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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Zona Franca

di Massimo Cassani

Tea – Pagg. 417 – € 14,90 > lo vendo ad € 6,00  + spese spedizione

ZOM

Trama: L’alba di Milano è un preludio che dura un amen. È il nanosecondo che anticipa il colpo dello starter, è un soffio di tempo tra l’immobilità della notte inoltrata e il sorgere del sole.

E proprio poco prima di quell’amen, qualcuno uccide Luigi Pecchi detto Gigi Sciagura, un ottuagenario stralunato e inoffensivo che predica in giro per Milano la necessità di abbattere il Duomo.

Ma chi ha deciso di farlo fuori con tre proiettili parabellum sparati da una pistola da guerra? Davvero quell’imprenditore edile contro cui Sciagura lancia i suoi strali?

Oppure i parenti interessati a ereditare la casa di via Padova? Oppure ancora un misterioso personaggio che con Sciagura ha condiviso l’adolescenza e il primo amore durante la Guerra? O forse qualcuno che voleva impossessarsi del suo misterioso tesoro?

A tutte queste domande dovrà dare una risposta il commissario Micuzzi, investigatore pigro e smemorato, silurato dalla Questura e parcheggiato per punizione al commissariato Città Studi.

Fra le rinnovate avances della ex moglie, un brutale pestaggio di un’amica giornalista, l’incontro con una simpatica danzatrice, morti sul lavoro e traffico di stupefacenti, il commissario Micuzzi conduce personaggi e lettori alla scoperta di una Milano popolare e multietnica che brulica incessante lungo i marciapiedi di via Padova.

Letto da: Paolo

Opinione personale: L’autore nelle note finali spiega quali parti siano frutto della fantasia e quali sono, semplicemente, Storia. Conosco bene le pieghe oscure dei Servizi deviati, di personalità dello Stato, delle Forze dell’Ordine che in realtà hanno generato disordine e, soprattutto, una profonda ingiustizia; le varie stragi rimaste senza risposta dopo 30 anni e più, sono lì a testimoniare pagine della nostra Storia che non sono ancora state archiviate.

Il libro mi è piaciuto, ma sono influenzato dal fatto che  parla di situazioni e luoghi che conosco, avendo abitato per decenni a meno di un chilometro da Via Padova e da Via Adriano.

Conosco quindi le torri di cui si parla, i cantieri, ed ho dei dubbi, circa l’impatto ambientale che questo nuovo quartiere ha portato con sè; le contraddizioni date dalle torri che svettano circordate da nuove strade quasi deserte e prati incolti, circondati dalle reti arancioni che delimitano i confini di cantieri ancora aperti.

(30 marzo 2015: ed a questo proposito  oggi leggo che: Quartiere Adriano, opere mai finite «Dieci milioni di danni alla città». Palazzo Marino chiede i risarcimenti alle imprese. Avviate cinque cause civili: «Mancano verde, alloggi per anziani e studenti»  senza dimenticare poi quanto racconto in questo post: I marciapiedi dovrebbero progettarli i disabili…)

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Condomini nuovi, che possono piacere o meno, curati, con poco verde (almeno per ora, ho visto i lavori in corso per un parco urbano) , ma che in compenso si affacciano su panorami come quello della foto qua sotto ed a proposito vien da chiedersi se Gigi Sciagura non avrebbe fatto meglio ad accanirsi contro questi tralicci fra le case, piuttosto che sul Duomo.

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Per asssurdo, è quasi più credibile la parte romanzata di quella che si attiene a fatti comprovati e conosciuti, ma come detto, sappiamo che non è così; per quel che mi riguarda trovo irritante il comportamento ondivago di Micuzzi che ad un certo acume investigativo abbina uno stile di vita, sia personale, sia professionale, a dir poco disordinato; posso anche ignorare gli scatoloni sparsi per casa oppure la sporcizia in cucina, ma non reggo la distrazione professionale che lo porta a dimenticare di far controllare un pregiudicato che è in contatto con un ispettore infiltrato nella malavita. Mi vien da sperare che non esistano, nella polizia vera, dei commissari così distratti.

Questa mia parziale insofferenza verso Micuzzi, ovviamente non è una critica all’autore oppure alla storia, anzi il contrario; Cassani infatti riesce al meglio a disegnare un personaggio che può piacere o meno, integrandolo al meglio con quello che gli sta intorno.

Ed infatti come noterete in calce, ho letto tutti i libri di Cassani con questo commissario al quale vorrei ricordare che ci sarà un motivo se le ex-mogli se sono diventate tali.

