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L’etica è un valore ed Elena Ferrante dice addio ad Amazon

Concordo appieno con la presa di posizione di Elena Ferrante e della sua casa editrice, in quanto ho lo stesso atteggiamento e l’approccio di Amazon è in linea con quello dei supermercati, dove il sottocosto è un falso vantaggio per il consumatore e nel contempo questa politica danneggia pesantemente i fornitori già strozzati dalla GdO.

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E di fatto è lo stesso approccio che si vede anche in altri settori lavorativi, incluso il mio, come raccontavo nel post: Listino bloccato per 12 mesi, sconto 10%, varie ed eventuali. E poi? Ti lavo anche la macchina? ed arriva il momento in cui uno si deve prendere i suoi rischi e dire BASTA.

Detto per inciso ho fatto pochissimi acquisti su Amazon,  proprio perchè non mi piace l’approccio che hanno, ma al di là delle recente insoddisfazione con l’ultimo ordine, la pianto qui e tanti saluti a Bezos.

Sarò un Don Chisciotte, forse, ma le mie piccole battaglie le porto avanti con una certa coerenza, che a parlare di aria fritta ci sono già i nostri politici ed i leoni da tastiera.

Leggo su Il Salvagente:

Le Edizioni E/O, l’editore della bestseller Elena Ferrante, ha reso noto, attraverso una nota dei fondatori Sandro Ferri e Sandra Ozzola, di aver interrotto qualsiasi rapporto commerciale con [Amazon] il colosso dell’e-commerce.

“I suoi prezzi spesso vantaggiosi sono il risultato di una politica che a volte è arrivata ai limiti del dumping, di una frequente elusione delle tasse e di condizioni economiche inaccettabili richieste agli editori – hanno spiegato – Noi siamo appena stati oggetto di tali richieste. Ci è stato richiesto uno sconto a loro favore troppo gravoso per noi e neppure giustificato dal volume dei loro affari con la casa editrice.

Di fronte al nostro rifiuto, Amazon ha sospeso l’acquisto di tutti i nostri libri e ha reso quelli che aveva in magazzino”.

Ma nel proprio comunicato Ferri e Ozzola non hanno messo nero su bianco soltanto il racconto del contenzioso con l’azienda di Jeff Bezos, quanto invece un atto di accusa nei confronti del sistema Amazon e dei suoi riflessi sul tessuto produttivo.

“Ha creato occupazione, ma ha costretto alla chiusura tantissime librerie con conseguente perdita di posti di lavoro – scrivono infatti i fondatori della casa editrice nata nel 1979 e diventata punto di riferimento soprattutto per gli appassionati di noir, da Jean Claud Izzo a Massimo Carlotto – Numerose testimonianze giornalistiche documentano le cattive condizioni di lavoro nei magazzini del colosso on line.

La chiusura delle librerie causata dalla concorrenza spietata di Amazon significa anche impoverimento economico e culturale del territorio: vengono a mancare essenziali luoghi di ritrovo e di cultura. Molti consumatori però accettano Amazon per i suoi prezzi e per l’efficienza.

Abbiamo visto – proseguono – con quali conseguenze per le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti e per l’impoverimento del territorio, Amazon riesce a ottenere questa efficienza”.

“Il nostro punto di vista è che siamo in presenza di un’azienda che tende pericolosamente e con parziale successo ad avere una posizione dominante nel mercato del libro, sicuramente per quanto riguarda il settore dell’e-commerce. – prosegue il comunicato – Quindi non un’azienda qualsiasi, ma QUELLA che potrebbe in futuro essere l’unica (o quasi) venditrice di libri.

È evidente che il pericolo per la libertà di espressione è reale, costante e quotidiano. Inoltre le case editrici hanno bisogno di margini economici sufficienti per investire nella ricerca di nuovi autori e di nuove proposte”.

