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Come affrontare la sensibilità al glutine (che non è la celiachia)

in sintesi un articolo di FabioDe Todaro che leggo su Il Fatto Alimentare

La “battaglia” contro il glutine non si gioca solo nel campo della celiachia. Oggi la sfida più interessante riguarda la sensibilità al glutine, un disturbo di cui sa ancora poco, ma correlato anche alla dieta.  Per inquadrarlo, è necessario escludere che si tratti di allergia al grano o alla normale celiachia.

«Il mondo scientifico non ha più dubbi sull’esistenza della sensibilità al glutine non dovuto a celiachia», dichiara Carlo Catassi, docente di Pediatria all’Università Politecnica delle Marche e coordinatore del Comitato Scientifico del Dr. Schär Institute, legato alla principale azienda produttrice di alimenti senza glutine.

Sul disturbo s’è fatto il punto in una recente pubblicazione apparsa su Nutrients, ma è tuttora impossibile compiere una diagnosi certa.

Da qui il fenomeno che porta sempre più consumatori a escludere autonomamente i prodotti a base di glutine dalla dieta, con un danno per il portafoglio e per la salute. I prodotti senza glutine, infatti, costano anche più del doppio rispetto agli stessi ottenuti da farina di grano.

Ma se a essere coinvolte fossero anche altre sostanze presenti negli alimenti?

Oggi si sa che il glutine non è il solo elemento scatenante la sensibilità al glutine. Nel mirino degli studiosi ci sono anche altre proteine del grano e soprattutto gli oligo-mono-disaccaridi fermentabili e i polioli contenuti in diversi alimenti: nei derivati del grano e della segale, nel cous-cous, nel latte e ne suoi derivati, in alcuni tipi di frutta, nel miele, nel cioccolato, nelle verdure cotte a foglia larga, negli asparagi, nei broccoli, nel finocchio, nei legumi, nei peperoni e nei funghi.

Eliminare il glutine dalla dieta dopo la valutazione dello specialista non è dunque l’unico rimedio da adottare. E comunque nulla, in assenza di celiachia, è per sempre

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