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Omicidio stradale: (forse) ora ci siamo

autoblogHo supportato da subito la raccolta di firme per l’omicidio stradale, non appena venuto a conoscenza della tragica (e criminale) vicenda che ha causato la morte di Lorenzo Guarnieri;  con la Signora K invece ci sono state un tot di discussioni in merito, in quanto lei è del parere che le leggi ci siano, ma poi vengano applicate male.

In realtà il problema al momento è che la legge per un incidente mortale o con grave lesioni provocato da un guidatore sotto l’effetto di alcol e/o droghe prevede il reato di omicidio colposo, come se lo stesso fosse stato causato da imperizia, imprudenza o negligenza.

Per quel che mi riguarda non è abbastanza, tanto più che molto spesso i conducenti che guidano in stato di alterazione sono recidivi, per cui se la prima volta gli va relativamente bene, magari senza scontare un giorno di carcere, va da sè che non sono certo incentivati a fare attenzione e la cronaca riporta molti esempi in proposito.

Parlandone più volte mi è parso di capire che lei interpretasse l’Omicidio stradale per qualsiasi morte a causa incidente, in pratica come succede in Inghilterra, cosa che non vorrei vedere applicata in Italia, dato che come scriveva a suo tempo Caprino “Occorrerebbe una seria indagine su ogni sinistro mortale. Ma chi la fa”

Ma la mia linea di pensiero è uguale a quanto espresso da SicurAuto ovvero l’incidente esiste, la fatalità pure, non intendo assolutamente di fare di tutta un’erba un fascio e pur rispettando il dolore di chi ha perso una persona cara in un incidente, resta il fatto che ogni incidente (e morte) è storia a sè:

Scrive SicurAuto: Ovviamente, il reato di omicidio stradale si configurerebbe solo in casi certi e ben definiti. Sussisterebbe solo se la morte di una o più persone fosse determinata da una condotta di guida azzardata, tecnicamente accertata.

In più, occorrerebbe la concomitante violazione di alcuni articoli del Codice della strada, quali la guida in stato di alterazione psicofisica (anche questo un punto suscettibile di diverse modifiche: per l’alcol, si parla di almeno 0,8 grammi per litro di sangue contro un limite di legge di 0,5), gare in velocità, la guida in stato di ebbrezza, elevata velocità, non rispetto dei posti di blocco, passaggio col rosso, utilizzo di dispositivi elettronici alla guida (cellulari o navigatori), sorpasso azzardato (su dossi o in curva) e marcia contromano.

Non sussiterebbe il reato di omicidio stradale qualora venisse accertato il concorso di colpa o si dimostrasse che – pure rispettando il Codice della strada – si sarebbe potuto verificare il decesso.

Con il nuovo reato di omicidio stradale, si creerebbe un reato di omicidio quasi volontario: anzitutto, la reclusione prevista sarebbe molto più estesa. E la patente verrebbe ritirata a vita.

E quindi ritengo che serva una legge più punitiva verso chi ci mette del suo per aggravare la situazione; una legge che magari non preveda quelle attenuanti che hanno permesso ad un guidatore sotto l’effetto di droghe di investire ed uccidere 8 (OTTO) ciclisti e cavarsela poi con 7 (SETTE) anni di carcere.

Mi verrebbe da dire che anche in questo caso è d’attualità  il post ispirato da una riflessione di Michele Serra dove si evidenziava il fatto che manca del tutto la cognizione del fatto ovvero che esiste, cioè, un rapporto di causa ed effetto tra un’infrazione ed una punizione. 

E quindi se vai a fare una rapina, metti in conto che un carabiniere ti spari e se ti piace bere fino all’orlo metti in conto che potresti farti 20 anni di carcere se ammazzi qualcuno.

Su SicurAuto ho letto recentemente le dichiarazioni del sottosegretario ai Trasporti, Erasmo D’Angelis, che parla di:

un obbligo morale prima che politico: fermare le stragi sulle nostre strade aggiungendo poi che La riforma del Codice della strada avrà come priorità la sicurezza e il sistema sanzionatorio cambierà radicalmente: non la passerà più liscia chi provoca incidenti mortali guidando in stato di ebbrezza o sotto gli effetti di droghe.

E’ già un passo avanti; devo ammettere però che ho visto D’Angelis intervenire giorni fa a Mi Manda Rai 3 e mi ha restituito un’immagine positiva, rispetto ai soliti politici e/o burocrati che per prima cosa si parano le spalle e/o negano l’evidenza dei fatti, tuttavia tra una dichiarazione ed una legge e la successiva applicazione della stessa, ce ne passa,infatti sempre SicurAuto scrive che:

Anche una volta approvato il reato di omicidio stradale, ci si troverà a dover lottare con un sistema giudiziario da Terzo mondo, in cui le cause durano spesso più di 10 anni e in cui il troppo spazio lasciato alla libera interpretazione del Giudice fa sì che, a fronte dello stesso reato, si arrivi a condanne troppo diverse le une dalle altre.

Non mettiamo in dubbio la serietà di D’Angelis, ma il rischio concreto è di vedere il solito ritocchino in alto per le pene che poi però non verranno applicate bene se non si cambia qualcosa nei procedimenti.

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