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Il libro di Martina: Ignite me

a cura di Martina Villa, curatrice della Pagina FB Quando nevica scarlatto

ignite me

Piccola nota prima di cominciare: la saga “shatter me-schegge di me” è stata pubblicata in Italia da Rizzoli, ma è stata interrotta dopo la stampa del solo primo volume. Se siete interessati ai seguiti li trovate al seguente link, gentilmente tradotti dal team di The books we want to read.

Mi sono presa alcuni giorni prima di scrivere un parere su questo libro.

Allora, le aspettative erano tante, forse addirittura troppe, ma, dato il finale di Unravel me, mi aspettavo davvero davvero davvero un capitolo conclusivo con i fiocchi. Di quelli inaspettati, mozzafiato, che vuoi rileggere più e più volte, fino alla nausea.

Ma, vuoi che quando ci si aspetta troppo da qualcosa si finisce sempre con il rimanere delusi, vuoi che io sono una scassaballe pignolissima, vuoi delle ottime premesse ed un incipit da paura, ma un’autrice giovane ed alle prime esperienze, questo libro è stata un’amara delusione.

Vi spiego: leggendolo ero davvero in fibrillazione, macinavo pagine su pagine, completamente rapita dalla storia, in attesa che il finale mi travolgesse e che, finalmente, tutti i nodi tornassero al pettine.

La tematica della guerra che incombeva contro la Restaurazione, la minaccia di Anderson, Juliette che era combattuta tra Adam e Warner, il piccolo James che non sapeva che Warner era suo fratello, magari una ricomparsa inattesa dei genitori di Juliette. .. tutte tematiche succulente che aspettavano solo di essere svolte.

Eh *sospiro*. Aspettavano. E aspettano tuttora.

Ma partiamo dal finale, forse la parte peggiore di tutto il libro.

Attenzione: Spoiler (inizio e fine periodo evidenziato in rosso)

Il libro, circa dal capitolo sessantotto/settanta in poi, si appiattisce in modo mostruoso, come se l’autrice avesse avuto fretta di concludere la saga. La tematica distopica è appena accennata e fa solo da sfondo alla reale trama che è concentrata maggiormente sui rapporti che si instaurano tra i vari personaggi.

Infatti il libro si conclude con Juliette che spara ad Anderson, uccidendolo, per poi tornare dai suoi amici, tutti sani e salvi. Il tutto narrato in poco più di dieci paginette.

Tutto è troppo scontato e frettoloso, l’incontro con Anderson è quasi patetico, Juliette arriva da lui, fronteggia un tizio che può produrre onde sonore battendo le mani (e questo da dove salta fuori? Mah!), lo leva di mezzo, poi spara ad Anderson senza lasciargli il tempo di dire nulla.

Probabilmente è solo un mio gusto personale ma per me doveva esserci un minimo scambio di battute tra i due, tra l’eroina ed il cattivone di turno, finte suppliche, finte scuse o minacce.

Invece nulla, PAM, PAM, due colpi alla testa e Anderson è bello che andato. Oppure sarebbe stato anche interessante se fosse stato Warner stesso o Adam, per il loro passato, a porre fine alla vita del padre, in una sorta di vendetta. Purtroppo non è stato così.

Il polpettone si conclude poi con uno squallido “e vissero tutti felici e contenti”.

Ora, io odio i finali smielati in generale, ma questo mi ha dato particolarmente fastidio ed ora vi spiego il perché.

Allora, ci troviamo in guerra. Il solo settore 45, o come diavolo si chiama, contro l’intera Restaurazione, ci sono corpi ovunque, sangue, macerie e distruzione, e tu, Tahreh Mafi, vuoi farmi credere che nessuno dei buoni ci lascia le penne? Non è cattiveria, si chiama realismo.

Tra l’altro ci sono diverse cose che il finale lascia irrisolte, tra le quali il fatto che la guerra non sia finita perché Anderson non era l’unico a capo della Restaurazione, ma c’erano altri 5 o 6 tizi mai nominati che, boh, sono stati sconfitti? Si sono arresi? Sono scappati? Mistero!

Ah, piccola postilla: oltre ai finali smielati odio anche i finali aperti, così per informazione personale.

Altra cosa lasciata irrisolta: cosa ha fatto Warner affinché suo padre lo mettesse a capo del settore 45?

Anderson aveva accennato a questa cosa in Unravel me e, capisco che Juliette ami Warner per quello che è, che non gli importa di cosa ha fatto, del suo passato e balle varie, ma ditecelo cosa cribbio ha fatto ‘sto tizio per far sì che il padre che tanto lo disprezza lo rendesse il capo del settore 45!

Ora un (lungo) elenco di altre cose che NON mi sono piaciute all’interno del libro.

Uno: James che non viene a sapere che Warner è suo fratello. Io volevo che lo sapesse. Insomma prima o poi dovranno dirglielo! Ed io volevo vedere la sua reazione, punto e basta.

Due: tutta la prima parte del libro è puro e semplice fanservice. Non sto scherzando. Non sembra di leggere il terzo volume della saga di Shatter me, ma una fanfiction di una dodicenne (chiedo scusa a tutte le dodicenni in pagina) sui personaggi di Shatter me.

