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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Se ha bisogno lui è “urgente”, ma quando deve risponderti…

Ho già raccontato in passato di quelli che hanno un approccio a senso unico al termine Urgente, ma quelli che mi irritano maggiormente sono quelli che, una volta che hai inviato l’offerta con la massima velocità, ti rispondono a loro volta: tra 1 ora le dico e poi non si fanno più sentire.

Come diceva tempo fa un’amica:  Il rispetto del lavoro e delle persone (che non sono lì a grattarsi, ma lavorano) è praticamente scomparso.

Detto questo, ieri alle 12.06 ho ricevuto una richiesta urgentissima da un nuovo contatto francese; siamo chiusi per pausa pranzo dalle 12.30 alle 13.30, ma ho risposto alle 13.26, spiegando che non avrei potuto produrre quanto richiesto ed offrendo nel caso un’alternativa.

Fallo con un italiano e nel 95% dei casi non ti dice neanche crepa.

In questo caso, invece, dopo alcune ore mi hanno scritto, dicendomi che, avendo trovato un fornitore che poteva accontentarli non volevano che perdessi tempo con la loro richiesta e, nel contempo, ringraziandomi in ogni caso per la velocità della risposta.

Quanto tempo avrà perso per scrivere due righe? 30 secondi?

Sufficienti però per far si che la prossima volta che scriverà chiedendomi una risposta urgente io saprò che lo è veramente e gli darò l’attenzione che merita, e tanti saluti invece a quell’azienda italiana che un paio di volte all’anno manda sempre una richiesta urgentissima, con il testo scritto in maiuscolo, in rosso ed evidenziato in giallo.

E puntualmente non ordina. E meno che mai ti ringrazia per avergli risposto velocemente.

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 21 gennaio 2019 da in Il mondo del lavoro, Pensieri, parole, idee ed opinioni con tag , , .
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