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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Come cerchi nell’acqua

di William McIlvanney

Universale economica Feltrinelli/noir – Pagg. 266 – € 8,50 > lo vendo ad € 4,50

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Trama: Taciturno, pensatore di paradossi, amante del whisky e delle belle donne, ma anche di T.S. Eliot e di Camus: è Jack Laidlaw, ispettore della polizia di Glasgow.

Animato da un rigoroso ideale di giustizia che lo porta ad agire secondo un codice morale tutto suo, Laidlaw è un battitore libero: si muove nelle squallide periferie di Glasgow, intrattiene rapporti fin troppo stretti con i gangster locali e si sente a casa là dove nessun poliziotto osa mettere piede.

Quando la diciottenne Jennifer Lawson viene assassinata, Laidlaw è senz’altro il più adatto a intervenire. Aiutato dal volonteroso ma acerbo Harkness, dovrà indagare tra pub fumosi e squallidi club, fare domande scomode, scavare negli angoli più bui della città, alla caccia di un uomo che sono in molti – anzi, decisamente in troppi – a cercare.

Sulle sue tracce, infatti, ci sono anche il padre di Jennifer, deciso a farsi giustizia da sé, bande di vigilantes del quartiere e criminali disposti a tutto pur di proteggere i loro traffici. Uomini duri, persino più pericolosi e colpevoli del vero assassino.

Primo di una trilogia pubblicata originariamente nel 1977, il giallo scozzese che ha ispirato un’intera generazione di scrittori, da Ian Rankin a Irvine Welsh.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Come spesso capita ho conosciuto McIlvanney con il secondo libro della trilogia dedicata a Laidlaw, per cui il fatto che abbia acquistato anche il primo fa capire che gradisco autore e personaggio.

Per quanto riguarda la parte poliziesca, (siamo alla fine degli anni ’70) le indagini sono quelle di una volta, per cui niente CSI e tanto mestiere, campanelli da suonare, persone con cui parlare, vincendo la diffidenza verso la polizia, scavalcando omertà e dolore.

Ma se l’indagine ha il suo peso, l’attenzione è focalizzata su Laidlaw, poliziotto con un approccio totalmente diverso dai colleghi, e uomo silenzioso e complicato, ma fino ad un certo punto; spesso ti vedono complicato, perchè in realtà non ti capiscono e neanche si sforzano di farlo.

Nell’opinione sul precedente libro scrivevo:

Uno stile di scrittura che inizialmente non mi ha conquistato…Proseguendo con la lettura ho preso le misure a storia e personaggi ed alla fine sono stato soddisfatto…

I personaggi sono persone dure, chiuse, ruvide; parlano poco, ma agiscono con freddezza e violenza, ma non tutti sono come sembrano; alcuni hanno maschere che li difendono dagli altri e dai pregiudizi ancora presenti oggi, figuriamoci negli anni ’70 in ambienti maschilisti come quelli polizieschi o della criminalità, che seppur agli antipodi nelle finalità, sembrano nutrire la stessa avversione per “i diversi”.

Interessante la figura del giovane agente Harkness che affianca Laidlaw e funge da collegamento con l’ispettore Milligan e si trova in mezzo alla guerra fra i due ispettori, faticando a trovare una sua posizione, influenzato dall’ammirazione per Milligan con il quale ha lavorato per un anno, e disorientato dall’approccio, alla vita come alle indagini, di Laidlaw.

Lettura consigliata, tanto più agli amanti dei gialli scozzesi e/o irlandesi, meglio se partendo da primo della trilogia.

Nota a margine: cercando informazioni sulla Trilogia ho scoperto che è già stata pubblicata nel 2000/2001 da Giovanni Tranchida editore e questo libro era intitolato, come l’originale, Laidlaw; vai a capire perchè stravolgere il titolo rispetto a quello scelto dall’autore dell’opera.

 

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