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Il potere morbido dell’italiano: una questione di Testa – La Voce di New York

un piccolo estratto dell’intervista di Enza Antenos ad Annamaria Testa, promotrice di #dilloinitaliano; l’intervista è sicuramente interessanted una bella lettura, ma vi segnalo anche il video incluso: 19 minuti ben spesi.

E non sono pochi gli italioti che dovrebbero riconoscersi nella parole della Testa… 😉

Esiste ancora questo fascino sul territorio nazionale? Cioè gli italiani amano la loro lingua?

“Alcuni italiani amano (e molto) la loro lingua. Ma non tutti. D’altra parte, una caratteristica deteriore del nostro comportamento nazionale consiste proprio nel sottovalutare sistematicamente quanto di bello e prezioso ci appartiene, spesso rinunciando a preservarlo e a valorizzarlo in maniera adeguata.

Ma ho l’impressione che, anche se assai lentamente, la sensibilità diffusa si stia modificando, e che le persone comincino da una parte a prestare più attenzione al tema linguistico, dall’altra a manifestare più apertamente insofferenza nei confronti, per esempio, dell’itanglese: l’uso inutile ed esagerato di termini inglesi perfettamente sostituibili con corrispondenti termini italiani”.

Come si fa a spiegare dunque l’invasione degli anglicismi nella lingua italiana, persino da parte del governo? Lo slogan “inglese, internet, impresa” che come progetto educativo fu seppellito, persiste nel contesto socioculturale?

“La cosa curiosa è che gli italiani, che pure straparlano in itanglese, parlano molto poco le lingue straniere, inglese compreso.

Cito solo alcuni dati Istat, tratti dal recente libro L’italiano alla prova dell’internazionalizzazione: solo il 14,5 per cento degli italiani ha una conoscenza buona o ottima dell’inglese. Il 33,5 per cento ha una conoscenza appena sufficiente o scarsa. Il 50,4 per cento degli italiani non parla inglese per nulla. Il resto non risponde nemmeno.

Se teniamo conto di questi dati, capiamo bene che usare termini inglesi nei documenti ufficiali, o per nominare nuove leggi, è un fatto intrinsecamente antidemocratico, nella misura in cui impedisce a una larga parte dei cittadini di avere un’adeguata comprensione dei testi.

La cosa positiva, invece, è che l’uso dell’itanglese viene sempre meno visto come segno di modernità, internazionalità e cosmopolitismo, e sempre più come indizio di provincialismo, e di voglia di pavoneggiarsi e di gettare fumo negli occhi.

E anche come segno di scarsa conoscenza del significato dei termini inglesi. Governo e ministeri sono stati aspramente criticati da molti per l’abuso dei termini inglesi”.

lettura integrale qui: Il potere morbido dell’italiano: una questione di Testa – La Voce di New York

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Questa voce è stata pubblicata il 3 luglio 2017 da in #dilloinitaliano, Leggo & Pubblico con tag , , , , .
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