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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

(in)sicurezza stradale: talvolta basta cambiare punto di vista per capire le cose…

Milano, qualche giorno fa, ore 6.40.

In viale Jenner davanti a me un ciclista con le luci accese, il giubbino ad alta visibilità ed il caschetto, a testimonianza che a prescindere dagli obblighi di legge, alla sua testa ci tiene.

Bravo!

Arriviamo ad un bivio ed io sto procedendo a bassa velocità, per cui in modalità elettrica e va da sè che per il ciclista possa essere difficile rendersi conto che sono alle sue spalle; vero che ho i fari accesi, ma la luce dei lampioni led può mascherare il fascio di luce.

Nei limiti del possibile allargo un poco la mia traiettoria e nel contempo lui si volta, mi vede, ed allunga il braccio per indicarmi la direzione che prenderà.

Molto bravo!

(ecco lo zaino Sell Bag con Frecce e Stop che si accendono sulla schiena, comandate senza fili dal manubrio.)

Finalmente un ciclista con la testa sulle spalle.

Bè, quasi, perchè una volta arrivato all’incrocio, infila i tre semafori rossi e passa, nonostante auto e bus in transito. 😦

Comportamento che si ripete per i due incroci successivi, prima che lo perda di vista.

In genere quando critichi un ciclista, e poco importa che abbia torto marcio, si levano gli scudi di categoria.

Così come mi metto nei panni del pedone e mi comporto di conseguenza (leggi: Ti fermi per far passare il pedone sulle strisce = 750 € di danni ), mi è capitato di essere Ciclista per un giorno; cambia il numero delle ruote, ma restano i cattivi comportamenti..

Chi mi conosce o mi legge spesso sa che non uso mai la bicicletta, perchè temo i miei consimili ovvero gli automobilisti.

Poi, tanto per dire, Rok gira spesso in bicicletta ed è stata stesa da un automobilista che non ha rispettato lo Stop, per cui da parte mia nessun pregiudizio collegato al numero delle ruote, ma all’accensione (o meno) del cervello.

Quindi ora cambio punto di vista e mi metto nei panni di un ciclista.

Sto pedalando per Viale Jenner, è ancora buio, ma sono visibile dato che ho luci accese e gilet ad alta visibilità. Anche se non è obbligatorio indosso il caschetto, che alla pelle ci tengo.

(Per farsi vedere in bicicletta: il casco…luminoso)

C’è un bivio, mi volto e vedo un’auto silenziosa alle mie spalle, segnalo con il braccio la mia intenzione; vedo che è un’ibrida ed il conducente si sposta quanto basta per farmi transitare in sicurezza.

Bravo, grazie.

Lo osservo mentre sfila accanto a me. Indossa la cintura e colgo il suo sguardo nello specchietto, vedo che mette la freccia quando si sposta.

Molto bravo! 

Fossero tutti così noi ciclisti potremmo circolare con maggior sicurezza.

Però … arriva al semaforo, rallenta quanto basta e poi passa con il rosso e lo fa ancora con i semafori successivi.

Posso affermare che è un buon automobilista? No!

Integro con il commento ricevuto dall’Amico Miro:

Le regole vanno seguite e basta, questa è l’unica regola. E ripensando a quando ci siamo concessi qualche “strappo” dobbiamo ammettere l’errore, punto, altrimenti non se ne esce.

Una volta la sera tardi ero in bici su un marciapiede (sbagliando, certo) e svoltato l’angolo ho rischiato di scontrarmi con un altro ciclista. Io per sdrammatizzare ho solo sorriso, il tizio invece mi ha apostrofato strillando “ehh.. va piano però..”.

Tradotto: andiamo pure sul marciapiede fregandocene dei pedoni però piano piano che non è proprio reato.

E’ una caratteristica italiana il pensare di trasgredire, ma “cum grano salis”, pensare di poter decidere dove si può arrivare nell’illegalità mantenendosi però sostanzialmente nel giusto, così semplicemente, pensando che il proprio buon senso possa compensare il reato.

Preferisco mille volte quello che dice “ok, qui non ho rispettato la legge, mi sono pentito e me ne assumo la responsabilità”: la tendenza a ritagliarsi della deroghe private crea una morale per ogni persona con conseguenze disastrose.

Quante volte ho sentito dire “ma in aperta campagna se il semaforo è rosso io controllo e passo…non do problemi a nessuno”, oppure “quando bevo vado piano e sono ancora più prudente, quasi quasi è più pericoloso quando non bevo”. e così via.

La legge va rispettata e basta, sennò siamo sempre al punto zero.

 

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