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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Raccolta indifferenziata: se l’utente “vede” più in là dell’esperto…

La premessa è semplice: io sono un normale utente come tanti, ma quanto segue lo avevo segnalato da subito al Comune ed al Consorzio che raccoglie i rifiuti, ricevendo le classiche “non risposte”.

L’anno scorso ho scritto un post a quattro mani con Marco S.M., un membro del Gruppo FB, nel quale ci si confrontava sulle modalità di raccolta dei rifiuti differenziati.

Raccontando le nuove modalità di raccolta del rifiuto indifferenziato (ex sacco nero, poi diventato trasparente) scrivevo che:

nel mio comune usano da qualche mese un bidoncino intelligente per l’indifferenziato…

… in famiglia abbiamo attuato una politica di riduzione dei rifiuti che, nel nostro piccolo, funziona e di fatto produciamo un sacco da 110 lt. di rifiuto indifferenziato ogni 3 settimane, talvolta ogni 4.

Se non fosse, però, che il bidoncino che ci è stato consegnato ieri sia di 40 lt. (per di più di forma quadrata, con minor sfruttamento degli spazi), il che ci costringerà ad esporlo più frequentemente.

Nell’opuscolo del Consorzio che si occupa della raccolta era scritto chiaramente che non sarebbero stati raccolti i sacchetti (e che fai? li lasci lì?) posti al di fuori del bidoncino, ma come previsto il bidoncino è troppo piccolo per contenere tutti i rifiuti e questo è lo spettacolo che vedo:

rifiuti (1)

I sacchetti in realtà vengono poi raccolti, smontando alla base il nuovo meccanismo di raccolta che di fatto prevede bidoncini stracolmi e sacchetti abbandonati di fianco.

rifiuti (2)

leggevo poi che  “Con questo sistema è anche possibile identificare chi prova ad abbandonare il sacco dell’indifferenziato sul territorio per non pagare” tuttavia torna la domanda che mi ero posto giorni fa: come si fa ad identificare uno che butta un sacchetto non identificabile?

La domanda nasce spontanea: a che serve il microchip? Che cosa monitori se l’80% degli utenti aggiunge sacchetti extra?

Ed infatti mi è stato riferito che la domanda è stata posta alla riunione in Comune, ma la risposta, in concreto, è stata che “se la gente abbandona i rifiuti in giro c’è poco da fare, se non segnalare il tutto al numero verde.”

Infine c’è da dire che se prima l’addetto afferrava i sacchi da 110 lt e li buttava velocemente sul mezzo, ora deve aprire uno ad uno i vari bidoncini e svuotarli nel cassone, salvo poi prendere anche i vari sacchetti.

Si perde più tempo, i sacchetti sulla strada non sono un bel vedere, e non è possibile “identificare” chi produce il rifiuto.

Complimenti.

Resta il fatto che dei presunti esperti del settore hanno modificato il sistema di raccolta dei rifiuti che, come previsto, non funziona.

Errare è umano, in ogni caso, per cui preso atto che la raccolta così com’è non funziona, non sarebbe il caso di ritornare sui propri passi o, meglio ancora, studiare un nuovo sistema?

A dimostrazione che non sono qui solo per criticare, ma cerco di essere anche propositivo, nei limiti delle mie conoscenze,ricordavo di un sistema di tracciabilità dei sacchi della spazzatura, per ui ho fatto una breve ricerca sul web e questi sono i risultati:

Raccolta differenziata con il codice a barre.

Dal codice a barre è possibile recuperare le seguenti informazioni: codice del contribuente tipo, capienza e data di consegna del sacchetto. Associare ad ogni contribuente la quantità di rifiuti prodotta, suddivisa per tipo, leggendo i codici a barre dei sacchetti riconsegnati.

L’inserimento, in caso di non funzionamento temporaneo del lettore di codici a barre, può essere anche manuale. Le etichette adesive sono quindi applicate su un filo legato al sacchetto.

Leggo in ogni caso che il codice a barre è in via di sostituzione con il più moderno microchip, tuttavia ho letto anche che:

alcuni comuni (Trento, Ponte nelle Alpi, Capannori) e alcuni consorzi (consorzio trevigiano Priula) hanno dichiarato di essere riusciti negli ultimi anni a raggiungere non solo alte percentuali di raccolta differenziata ma anche a ottenere un abbattimento dei costi di gestione, che si è tradotto per le tasche dei cittadini in un risparmio grazie alla riduzione della tariffa sui rifiuti.

Ma come ci sono riusciti? Grazie all’introduzione della tariffazione puntuale, cioè alla possibilità per ciascun utente di pagare in base a quanto rifiuto ognuno produce.

Ma come funziona? La tariffazione puntuale viene “misurata” grazie all’uso di ..un microchip che ha la capacità di far identificare e di far memorizzare agli operatori i dati relativi ai rifiuti esposti nei vari bidoncini o nei sacchetti. Una tecnologia che nasce per sostituire….quella del “codice a barre”.

Io la tassa sui rifiuti la pago uguale a prima, anche se in teoria dovrebbe essere chiaro che in famiglia produciamo pochi rifiuti indifferenziati, dato che in ogni caso esponiamo il bidoncino 1 volta ogni 2 settimane, senza sacchetti esterni a corredo.

 

 

 

 

 

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