Va bene la tematica amorosa, va bene metterci la battutina o la frase romantica, ma quando è troppo è troppo. Kenji, ad esempio, per quanto io lo adori e per quanto mi stia simpatico come personaggio, è usato solo ed esclusivamente per fare fanservice.

Tre: il cambiamento dei personaggi. Ovvero, il voler rendere per forza (e forzatamente) buono Warner e cattivo Adam.

Ma perché?

Warner ci piaceva tanto (almeno, a me) proprio perché era un personaggio cattivo originale! Uno stronzo psicopatico a cui non fregava niente di nessuno, un pazzo senza speranze credibile e ricco di sfaccettature!

E invece no, anche lui con qualche escamotage del piffero diventa bbbbuono e ci fa tanta tenerezza per la storia di sua madre, perché vuole tanto tanto bbbbene a Juliette, perché ha avuto un passato difficile, perché è dolcissimo cucciolosissimo bellissimo warnerissimo…

*altro sospiro*

È Adam invece a diventare il vero pazzo psicolabile della situazione, ma in un modo a dir poco odioso, ovvero che inizia ad essere scontroso, ad insultare tutti, diventa bipolare e stralunato. Insulta Juliette dicendole che sarebbe stato più contento di sapere che lei era morta che ritrovarla con Warner, ma che poi la ama ugualmente. Tutta la sua cavalleria, gentilezza ed affabilità vanno a farsi benedire senza un motivo specifico.

Viva. La. Credibilità.

Sembra quasi che l’autrice, vedendo che Warner riscuoteva più successo tra i lettori del coprotagonista Adam, abbia riarrangiato le carte in tavola in modo da cambiare la storia e far sì che Juliette preferisse lui all’altro.

Quattro: il riappacificamento tra Adam e Warner. Insomma questi due si sono scannati per ben tre libri, se ne sono dette di tutti i colori, Warner ha pure provato a uccidere Adam, gli ha portato via Juliette, ma dopo che lo stesso Adam dice a Warner che loro due sono fratelli è subito pace fatta e siamo tutti amiconi? Ma stiamo scherzando? Altri due punti in meno alla credibilità.

Cinque: la madre di Warner. Non viene mai vista nè presentata. La si nomina ogni tanto dicendo che ha una malattia che la fa soffrire molto perché il contatto con la sua stessa pelle le arreca dolore (e qui viene spiegato perché Warner voleva a tutti i costi farsi toccare da Juliette nel primo libro, ovvero per provare anche lui quello che stava provando la madre).

Per il resto ella non compare mai, non la vediamo mai e lei non interagisce mai con i personaggi. Sappiamo solo che ad un certo punto muore, Warner è in lacrime e Juliette lo consola.

Fanservice?

Ni.

Forse più un trucchetto per farci provare tenerezza nei confronti di Warner e convincerci che in realtà è bbbbuono.

Sei: la tematica distopica. Di distopismo in questo libro ce n’è veramente veramente poco. Tanto romanticismo, tanti polpettoni melensi, ma poca azione. Strategie per combattere Anderson? Una, neanche così tanto originale.
Imprevisti? Zero.

Colpi di scena? Neanche l’ombra.

Piuttosto che concludere il libro in questo modo sarebbe stato meglio, ok pubblicare Ignite me con tutto il suo mappazzone di cuoricini, colombe miele e confetti, e fare un seguito dove la guerra contro Anderson veniva combattuta seriamente.

In azione si vedono solo Kenji e Juliette. E Adam? E Warner? E Castle? E tutti gli altri che caspio stavano facendo sul campo di battaglia? Come si sono salvati? Chi hanno sconfitto e dove?

Un vero peccato che la saga si sia conclusa in modo così sciocco ed affrettato, perché aveva un gran potenziale e delle ottime premesse che, purtroppo, sono andate a rotoli.

La cosa che invece ho apprezzato è stata l’evoluzione del personaggio di Juliette che, da una ragazzina spaventata e confusa, diventa più determinata e sicura di se.

Questo si evince anche dal cambio di stile di scrittura dell’autrice: niente elenchi, ripetizioni, metafore da trip alcolico, nessuna frase cancellata, riscritta e ricancellata. No, come se nella testa della protagonista finalmente fossero stati fatti ordine e chiarezza.

In conclusione, se avessi saputo che la saga avrebbe avuto un tale decadimento proprio sul finale (la parte più importante) forse non l’avrei nemmeno iniziata.

Però! Dato che “non importa quello che trovi alla fine di una corsa, l’importante è quello che provi mentre stai correndo” e che fino ad Unravel me la serie mi aveva coinvolta molto, valutate voi se sia il caso di intraprendere questa lettura o meno.

Se siete amanti del romance, senza troppe pretese su trama ed ambientazione, allora questa saga fa per voi.

Altrimenti… per quanto mi sia affezionata a questi personaggi, per quanto mi siano piaciuti nei primi due volumi della saga, per quanto abbia letto Ignite me in soli due giorni, ne sono rimasta molto delusa, quindi, se proprio volete leggete la saga fatelo fino ad Unravel me, il finale riscrivetelo poi voi come più vi piace, sarà sicuramente più credibile e soddisfacente di questo.

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 8 maggio 2016 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , , , .
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