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Combattere la violenza domestica? Volendo, si può fare

Ieri leggevo un articolo nel quale si spiegava che in Gran Bretagna sono riusciti a ridurre la violenza domestica del 64%.

Questo risultato è il frutto di un progetto chiamato EDV (il cui acronimo, tradotto, significa Eliminazione della violenza domestica) che funziona; a creare l’EDV sono state, ovviamente vien da dire, due donne:  Simonetta Agnello Hornby, un’avvocato (e scrittrice) e Patricia Scotland,  la Ministra della Giustizia.

Interessante leggere che l’EDV sbarcherà in Italia il 30 maggio ed il libro Il male che si deve raccontare, sostenuto dalla Fondazione Feltrinelli ed i cui proventi saranno destinati all’associazione, ne sarà il manifesto.

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9788807491504Con un programma semplice ed efficace, che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano, la Global Foundation for the Elimination of  Domestic Violence (EDV) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra.

Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare una Edv italiana per applicarne il metodo nel nostro paese. Simonetta Agnello Hornby ha scritto racconti che, attraverso vicende affioranti dalla sua memoria e ancor più attraverso casi affrontati in veste di avvocato, danno una vividissima e articolata rappresentazione del segreto che a volte si nasconde dentro le pareti domestiche.

Con la sapienza narrativa che le è propria, evoca l’esibizione del teatro della violenza in Sicilia, i silenzi comprati da un marito abusante, il dolore dei figli abusati, la complicità fra vittima e carnefice.

Marina Calloni, docente alla Bicocca, traduce la consapevolezza secondo la quale viviamo in città in cui “si uccidono le donne” in una visione sintetica e in una stringente serie di dati.

Il male che si deve raccontare è insieme un atto di denuncia e uno strumento a disposizione delle associazioni che, anche in Italia, lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime. I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di EDV.

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Nel nostro paese è pratica comune chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi, ed infatti sempre più spesso le denunce delle vittime di molestie e persecuzioni (chiamalo stalking se ti va...) non portano mai a decisioni rapide e risolutive che tutelino le vittime, sino a farle uccidere o, secondo l’ultima moda,  sfregiare con l’acido.

L’EDV intende spezzare la lentezza del sistema, infatti tutto si basa sulla velocità d’intervento. La prima cosa da fare, infatti, è allontanare la vittima da casa, cosa questa che normalmente non succede, per mancanza di fondi, ma anche per la lentezza della macchina burocratica.

Con il sistema EDV c’è una persona (tutor) che segue la vittima per 3 mesi, a partire dalla denuncia, e che collabora alla coordinazione delle varie parti in causa, riducendo in maniera netta i tempi d’intervento.

Questavelcoità è supportata anche dalla classificazione dei casi, ispirandosi a quanto accade al Pronto Soccorso con i codici che assegnano le priorità; ed infatti il sistema EDV classifica il rischio (Altissimo, Alto, Medio) in modo tale daevitare che, in certi casi, un ritardo d’intervento di sole 24 ore possa comportare la perdita di una vita.

Per quanto riguarda il costo, del sistema, ecco che comes empreprevenire e/o intervenire nei giusti tempi comporta un risparmio anzichè una spesa; volendo fare un semplice calcolo economica della violenza domestica, nel 2008 in Gran Bretagna spendevano 3,86 miliardi di sterline, tra ore di lavoro perse, giustizia e servizi sociali. Nel 2003 il solo costo nazionale delle ore lavorative perse era pari a 2,7 miliardi e nel 2010 è sceso ad 1,9.

Questo sistema funziona in gran Bretagna e funziona in Spagna…saràlo stesso anche da noi? Speriamo…

E speriamo anche che sia il modo per far si che quello che si vede nel filmato che segue sia solo un ricordo; il ricordo di persone violente, certo, ma anche dell’omertà di tanti altri.

Il video è una candid camera, ma non c’è nulla da ridere, bisogna solo vergognarsi di essere concittadini di certa gente.

Al solito, come spesso capita sul web, il titolo “candid camera agghiacciante” sembra essere destinato ad attirare le persone sbagliate, i guardoni del dolore, tipo quelli che si fanno fotografare a Cogne, ad Avetrana, oppure davanti al relitto della Costa Concordia.

Al posto di Agghiacciante, avrei preferito un Vergonoso. Comunque ritengo che ognuno di noi possa ritagliarsi, nel corso della giornata, 7 minuti e 51 secondi per la visione integrale.

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