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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Ho trovato sensibilità e profondità

Sai che novità mi direte; però diversamente dal solito sono caratteristiche che ho trovato, in maniera spiccata e facile da trovarsi (se hai occhi per vedere) in un ometto e non in una donzella, come di solito accade.

Senza nulla togliere ai pochi ometti che mi offrono la loro amicizia e che in ogni caso sono ottime persone, in questo “nuovo” amico, Francesco, ho trovato per alcuni aspetti, una parte di me; forse lui è tormentato e “tenebroso” (nel senso buono), io sono più malinconico, sicuramente ha pari sensibilità, attenzione ed interazione con l’universo femminile.

Siamo entrambi creativi (lui di più, anche per ambito lavorativo), ma sicuramente  mi difendo bene.

Con il suo permesso, ovvio, pubblico qua lo stralcio di una mail che mi ha inviato ieri. Merita attenzione.

Dell’amicizia, delle donne e dei racconti

I tuoi scritti son tali, evidentemente, da smuovere riflessioni in persone attente, riflessive per l’appunto, magari sensibili: capisco, dunque, il tuo “harem” di amiche felici e pronte a cogliere i tuoi pensieri…

Né mi stupisce che prevalga il carattere femminile nel porsi domande, dubbi, spunti di confronto… È, evidentemente, il lato sensibile del vivere…

Non mi stupisco, poi, che Ro-K riconosca in te quegli aspetti di sensibilità che, immagino, faranno nascere in voi una complicità tale da sapervi leggere vicendevolmente.

Sai? Penso sia davvero raro (parlo, certo, per le mie esperienze) che la sera un ometto si metta lì a confidarsi con la moglie, magari stanca per la giornata faticosa, e cerchi con lei di riflettere sulle proprie emozioni…

Penso (e penso anche ai miei rapporti amorosi) sia raro questo rapporto (almeno da come io lo immagino, se me lo concedi) di amore-confidenza-complicità da parte di un uomo: in genere è quello che le mogli cercano senza trovare!

Nota di Paoblog: E non è facile che un ometto dica all’altro: “ho parlato a mia moglie di te e del fatto che c’è una certa empatia.. io perlomeno la sento.. e la cosa è oltremodo “strana” per me visto che per l’appunto sei un ometto… tuttavia come abbiamo appurato, pur essendo molto diversi, siamo anche molto simili in alcuni aspetti… per cui … va bene così..

te l’ho detto, perché ritengo sia meglio dirsi le cose quando si può, vuoi per una maggior trasparenza, vuoi perchè io sono dell’idea di “dare a Cesare ciò che è di Cesare”.. tra l’altro, un Guru una volta disse: “Le strade della solitudine sono lastricate di parole non dette”.

Continua Francesco:

E leggere i vostri pensieri (tuoi e delle tue amiche) sull’amicizia è stato, davvero, stimolante anche per me. E vorrei aggiungere qualche mio spunto alle vostre riflessioni comuni.

È assolutamente vero che in tale materia non si possa generalizzare, né aver certezze, quanto, invece, si possa portare ognuno la propria esperienza che, come tale, ha valore.

E, infatti, anche io, come già accennatoti, ho sempre avuto molta più facilità nel relazionarmi con l’altra metà del cielo, tanto da aver maturato l’idea che di amicizia tra uomo e donna si possa certamente parlare.

Mi stupisce sentire il contrario: ma, d’altre parte, è frutto della mia esperienza di vita, posso capire altri che vivono diversamente la cosa.

Se penso alle donne che ho conosciuto, con cui ho condiviso diversi momenti della vita, d quelli spensierati a quelli più impegnativi, passando anche attraverso lo studio e il lavoro, è sempre con le amiche che ho avuto facilità di comprensione a 360°.

Ma non solo: più leggerezza, anche nello scherzare, nel divertimento e nell’ironia… Come se con l’universo femminile sia più facile, per me, essere se stessi.

E poi: è sempre stato impossibile, per me, far confusione tra amicizia e sentimento amoroso relazionandomi con le ragazze di cui sono stato amico.

Anche amico intimo, condividendo e dividendo pensieri, progetti, confidenze e spazi fìsici: impossibile mutare quelle amicizie in altro, piuttosto rischiare di confondere una amica con la sorella che non ho mai avuto, questo, magari, sì…

Penso, per esempio, a Manu, milanese verace e collega di corso a Urbino, che pure, fisicamente ed esteticamente ho sempre trovato bellissima: ma bellissima senza alcuna ambiguità, come una sorella che poteva scorazzare liberamente in mutande nel mio appartamento, condividere la stessa stanza da letto, le stesse risate, le stesse lacrime, la stessa rabbia.

