memoir risulta insincero e artificioso.
Questo romanzo così intimo sembra scritto da un gruppo di persone, ed è il risultato raro dello sforzo universale di scrivere davvero il “libro” che corre senza sosta dietro la vita di ognuno di noi.