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Un libro: Oggetto d’amore

“Nei racconti di Edna O’Brien le parole sono lavorate al cesello. La violenza dei sentimenti è descritta con tale calcolata circospezione che l’effetto è spietato come un’autopsia.” – (Philip Roth)

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Racconti brevi che descrivono in poche pagine l’Irlanda pre-boom economico, il provincialismo di Dublino, lo squallore della vita rurale, piccoli cottage davanti all’oceano con le immagini del Sacro Cuore.

Ossessive analisi degli irredimibili conflitti tra i due sessi e soprattutto dei complessi rapporti tra madri e figlie, in un spaventoso gioco di specchi che sembra non lasciare scampo a nessuna delle protagoniste.

Una visione profondamente influenzata dai dettami della religione cattolica, che in certi momenti prevarica l’anticonformismo della scrittrice. In questo panorama, tutti sono destinati a essere infelici, dalle giovani donne trasgressive, assetate di vita e di sesso, alle loro madri, asservite al ruolo di mogli e di vittime.

“Forse pensava che il matrimonio della figlia dovesse rimediare al suo” pensa una madre in Una rosa nel cuore di New York (1978), ma nel mondo precario di Edna O’Brien il naufragio è sempre dietro l’angolo e basta un niente per frantumare anche il più desiderabile degli “oggetti d’amore”, che nel peggiore dei casi si trasforma in una bestia, violenta e pericolosa. Così ieri come oggi.

Recensione di Elisabetta d’Erme.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 19 settembre 2016 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , .
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