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Il climatizzatore in auto – consigli per l’uso

in sintesi un interessante ed utile articolo che leggo su Quattroruote che puoi integrare con la lettura dei consigli di SicurAuto

Il climatizzatore non è soltanto utile per combattere il caldo. Oggi tutti gli impianti sono in grado di raffreddare (e quindi deumidificare) e successivamente, se necessario, riscaldare l’aria. Per questo, gli impianti moderni si definiscono climatizzatori e non solo condizionatori.

In tutte le stagioni, utilizzarli permette di ridurre il tasso di umidità nell’abitacolo, così i vetri non si appannano quando piove oppure quando si tiene inserito il ricircolo per un lungo periodo. Se con l’attivazione del condizionatore nell’abitacolo dovesse fare troppo freddo, si può, naturalmente, utilizzare il riscaldamento per raggiungere una temperatura confortevole.

Attenzione, però: anche se l’impianto è perfettamente a posto, per questioni tecniche il condizionatore non funziona al di sotto di una certa temperatura esterna: se fa molto freddo, l’umidità contenuta nell’aria si potrebbe ghiacciare sull’evaporatore, impedendone il regolare funzionamento.

Addirittura, in queste condizioni al compressore potrebbe arrivare refrigerante allo stato liquido, provocando danni. Per scongiurare quest’eventualità, tutti i climatizzatori sono dotati di sensori che disattivano il compressore quando la temperatura esterna scende poco sopra lo zero (di solito già attorno ai 5 °C), indipendentemente dalla posizione del tasto di inserimento del condizionatore. Prima di pensare a un guasto, dunque, se vedete appannarsi i vetri quando azionate il ricircolo date un’occhiata alla temperatura esterna.

Se fa freddo, l’unico modo per non fare appannare i vetri è inviare verso il parabrezza molta aria calda oppure utilizzare il ricircolo per periodi molto brevi.

La diffusione dei filtri antipolline ha reso ancor più importante l’uso del condizionatore: questi filtri assorbono l’umidità dell’aria e poi la rilasciano quando sono lambiti dal flusso generato dalla ventola, provocando in questo modo l’immediato appannamento del parabrezza se non si accende subito il condizionatore.

Le famiglie di filtri sono sostanzialmente due: quelli capaci di trattenere pollini e polveri sottili e quelli che, in virtù dei carboni attivi in essi contenuti, sono anche in grado di funzionare come “spugne” chimiche che assorbono parte delle sostanze inquinanti contenute nell’aria. È importante sostituire alle scadenze previste il filtro, perché s’intasa progressivamente e diventa quasi un “tappo” che ostacola la circolazione dell’aria.

Per quanto riguarda le bocchette dell’aria conviene aprirle tutte, soprattutto se si ha un climatizzatore automatico; se, per esempio, si sono chiuse manualmente sulla plancia è evidente che non potrà circolare aria nell’abitacolo se la centralina del climatizzatore decidesse di inviare il flusso soltanto attraverso quelle bocchette.

Una lamentela è quella relativa al cattivo odore che esce dalle bocchette in alcune condizioni. Entro certi livelli si tratta di un fenomeno normale e che non si può eliminare completamente.

Esso è determinato da tre fattori: la presenza di batteri nell’evaporatore, la progressiva ossidazione dell’alluminio con il quale l’evaporatore è realizzato e l’eventuale presenza di fumo da tabacco.

È assolutamente inutile sostituire il fluido refrigerante “R12” o “R134A” per combattere la puzza. Invece, si possono reperire presso concessionari e installatori prodotti spray specifici per lavare e deodorare l’interno dell’evaporatore.

Si dovrebbe evitare di fumare in auto o, quanto meno, evitarlo quando è inserito il ricircolo. È anche utile spegnere il condizionatore (lasciando però inserito il ventilatore) qualche minuto prima di parcheggiare la vettura, così da ridurre la condensa che si ferma nelle tubazioni.

Molti climatizzatori automatici non fanno partire subito la ventola alla massima velocità, appena la vettura è avviata, per non investire i passeggeri con un getto d’aria fastidioso. Per la stessa ragione, in molti casi l’aria viene automaticamente indirizzata verso i piedi.

Queste due logiche non sono difetti, ma sono volute, perché risultano utili sia d’inverno, quando il motore è freddo e quindi il riscaldamento nei primi minuti non è ancora attivo, sia d’estate, quando, dopo aver lasciato l’auto sotto il sole, l’aria che passa nei condotti all’interno della plancia rovente darebbe luogo a un getto torrido.

Dopo alcune decine di secondi, quando la temperatura dell’aria climatizzata risponde meglio ai desideri dell’utente, la ventola aumenta automaticamente la velocità e l’aria viene indirizzata anche verso le altre bocchette.

È quindi inutile (anzi è controproducente) regolare impazientemente la temperatura al minimo (d’estate), sperando così di raggiungere in minor tempo il clima desiderato.

