Il crollo della produzione di olive di quest’anno dovrebbe ricalcare quella dell’annus horribilis della campagna olearia 2014-2015 dalla quale scaturì lo scandalo del falso extravergine svelato dalle analisi del Test-Salvagente.
Secondo le stime diffuse dal Cno, il Consorzio nazionale degli olivicoltori, dall’Unasco, l’Unione nazionale di associazioni coltivatori olivicoli, il raccolto dovrebbe subire una brusca riduzione vicina al 45%.
Tutto questo potrebbe avere un duplice effetto negativo sul consumatore: di fronte alla scarsa materia prima i prezzi saliranno mentre qualcuno potrebbe imboccare scorciatoie truffaldine.
Sui listini lo stesso Consorzio precisa: Date queste premesse, la quotazione media dell’extravergine nazionale (alla produzione, ndr) è andata progressivamente incrementando.
L’altro rischio è che in bottiglia possa finire olio vecchio degli stock dell’annata precedente.
Il rischio?
È quello che questo olio può aver perso le qualità organolettiche o che sia difettato, magari rancido.
Da quest’anno però abbiamo un’arma in più per riconoscere l’extravergine “fresco” e schivare così il rischio di portare a casa una miscela tagliata con olio dell’anno passato.
Con la legge di Delegazione europea approvata dal Parlamento per poter etichettare 100% italiano il produttore dovrà indicare in etichetta l’annata di produzione: se leggete 2016/2017 sicuramente è un olio “nuovo”.
L’olio così etichettato può essere anche ottenuto da una miscela che però deve appartenere alla stessa campagna olearia.
lettura integrale dell’articolo qui: Extravergine, il crollo della produzione spinge l’olio vecchio. Ecco come tutelarsi | il Test – Salvagente