Fonte & lettura integrale QUI

Successivamente alla pubblicazione del post mi ha scritto Il Principe Brutto (IPB), affezionato lettore del Blog e notoriamente anti UE; questo è il succo del suo pensiero in merito alla notizia citata:

Ciao Paolo,

se quanto letto nel comunicato dell’editore e’ condiviso dalla Ferrante, allora mi pare che le cose sono due: o ignora l dinamiche UE oppure e’ ipocrita.

A questo link puoi leggere la lettera inviata dalla Ferrante al The Guardian ai tempi del referendum sulla Brexit.

Si capisce che la Ferrante e’ a favore della UE.

La stessa UE che e’ fondata sul libero movimento dei capitali, sulla concorrenza assolutamente libera e senza condizioni.

La stessa UE che discute trattati di libero scambio come il TTIP o il CETA, che aprono ancora di piu’ le porte a multinazionali come Amazon.

La stessa UE che ha al suo interno una eurozona in cui la deflazione, e quindi il ribasso dei salari e il peggioramento delle condizioni dei lavoratori, e’ una politica unica e obbligata.

Ferrante deve decidere; se vuole la UE, si prende anche Amazon. Non si puo’ avere una ma non l’altra.

Se la sua posizione sia. come presumo, frutto di ignoranza (nel senso di “mancata conoscenza”) o ipocrisia non mi interessa. Ma la sua e’ una posizione non sostenibile.

Qualcuno disse “Abbiamo fatto l’Italia, ora facciamo gli italiani”, ma sono passati 150 anni e restiamo un popolo di individualisti, sempre pronti a sgambettare il prossimo, ricordandoci di essere cittadini di uno Stato solo quando ci fa comodo.

C’è una cattiva idea secondo cui lo Stato è un altro; è quel qualcuno che deve pensare e agire al posto tuo, mentre tu puoi pensare a tacere.

Ma in certi luoghi non è lo Stato che abbandona: è lo Stato ad essere abbandonato. Lo Stato non è un altro: lo Stato siamo tutti noi.

Nello stesso modo è stata fatta l’Europa, ma non gli europei che sono tali solo fino a che non si tocca la loro sovranità nazionale sempre più invocata non solo dai partiti di estrema destra.

Detto questo, nella UE non ci sono entrato volontariamente e così com’è non mi piace, tuttavia qui siamo e qui dobbiamo ballare. In ogni caso essere europeisti, come sembra essere la Ferrante, non significa che non si possa essere in disaccordo con alcuni aspetti.

Così quando si vota, spesso si sceglie un partito che si avvicina alle nostre idee, ma non per quello si concorda su ogni decisione e quindi è lecito criticare, se non boicottare, situazioni nelle quali non ci riconosciamo.

Diverso sarebbe se la Ferrante criticasse la politica di Amazon e poi le replicasse in altri ambiti o, per esempio, andasse a riempire il carrello del super quando c’è il sottocosto. 😉

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Un commento su “L’etica è un valore ed Elena Ferrante dice addio ad Amazon

  1. Ele di Siena
    3 gennaio 2018

    Concordo anche io.

    Ma come ho avuto modo di commentare su facebook nei giorni scorsi ed anche oggi in vari post, chi, come me, prende 1080,00 euro al mese (ed oltretutto è single quindi non può condividere le spese vive di una casa di affitto e bollette con un altra persone e quindi un altro stipendio) e deve far fronte ad ogni spesa da solo (benzina, assicurazione auto, sanità….) purtroppo dell’etica ad un certo punto ha dovuto fare a meno.

    Lo dico a malincuore, perchè io camperei di pane e principi! Ma poi ti scontri con la dura realtà e quindi…

    E’ comunque dura constatare che comunque nel mondo poco è cambiato: chi è ricco o comunque sta bene può permettersi di fare la vita che vuole e seguire i suoi principi.

    Tu che fai i conti anche con i 100 euro a fine mese, poco hai da scegliere… prevale la scelta del “meno caro”, specialmente sui beni che non sono alimentari. Se devo spendere qualcosa in più lo faccio in quelli. Sul resto risparmio.

    E comunque non mi voglio lamentare perchè almeno adesso un lavoro ce l’ho e prendo lo stipendio regolare…!

    Un abbraccio caro amico.

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