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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Il libro di Martina: Half Lost

a cura di Martina Villa, curatrice della Pagina FB Quando nevica scarlatto

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Se sulla Terra ci fossero più fangirl/fanboys, vivremmo tutti in un mondo migliore.

Diciamocelo: a noi lettori non importa se due personaggi sono un uomo e una donna, due uomini, due donne, un bianco e un nero, un nero e un asiatico, un asiatico e un bianco, un buddista e un ateo, piuttosto che un animista e uno wika… se c’è della chimica, se i due sono fatti per stare insieme, noi pregheremo con tutte le nostre forze affinché il loro amore trionfi.

E sarebbe davvero bello se accadesse anche nella realtà. Pensavo a questo, mentre leggevo Half Lost. Sì, perché adoro

Nathan e Gabriel e ho sperato fino all’ultimo che la loro relazione decollasse.
Ma partiamo dal principio.
Prima di tutto: che ci fa un albero sulla copertina?
Me lo sono domandata appena ho avuto il libro tra le mani.
Eh, che ci fa un albero lì?

No. Non vi dirò il perché. Non vi dirò perché hanno piazzato un albero arancione sulla copertina di Half Lost.

Dovrete scoprirlo da voi, a libro ultimato. E lo scoprirete, ve l’assicuro. Lo scoprirete e piangerete.

Forse questa recensione sta diventando un po’ troppo sibillina, ma non voglio rovinarvi nulla di questo libro che è riuscito davvero, davvero a distruggermi. Dopo averlo ultimato continuavo a pensare al suo finale anche nei giorni successivi, mentre mi dedicavo ad altre letture.

Un finale così… “scarnificante” non lo trovavo da “Clockwork Princess” ed era come se Sally Green fosse saltata fuori dal libro, l’avesse preso tra le mani ed avesse iniziato a picchiarmi con quello senza pietà, anche mentre io ero a terra ed invocavo almeno una tregua.

Ero davvero a pezzi, aperta in due, ma il peggio era che non riuscivo a capire se la sensazione che stavo provando dopo aver girato l’ultima pagina mi stesse piacendo oppure no.

In molti l’hanno definito un dramma eccessivo ed insensato. Io mi sono limitata a chiedermi: avrebbe potuto succedere nella realtà? E mi sono risposta: sì, avrebbe potuto.

C’era una guerra, dopotutto, delle perdite erano inevitabili e non puoi mai scegliere chi sacrificare e chi portare in salvo e, al posto di Nathan, avrei reagito allo stesso modo. Per questo mi è piaciuto, alla fine.

Ho rivalutato tantissimo anche il personaggio di Celia, che non ero mai riuscita a comprendere fino in fondo. L’ho adorata specie nella terza parte del romanzo.

Ma.

Ci sono anche dei ma, ovviamente. Il libro non è perfetto, lo ammetto; le prime due parti sono scritte in modo frettoloso e scialbo ed alcuni escamotage non stanno proprio in piedi, ci sono pochissime descrizioni e la trama viene portata avanti da dialoghi e dialoghi, infiniti dialoghi e deus ex machina.

Ma la parte tre risolleva (quasi) tutto. Il finale è molto curato e scritto davvero bene.

E ho adorato il rapporto instauratosi tra Nathan e Gabriel, così originale, vero e maturo. Ho da sempre fatto il tifo per loro e sempre continuerò a farlo. Loro due sono davvero un ottimo esempio di coppia per un libro young adult.

Quindi, nonostante tutto, nonostante più di duecento pagine scritte davvero male, monotone, con una trama che arranca e non si sa bene dove voglia andare a parare… il libro (e la saga in generale) mi è piaciuto. Un inno contro la diversità e la discriminazione, veramente bello.

Perché, in fondo, come dice sempre mio padre: “Un libro, per essere un buon libro deve avere un buon inizio, uno sviluppo anche così-così ed un finale spettacolare.”

E la saga di Sally Green ha senza dubbio un bell’inizio, uno sviluppo un po’ traballante ed un finale tremendo e mozzafiato. Leggetelo.

<< Sei stato via parecchio, ti eri perso? >>
<< Ero ferito, non perso. >>

Bene, ora torno a piangere in un angolino ed a dondolarmi sui talloni.

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 4 dicembre 2016 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , , , .
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