Come risultato si otterrebbe soltanto di dover correggere nuovamente la temperatura man mano che passano i minuti, con l’impianto che non riesce a interpretare quali siano le vostre vere intenzioni. Con quasi tutti i climatizzatori automatici, invece, il clima di bordo ideale si raggiunge lasciando sempre impostate temperature comprese fra i 19 e i 22 gradi. In ogni caso, correzioni di uno o di due gradi in più o in meno sono sufficienti a raggiungere il confort termico desiderato.

La temperatura che impostate sul climatizzatore non coincide con quella effettiva che avrete nell’abitacolo, ma è soltanto indicativa. Inoltre, se impostare 20 ·C d’estate può essere adeguato per realizzare un clima ideale in vettura, invece d’inverno può non essere sufficiente per raggiungere il confort termico.

D’estate, per accelerare il raffreddamento dell’abitacolo ripartendo da un parcheggio, viaggiate per un paio di minuti con i finestrini abbassati, così da espellere rapidamente l’aria rovente.

Se avete un climatizzatore manuale, inserite contemporaneamente il ricircolo e regolate il ventilatore a velocità intermedia, per poi passare, dopo circa un minuto, alla massima velocità.

In seguito, se il viaggio è lungo, non dimenticate di disinserire il ricircolo per consentire una migliore ossigenazione dell’abitacolo (basta abbassare un finestrino per pochi secondi per rinnovare l’aria).

La funzione ricircolo impedisce l’afflusso di aria esterna nell’abitacolo. In altre parole, con il ricircolo inserito la ventola fa circolare nell’abitacolo sempre la stessa aria, senza prelevarne di nuova dall’ambiente esterno.

Di conseguenza, il ricircolo non soltanto consente di bloccare temporaneamente l’afflusso di aria esterna molto inquinata (per esempio nella marcia in una galleria poco ventilata, dietro a un vecchio diesel, a una vettura a benzina non catalizzata o dietro lo scarico di un motore che brucia olio), ma anche di raggiungere più rapidamente la temperatura desiderata quando all’esterno della vettura è molto caldo o molto freddo.

Se lasciate la ventola sulla posizione “0”, non soltanto non funziona l’impianto di climatizzazione, ma neppure entra aria. Da parecchi anni, infatti, l’ingresso d’aria per effetto dinamico (quindi legato alla velocità della vettura) è pressoché nullo. Si deve azionare il ventilatore sempre, anche se fa freddo e si vuole riscaldare l’abitacolo.

Anche in auto, come in casa, stare in condizioni di umidità e di temperatura ideali ha un prezzo. Se su una potente media o su un’ammiraglia l’aumento di consumo e il calo di prestazioni conseguenti all’inserimento del compressore del condizionatore sono irrilevanti, sulle vetture meno potenti l’assorbimento di potenza (fino a 5 kW) si fa sentire.

I progettisti, sulle utilitarie più che su altre vetture, devono compiere una scelta: favorire il confort termico o le prestazioni. Se si desidera raffreddare l’abitacolo nel minor tempo possibile, il compressore del climatizzatore deve funzionare di continuo a pieno regime, ma così facendo l’assorbimento di potenza è tale da compromettere la guidabilità, soprattutto in città.

Per questo, premendo a tavoletta l’acceleratore la centralina disinserisce temporaneamente il compressore per favorire la vivacità di marcia, ma così dopo pochi secondi dalle bocchette esce aria non raffreddata. Il consumo, soprattutto in città, può aumentare del 10% e la ripresa può registrare peggioramenti dal 5% al 10%.

In futuro la diffusione di compressori migliorati e abbinati a un’elettronica di gestione più sofisticata ridurrà anche sulle utilitarie l’assorbimento di potenza e quindi il peggioramento in termini di prestazioni e di consumo.

10 commenti su “Il climatizzatore in auto – consigli per l’uso

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  5. lorella
    4 settembre 2013

    I miei genitori hanno una Octavia immatricolata 9 anni fa. Avendo avuto mia figlia la broncopolmonite ed essendo necessario non esporla più ad aria condizionata, abbiamo provato ad escludere il clima in auto ma non ci siamo riusciti se non ottenendo zero aria e quindi si deve soffocare!

    La mia auto invece (Turan) ha la possibilità di disinserire il clima e usare le bocchette con l’aria esterna come si faceva una volta quando non esisteva il clima.

    Qualcuno sa dirmi se possiamo fare la stessa cosa con la Octavia?

    E inoltre: con la funzione ECON della Octavia si tratta ancora di aria “condizionata”?, perchè dal momento in cui escono i gradi sul display si presume che non sia quella aria esterna normale “alla vecchia maniera”.

    C’è qualcuno che può aiutarmi??

    • paoblog
      4 settembre 2013

      francamente mi sembra molto strano che non si possa escludere l’a/c per cui la domanda sorge spontanea: il libretto d’istruzioni cosa dice in proposito?

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  9. lorena
    25 luglio 2009

    grazie anche se io non lo accendo quasi mai, questa me la tengo da conto

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