Il nucleo Agroalimentare del Corpo forestale ha messo a punto un metodo d’analisi che utilizza particolari marcatori biochimici che consentono di verificare, analizzando il formaggio finito (è questa una delle novità), anche a pezzi o grattugiato, l’eventuale presenza di insilati nell’alimentazione delle bovine da latte.
La nuova metodologia introduce un ulteriore tassello nella tutela dei formaggi a Denominazione d’origine protetta.
E proprio nell’ambito della tutela del Parmigiano Reggiano Dop, il Corpo forestale dello Stato, d’intesa con il dipartimento di Scienze degli alimenti dell’Università di Parma, ha effettuato una campagna straordinaria di controllo nazionale per verificare il rispetto del divieto di utilizzo di insilati a tutela dell’intera filiera del Parmigiano Reggiano.
“Uno strumento di analisi – aggiungono dal Corpo Forestale – valido per la rilevazione di eventuali frodi in campo nazionale e internazionale, anche nel caso di un prodotto sottoposto a lavorazioni particolari (ad esempio quello grattugiato), in grado di vanificare la marcatura della denominazione e che potrebbe essere ottenuto anche utilizzando formaggi a grana dura di ignota provenienza e natura”.