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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Il treno per Tallinn

di Arno Saar

Mondadori – Pagg. 168 – € 17,00 > lo vendo ad € 6,50 + spese spedizione

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Trama: È notte, la neve cade fitta quando il treno proveniente da San Pietroburgo fa il suo ingresso nella stazione di Tallinn, capolinea.

Bastano venti minuti perché dei passeggeri rimangano solo le impronte sulla neve; uno però è ancora a bordo, accasciato in una poltrona di prima classe, una bottiglia di liquore accanto a sé. Morto. È Igor Semenov, un uomo d’affari russo.

Il caso è delicato e viene affidato al commissario di polizia Marko Kurismaa, che con i russi ha un conto in sospeso. E non è il livore di tanti estoni nei confronti del popolo che fino a pochi anni prima li dominava: è un dolore tutto personale.

Marko ha il fascino dell’uomo tormentato, il fisico asciutto dell’ex sciatore di fondo e il rigore di chi nella vita si è dovuto conquistare tutto. In più, nasconde qualcosa.

In altri tempi, Marko ha avuto la presunzione di saper distinguere al primo colpo la verità dalla menzogna. Ora è più cauto, forse più saggio, la nostalgia della giovinezza lo punge sempre più spesso e i dubbi sono quotidiani compagni d’indagine: da dove viene la tristezza che rende opaco lo sguardo di Olga, la giovane e bella moglie della vittima? Quanto è pericoloso l’uomo che qualche giorno prima è stato visto attaccare briga con Semenov?

Arno Saar ci guida sulle tracce dell’assassino lungo le strade della gelida Tallinn, tra i vicoli della città vecchia, i locali alla moda delle ex zone industriali e gli squallidi quartieri dell’architettura sovietica.

Un’ambientazione originale e suggestiva, un protagonista complesso e affascinante, una galleria di personaggi indimenticabili e un impeccabile congegno narrativo.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Comincio con una “Nota a margine” ovvero ho acquistato questo libro catturato dalla trama e dalla copertina (Francesco mi capirà…), ma non ho badato alle note sull’autore e solo quando l’ho preso in mano ho realizzato che Arno Saar è lo pseudonimo di un importante scrittore italiano.

Alcuni mesi fa ho fatto una statistica librosa ovvero fermo restando che ognuno ha i suoi gusti ho verificato che nell’archivio dei libri letti negli ultimi anni  avevo segnato 699 titoli e di questi 30 erano stati giudicati Pessimi*, per cui poco meno del 5% dei titoli, il che tutto sommato è accettabile.

Di questi 30 però, ben 12 sono di autori italiani e se si considera che noi leggiamo soprattutto gialli di autori stranieri, il dato è eclatante.

(*) Pessimi non significa che non mi è piaciuta la storia, ma che l’ho trovato scritto male, con inesattezze, spesso gravi, e scarsa credibilità ovvero soldi buttati.

Su queste basi i nuovi autori italiani li scelgo con il lanternino e complessivamente sono abbastanza fortunato; in questo caso devo dire che inizialmente l’autore mi ha infastidito con l’uso di alcuni anglicismi inutili ed evitabili.

Vale infatti quanto già detto in merito ai gialli di Aspe ovvero non è che tutti i lettori possano essere poliglotti e se la citazione in inglese è funzionale al testo (ad esempio: un gioco di parole intraducibile, ma spiegato a margine) mi sta bene, sennò ricordiamoci che i libri non sono mica dei dvd, non ci sono i sottotitoli.

In molti mastichiamo l’inglese, ma ci sono anche molte persone che non lo conoscono, per cui scrivere last but not least che senso ha? #dilloinitaliano: non ultimo oppure non meno importante.

Proseguendo la lettura questa pessima abitudine si è persa per strada e complessivamente mi sono piaciuti sia la storia sia il personaggio, con una menzione particolare all’epilogo che mi ha decisamente soddisfatto.

Da parte mia gli assegno un Buono e lo consiglio, però facendo riferimento alle mie tasche trovo che 17 €  siano un pò troppi, meglio aspettare qualche sconto oppure prenderlo usato.

 

 

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