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Assurdità: vendere il vino direttamente ai turisti europei comporta il raddoppio dei costi di spedizione

un’ampia sintesi di un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Si avvicina  il Vinitaly di Verona.  Migliaia di visitatori stranieri vengono  in Italia per conoscere le realtà produttive,  ma non potranno ordinare neppure un paio di cartoni ai viticoltori conosciuti in loco, perché quando il trasporto supera i confini nazionali raddoppiano i costi di spedizione.

Conoscere di persona chi produce il cibo che andrà sulle nostre tavole permette di apprezzare meglio il suo valore, comprendere una volta per tutte le stagioni e le campagne che è interesse di quasi tutti  preservare dal cemento.

Per superare alcuni ostacoli c’è la vendita diretta a distanza. Basta una telefonata, un fax o una e-mail al produttore, e il consumatore può scegliere quale vino comprare, da quale produttore e in quale regione.

Anche in questo modo si può stabilire una relazione di fiducia, tra la vigna e il bicchiere. Con l’ulteriore tutela offerta dalle regole varate dalla  Commissione europea per le vendite a distanza.

Ma c’è un problema.

«Il problema – spiega il presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti– riguarda il cittadino europeo che viaggiando in Italia assaggia alcuni vini e, rientrato nel proprio Paese, vuole ordinarli per uso personale direttamente al produttore.

L’acquisto risulta complicato perché il vignaiolo deve appoggiarsi ad un rappresentante fiscale, con un aggravio di costi di trasporto considerevole».

Per spedire 36 bottiglie di vino dal Veneto in Belgio, bisogna aggiungere ai 50 € circa per il trasporto altri 5 0 € per la burocrazia fiscale.

La vendita del vino nell’UE è regolamentata dalla direttiva accise. La norma  è complessa, se un cittadino europeo compra il vino direttamente in un altro  Stato per uso personale  e lo trasporta con i suoi mezzi a casa propria deve pagare  un’accisa nello Stato in cui il vino è acquistato. Se però il vino viene spedito o trasportato  (direttamente o indirettamente) dal venditore vignaiolo, l’accisa va pagata nello stato membro di destinazione, e ciò comporta il passaggio per il rappresentante fiscale, ovvero il raddoppio delle spese».

La soluzione è dietro l’angolo, basta deciderla. La settimana dopo Pasqua, all’ordine del giorno della riunione di un apposito gruppo di lavoro Stati membri-Commissione, si discuterà della vendita diretta a distanza.

Due sono le scelte che potrebbero essere adottate:

– fare in modo che le  vendite dirette di vino destinate ai privati cittadini all’interno dell’UE, paghino le accise nel Paese di origine,

– creare un sistema di compensazione che permetta al produttore di vino di pagare le accise dello Stato membro di destinazione, senza dover passare attraverso un rappresentante fiscale.

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