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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Se gli agnolotti al sugo d’asino sono così buoni da confonderti…

Oggi siamo andati a praticare il nostro sport preferito, ovvero il “sollevamento di forchette“, dall’amico Marco, alla Trattoria del Ponte di Valenza Po (AL) della quale ho già parlato in passato.

Chi mi legge abitualmente saprà che è uno dei miei ristoranti preferiti, unitamente all’Osteria del Vecchio Fossato (Sirmione) e l’Hostaria al Vecchio Portico di Arona.

Oggi è successa una cosa anomala. 😉 Ho ordinato il cacciatorino nostrano come antipasto (ottimo), seguito da agnolotti al sugo d’asino (consigliati anche da Marco) ed a seguire della lonza con porcini.

E’ ormai chiaro che in questa trattoria il livello minimo con cui puoi definire un piatto è Buono, con ovviamente alcune pietanze che sono Ottime…ma gli agnolotti al sugo d’asino erano Superlativi e di fatto mi hanno appagato al punto tale che non riuscivo più a ricordare se avevo già consumato il secondo o meno.

Di sicuro il perfido Francesco 🙂 potrà pensare che fossi annebbiato dall’ottimo Trebbiano fresco che scorreva, ma in realtà gli agnolotti mi hanno soddisfatto oltre ogni aspettattiva.

A complicare le cose è arrivato Marco che mi consigliava la torta con pesche ed amaretti, fatta in casa, al che gli ho detto che andava bene, ma l’avrei presa quando la Signora K avesse terminato il suo secondo secondo, che non è un gioco di parole, ma il risultato di una scelta fra il bollito e le acciughe fritte. Nel dubbio, ha ordinato entrambi i “secondi” 😀 (giustamente).

Ad un certo punto arriva Marco con in mano il piatto di lonza e mi fa: mancava un arrosto qua? Ed io che, come detto, ero in confusione gastronimica gli ho detto di no, salvo poi richiamarlo quando la Signora K mi ha fatto notare che lo avevo ordinagto, ma non ancora consumato. Ragazzi, che rintronato

Una nota tecnica sugli agnolotti. Mi ha spiegato Marco che il ripieno lo prepara lui e poi lo dà al pastaio di fiducia, per cui c’è la massima garanzia qualitativa sul prodotto; la pasta poi è stata calibrata al meglio, per cuoce in soli 4 minuti, per cui consente di fare il piatto espressamente, il che riduce il tempo di attesa al tavolo e tutela la bontà del prodotto che sarebbe compromessa se lo stesso fosse precotto.

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2 commenti su “Se gli agnolotti al sugo d’asino sono così buoni da confonderti…

  1. Pingback: Trattoria del ponte – Valenza (AL) | Paoblog

  2. Francesco
    9 settembre 2013

    E lo si può comprendere… lo stato di confusione.

    Mi fa piacere che la scelta enologica sia caduta sul popolare ma non per questo non nobile Trebbiano, vino di grande spessore e carattere, se ben fatto in vigna e cantina, che come i suoi parenti stretti Verdicchio e Grechetto ben si sposa con una cucina contadina fatat di salumi e verdure, sughi e paste fresche.

    A me è capitato di confondermi, parecchio, venerdì scorso a cena.

    A cena con i miei cugini alla “Taverna”, osteria già papalina stazione di posta (siamo al confine tra Stato del Vaticano e Regno delle Due Sicilie) ricavata all’interno di una suggestiva chiesa sconsacrata nella frazione Taverna del paese di Campodimele (il paese con il più alto tasso medio di longevità d’Italia) sulle montagne al confine tra provincia di Latina e Frosinone, molto rustica con all’ingresso la vera e propria osteria, ovvero il bar dove i contadini del luogo bevono e giocano a carte (con unica concessione alla modernità un vecchio biliardino con cui, prima di cenare, ci siamo sfidati; squadre: io e mio cugino Sabino, juventino accanito, e mio cugino Renato, romanista, con la sua ragazza Lorenza, laziale: vittoria per loro 7-3), dopo del quale si apre lo stanzone rustico sala da pranzo.

    L’ultima volta che ci eravamo andati risaliva a quattro estati fa.

    Finalmente siamo riusciti a rinnovare la tradizione della “cuginata estiva” alla Taverna di Campodimele. Cuginata estiva che si chiama anche “Caprettone” perché a Taverna la specialità è il sugo di capra e lo spezzatino di capra in umido.

    Tutto buonissimo, ma io non potendo mangiare le tagliatelle fatte in casa con sugo di capra, dopo un antipasto di salsiccette locali al e coriandolo e peperoncino, formaggio caprino stagionato e olive di Itri, ho mangiato due secondi con patate al forno: salsicce e costate di maiale alla brace e capra in umido.

    Annaffiate da Aglianico locale.

    Tutto buonissimo: ma a confondermi le idee è stata la cameriera (cugina del proprietario) che dai 20 anni dell’ultima volta l’abbiamo ritrovata signorinella fatta di 24 anni.

    Mora di carnagione chiara, elegante e sexy, aristocratica e popolana assieme, con un profilo spigoloso e un bellissimo naso importante che svettano su lineamenti minuti, magrissima, piccolina e tatuata.

    E molto molto solare, cordiale: gran chiacchierate, sorrisi, risate, elargizione di numeri di telefono e link di Paoblog per andarsi a leggere l’articolo sullo chef Rubio, visto che lei è esperta di tiella gaetana avendo fatto la cameriera per il tiellaro Carlo che Rubio sfida in trasmissione.

    Quindi gran scambio di pareri su cucina, chef, piatti tipici, eccetera…

    Conclusione: avendomi detto che è fidanzata al mio dire “E lo sapevo! Le migliori se ne vanno sempre per prime!” mi son meritato un bacio di consolazione…

    Al ritorno, in solitaria (perché i miei cugini andavano in parte in direzione Roma e in parte in direzione Terracina), attraversando i boschi del brigante Fra Diavolo, senza incontrare una sola automobile che mi facesse compagnia, si è ripetuto, ancora una volta, lo spettacolo dell’incontro con le volpi che attraversano la carreggiata,si fermano e ti guardano con occhi incandescenti e curiosi…

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Questa voce è stata pubblicata il 8 settembre 2013 da in Alimentazione, Cucina & Ristoranti, Pensieri, parole, idee ed opinioni con tag , , , .
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