Ex è ed ex deve restare, a meno di volersi complicare la vita, soprattutto considerando la sua scarsa conoscenza delle donne che gli fa sbagliare sistematicamente l’approccio.

Una piccola nota a margine che parte da lontano ovvero dalla lettura di decine di gialli, da Montalbano a Miceli, sino a Micuzzi; non ho conoscenze dirette dell’ambiente, tuttavia mi chiedo se i Questori debbano essere sempre incompetenti o, peggio, politicamente compromessi (se non servili verso il potere politico) sino a diventare scomodi e limitanti per chi conduce le indagini sul campo.

Dello stesso autore ho letto: SottotracciaPioggia battente

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6 commenti su “Un libro: Zona Franca

  1. Francesco
    13 giugno 2013

    Molto interessante.

    Soprattutto le note sui luoghi dell’ambientazione.

  2. Bosch
    13 giugno 2013

    Sto leggendo adesso Pioggia Battente, certo il personaggio e’ un po’atipico, ma sicuramente e’ un trucco per calamitare l’attenzione del lettore e mantenere la concentrazione sulla lettura….sto a ¾ e devo dire che mi piace……

    • Paoblog
      13 giugno 2013

      e quindi se vuoi prenotare “Zona franca…” 😉

      • Bosch
        13 giugno 2013

        FURBACCHIONE 🙂

        dei libri che mi hai mandato finora ho letto solo l’arciere del re, giallo umbro e quello in corso……….

        quando sono in “riserva” te ne ordino un’altro po’…

  3. Pingback: Ma è così difficile capire come funziona la raccolta differenziata? – seconda parte | Paoblog

  4. Paoblog
    4 dicembre 2013

    per restare in tema “quartiere Adriano” oggi leggo sul Corriere questo articolo:

    Orti abusivi, topi, zanzare d’estate, e ora anche capre e pecore che invadono il quartiere, passeggiano nei grandi viali del quartiere Adriano, brucano l’erba del parco non ancora terminato. Scene agresti, ma qui non siamo in aperta campagna, dove è normale vedere le greggi scese dai monti pascolare in inverno.

    Questa è terra di confine tra il capoluogo e Sesto San Giovanni. Le istantanee che i lettori inviano si commentano da sé. Di chi sia il gregge non è chiaro. Forse i proprietari vivono in un campo nomadi sul confine tra le due città.I prati erano stati recintati, ma qualcuno ha aperto varchi nelle recinzioni.

    Ci troviamo nelle vie Tremelloni, Mulas e Tognazzi, periferia Nord . Le foto mostrano i pascoli di pecore e capre (anche in strada) e case abbandonate o invendute.

    «Allevamenti abusivi, terreni inquinati, edifici abbandonati. Un quartiere regalato al degrado e dove tutte le promesse sono rimaste nei cassetti. Ci ritroviamo aree – commenta Sardone -, dove erano previsti grandi parchi e invece vediamo allevamenti abusivi di capre e pecore in terreni inquinati con una collina, non bonificata, costituita da materiale di riporto.

    Una zona con pozze d’acqua d’abbeveramento, ambrosia ovunque e topi visibili dappertutto. Centinaia di appartamenti invenduti in un quartiere che doveva essere modello e invece rimane esempio di una periferia diventata un’enorme area dormitorio senza servizi».

    Edifici abbandonati occupati da abusivi, trasporti e viabilità da incubo, discariche a cielo aperto, lavori lentissimi e un diffuso senso di insicurezza. I furti sono all’ordine del giorno. Per non dire dell’elettrodotto che forse ora sarà interrato e il paventato rischio della realizzazione da parte di Sesto San Giovanni di una centrale a cogenerazione al confine con Milano.

    Emblematico, poi, è il caso dell’asilo di via Nenni, che confina con un terreno abbandonato diventato in pochi anni una discarica abusiva.

    «Situazione non più tollerabile, imbarazzante – spiega un altro residente -. Parte degli spazi verdi sono occupati da orti abusivi, e ovunque spuntano bidoni per la raccolta delle acque piovane che d’estate sono terreno fertile per le zanzare. Hanno piazzato delle trappole per topi ma poi sono state rimosse e non più sostituite, al limite del tollerabile. E nella discarica abusiva oggi chiunque passa abbandona rifiuti, frigo, copertoni, bottiglie di birra».

    Qualcosa s’è mosso, ammettono i residenti: sono arrivati i bus (l’86 che collega Gobba a Precotto; la 53 per piazzale Udine; la 56 per Loreto). È partito il progetto per la scuola materna e a gennaio dovrebbe aprire il cantiere di Esselunga. Ma basta un gregge un po’ troppo anarchico, che scorazza senza confini, a far perdere la fiducia.

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