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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: L’angelo del campo

di Clifford Irving

Longanesi – Pagg. 311 – € 18,60 > lo vendo ad € 8,60 + spese spedizione

Trama: 1943. Paul Bach è il capo ispettore della omicidi a Berlino, eroe di guerra che ha perso un braccio sul fronte russo, ottimo investigatore con una nota negativa nel curriculum per aver scritto una lettera “disfattista” dal fronte.

Dopo l’ennesima notte trascorsa in rifugio, riceve una telefonata da un amico che ha fatto carriera e che si trova a Varsavia.

Ci sono stati due omicidi nel campo di prigionia di Zin, al confine con la Polonia. L’assassino, che ha lasciato due biglietti scritti in ottimo tedesco, si firma “l’Angelo di Zin”.

Bach è un uomo onesto, che non vuole credere a quello che si dice sui campi di concentramento e l’arrivo a Zin comincia a minare le sue certezze.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Ottimo libro, bella storia e ben scritto. Sulla trama c’è poco da dire se non che scorre in maniera lineare, credibile e con personaggi ben raccontati.

Se conosci la storia più di quel concorrente di quiz TV che pensava che Hitler avesse preso il potere nel 1964 (!), capirai da solo che la fine non può essere che una sola.

Consigliato, certo, ma non a tutti in quanto l’ingiustizia, la prevaricazione, la brutalità, tipiche del periodo, non sono adatte ai più sensibili.

Nota a margine ovvero ho un dubbio sulla copertina e qui forse Francesco, l’amico grafico che ha disegnato copertine di libri, mi potrà aiutare ovvero viene raffigurato un campo che si distingue appena nella nebbia, ma i soldati in avvicinamento sono inglesi, riconoscibili dal tipico elmetto; se non fosse che i campi dell’Est, quindi della Polonia, furono liberati dalle forze sovietiche, il che mi sembra un’imprecisione storica.

Questo l’elemetto inglese

 

 

 

 

 

e questo quello sovietico

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Un commento su “Un libro: L’angelo del campo

  1. Francesco
    17 aprile 2017

    Interessante la precisazione sulla copertina… Chissà: potrebbe trattarsi di superficialità nell’idearla.

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