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Più frutta e meno zucchero nelle bibite, consumatori e aziende divisi

in sintesi un articolo che leggo su E-R Consumatori

Più o meno frutta nelle bibite analcoliche?

Non è solo un fatto di gusto, né di pura difesa dell’agricoltura italiana. È anche una questione di salute, sottolineano le associazioni dei consumatori. Per comprendere l’ultima svolta del ministro della Salute Renato Balduzzi  (e le polemiche che sta producendo nel mondo industriale) è necessario partire da un dato di fatto: l’aumento del numero dei bambini obesi.

Il sistema di sorveglianza in età infantile del ministero della Salute, Okkio alla Salute, stima in 1,1 milioni i bambini tra i 6 e gli 11 anni con problemi di eccesso ponderale nel nostro paese. Il 12% dell’intera popolazione infantile risulta addirittura obeso mentre il 24% è in sovrappeso: più di un bambino su tre, quindi, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età.

Scontate le conseguenze di questa situazione, non solo sulle vite di questi adulti di domani – chi è obeso da bambino lo sarà, con molta probabilità, anche da adulto – ma anche sulla sanità pubblica: che ci piaccia o no, il contenimento della spesa pubblica passa anche e soprattutto attraverso una seria prevenzione sanitaria.

Da quei numeri ha preso le mosse il decreto a firma del ministro Renato Balduzzi secondo cui le bevande analcoliche vendute con denominazioni di fantasia, il cui gusto e aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di essenze di agrumi, o di paste aromatizzanti di agrumi, devono essere commercializzate con un contenuto di succo naturale non inferiore al 20%.

Puntuale la rivolta dei produttori di bevande.

“L’apporto calorico delle bibite, quando zuccherate, è ben inferiore a molti altri alimenti”, spiega Aurelio Ceresoli, presidente di Assobibe, sottolineando a necessità di “definire le cause dell’obesità infantile che, tuttavia, non sono ascrivibili a singoli prodotti o motivi”.

Secondo i produttori la norma è inutile: “L’offerta del mercato di bevande analcoliche già prevede diverse opzioni adeguate a chi ricerca più frutta, quali succhi 100%, spremute e nettari. Sfuggono i motivi e i benefici di eliminare prodotti con meno del 20%, presenti in tutti gli altri paesi. Questo limita la possibilità di offrire al consumatore soluzioni adeguate ai diversi gusti. E i prodotti con le nuove regole avranno caratteristiche e sapori diversi rispetto a quelli noti, con più calorie e conservanti”.

“I consumatori hanno tutto da guadagnare da questa norma, in termini salutistico-nutrizionali, di qualità del prodotto e di trasparenza”. È questo il commento di Silvia Biasotto, responsabile del dipartimento di Sicurezza alimentare del Movimento difesa del cittadino (Mdc), che non ha dubbi sugli effetti benefici della norma voluta dal ministro Balduzzi.

I motivi?

“ In primis la salute dei consumatori, piccoli e grandi, in termini di migliore qualità nutrizionale delle bevande. In pratica – spiega – nelle bevande analcoliche che riportano o richiamano un nome di frutta a succo ci sarà più frutta nel vero senso della parola. Berremo meno aromi e coloranti e assumeremo più frutta. Non dimentichiamo che spesso queste bibite sono consumate proprio dalle giovani generazioni che, da un lato, hanno una particolare necessità di frutta e verdura ricche di vitamine e, dall’altro, sono particolarmente colpite dal fenomeno obesità causato da cattive scelte alimentari e inattività fisica”.

Ma non solo.

“Dal punto di vista della qualità del prodotto queste bevande migliorerebbero notevolmente” dice Silvia Biasotto. “Spesso suggeriamo ai consumatori di controllare l’elenco degli ingredienti per fare acquisti consapevoli, diffidando dei prodotti troppo ricchi di coloranti e aromi, additivi spesso impiegati per nascondere scadenti materie prime. Con un aumento della presenza del succo naturale di frutta nelle bibite analcoliche, le bevande si caratterizzeranno sempre più in base alla materia prima e non a cocktail realizzati a tavolino per incontrare il gusto dei consumatori. Non si spiega perché, attualmente, un prodotto che richiama l’arancia debba contenere solo il 12% di arancia”.

 

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