Può essere capitato che l’amore dopo diventi amicizia, e questo lo comprendo perché l’ho vissuto (in ragione di quel discorso iniziale che forse vale solo l’esperienza come unica certezza); più vado avanti con l’età (e, dunque, proprio con l’esperienza) più credo sia per me impossibile trasformare l’amicizia in amore, che su me esercitano un “fascino” assai diverso.

Posso dire che sono tre gli amori immensi che ho vissuto. Due sono nati anche (ma sottolineo anche) attraverso una condivisione di interessi (che, a ben ragionarci, è emersa più dopo lo sbocciare dei sentimenti amorosi) e sono sfociati, dopo (dopo aver metabolizzato, anche, che doveva arrivare un “dopo”) in amicizia stupenda. Il terzo (Silvia, guarda un po’…) evidentemente non poteva arrivare a questo.

Quell’amore, davvero, si sublimava nell’essere diversi, nell’attirarsi affascinandosi a vicenda, ma orgogliosi delle diversità di ciascuno. Non avrei mai (non ho, non l’ho mai fatto) potuto confidarmi con Silvia; non vedevo l’ora, invece, di correre a confidarmi (di Silvia, in merito a Silvia e al suo mondo) con qualcuna delle mie amiche (e con solo un paio di ometti).

Se analizzo l’innamoramento nei riguardi di Silvia (ma vale anche per Maria e per Teresa, magari con sfumature diverse) mi rendo ancor di più conto che, per me, l’amore non corrisponde all’amicizia e da questa non riesce proprio a nascere…

Perché, piuttosto, nasce dall’attrazione di diversità che s’incontrano e che desiderano ancor più che confrontarsi, reciprocamente affrontarsi, offrendo all’altro tutto il meglio di sé per sublimarsi. È, semmai, un gioco di incastri, di attrazione assolutamente sensoriale ma anche mentale.

È quasi un gioco, allegro e intenso, impegnativo ma inebriante, dove ognuno desidera specchiarsi nella diversità dell’altro e, magari, farla propria. È qualcosa che sa di selvatico.

Nota di Paoblog: ho condiviso un paio dei miei racconti con Francesco e qui c’è il commento.

Non lo metto online perchè lusinghiero nei miei confronti, come ben sapete, ma solo perché fa risaltare una volta di più quell’attenzione, quella capacità di leggere fra le righe, ma senza cercare una valenza che non c’è, come fanno alcuni, ma perché ricerca l’Essenza della storia, da dove è nata e, forse, dove vuole arrivare.

Scrive Francesco: Leggendo, invece, “Il mio nome” ritrovo tutta la tua emotività che, forse, comincio a conoscere, a riconoscere.

Hai detto giusto: ha più la forma del racconto, rispetto alla “pallottola”.  Ma di questo sembra quasi una evoluzione, come se la rabbia, le emozioni abbiano compiuto un passaggio di maturazione.

Soprattutto (ma questo non posso dirlo) se è frutto di immaginazione, in cui hai riportato la tua emotività.

Mi piace, poi, che un breve racconto possa culturalmente raccogliere tanti nobili riferimenti, inevitabile pensare a De Andrè, ma anche a Primo Levi, Rigoni Stern, Fenoglio: in un testo breve, un lungo viaggio culturale! E non lo dico per piaggeria: non è cosa facile!

Vesto per un attimo i panni dell’editor (umilmente): Credo che la “pallottola” meriti un rimaneggiamento da cui tragga una maggiore forma di racconto (come è “il mio nome”), soprattutto perché trovo davvero toccante come hai saputo rendere il passaggio dalla scena “svuotata”, “liberata” (vi si respira quell’atmosfera da fine tempesta, come dopo che hai dato un esame che ti ha impegnato e stressato oltremodo) iniziale (in realtà, cronologicamente, successiva) e il lungo flash-back corpo centrale del racconto.

Va bene, Paolo. Spero di non averti annoiato, a volte sono un po’ prolisso…

Qualsiasi cosa vuoi scrivermi, la leggerò con estremo piacere anche se, probabilmente, in giornata avrò poco tempo per risponderti: porta pazienza!

6 commenti su “Ho trovato sensibilità e profondità

  1. ida
    9 luglio 2010

    che bello……….

    • paoblog
      9 luglio 2010

      Senza malizia, beninteso, l’amico sta a Roma…

      gli ho già suggeriuto di incontrare Poppea, perchè è un peccato che non vi conosciate personalmente, almeno voi che siete vicini ed avete me, il Blog e le nostre amicizie in comune…

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Questa voce è stata pubblicata il 18 dicembre 2008 da in Amore, Amicizia & Sentimenti, Gli Amici, Pensieri, parole, idee ed opinioni con tag , .
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