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Perché un’azienda viene denunciata quando segnala volontariamente il ritiro di un prodotto?

in sintesi un articolo di Roberto La Pira che leggo sul Il Fatto Alimentare

Le campagne di richiamo e il sistema di allerta rapido europeo per i prodotti alimentari (Rasff) sono argomenti che Il Fatto Alimentare segue con particolare attenzione.

Il 19 novembre 2013 il Ministero della salute insieme alla Nutrition Foundation of Italy (NFI) ha promosso un convegno su questo tema, dove ha parlato anche il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, ben noto alla cronache nazionali anche per le inchieste di carattere alimentare.

Il suo intervento ha destato una certa effervescenza in sala, quando è stato posto l’accento sull’obbligo del funzionario ASL di comunicare all’autorità giudiziaria il nome delle aziende che si comportano in modo virtuoso (ossia quando un’azienda di fronte a un problema, invece di tacere informa immediatamente l’ASL e si accorda per il ritiro e il richiamo del prodotto).

L’invio dell’informativa all’autorità giudiziaria comporta il serio rischio di fare scattare una denuncia contro l’azienda.

Si crea così il paradosso di un’impresa che comportandosi in modo corretto finisce per firmare la propria autodenuncia.

Abbiamo chiesto dall’inizio di ottobre al dottor Raffaele Guariniello un’intervista su questi temi. Siamo tornati alla carica per ben tre volte dopo il convegno di Roma, ma i due appuntamenti fissati sono saltati.

Le domande focalizzavano l’attenzione sul funzionamento delle Procure in materia di reati alimentari, sul richiamo dei prodotti e sull’allerta. Sarebbe interessante ricevere delucidazioni anche dal Ministero della salute, coinvolto in prima linea su questo fronte, al quale abbiamo inviato le domande  all’inizio di gennaio.

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