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Un libro: C’era una volta la crisi

Consiglio la visione di questa puntata di Mizar dove l’economista Becchetti spiega al meglio la sua visione economica che, da uomo della strada, condivido in pieno.

Lui parla del voto del portafoglio ovvero di come i consumatori, con le loro scelte, i loro acquisti, possono condizionare i comportamenti delle aziende, spingendole ad essere più consapevoli e rispettose dell’ambiente, dell’etica, delle persone.

Naturalmente ci sarà qualcuno che dirà che il gesto del singolo non serve a niente. E’ sicuramente vero che un piccolo gesto, se restasse isolato, servirebbe a poco, ma visto che i singoli cittadini formano poi la Società, va da sè che più persone pretenderanno comportamenti etici da parte delle aziende come dei politici e più facile sarà migliorare le cose, per noi e per quelli che verranno. Inclusi i vostri figli.

Agganciandomi al potere che noi consumatori abbiamo in mano, torno al mio solito pallino del boiccottaggio nei confronti di chi agisce scorrettamente, sotto ogni punto di vista; nel mio post avevo evidenziato i risultati ottenuti da una presa di posizione dei consumatori contro un’azienda che aveva aumentato il prezzo di un prodotto, ma il discorso è sempre valido.

Nel corso dell’intervista Becchetti cita le campagne di Oxfam, alle quali ho aderito più volte: “le potenzialità del voto col portafoglio e del voto col mouse sono enormi (e il voto col mouse non costa nulla). Dobbiamo votare col mouse se non siamo masochisti (e se siamo autoiteressati in modo lungimirante sapendo che premiare i migliori fa bene all’ambiente e al lavoro di tutti). Se no ci meritiamo le delocalizzazioni.”

Ed ancora una volta ribadisco che noi cittadini possiamo fare la differenza; certo, non sarà facile nè immediato, ma le cose non cambieranno (in meglio) da sole, mentre  faremo finta di niente, indignandoci davanti alla televisione per poi passare oltre, aspettando che sia qualcun altro ad occuparsene.

Tornando a quanto spiegato da Becchetti, è oltremodo preoccupante constatare che una ricetta tutto sommato semplice (se si volesse fare veramente) per risollevare il “sistema Italia, ma anche l’Europa” non sia presa in considerazione, e che si continui a percorrere una strada suicida.

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Cosa fare per uscire una volta per tutte dalla spirale di una crisi che prima di essere economica o finanziaria è morale e di pensiero, una deflagrazione che è costata tra i 10 mila e i 20 mila miliardi di dollari?

«Se vogliamo risolvere la crisi c’è un’unica strada. Cambiare le regole di una finanza inutile, pletorica e dannosa che non fa che danneggiare continuamente l’organismo dell’economia reale con i suoi sussulti incontrollati».

È quanto scrive Leonardo Becchetti, tra i più noti economisti italiani, nel suo libro C’era una volta la crisi. Un paese in emergenza, le ragioni per sperare.

Un libro dal doppio registro: un’analisi sferzante del perchè si sia giunti ad una situazione di recessione, ma anche una disanima appassionata e mai retorica delle possibilità di riprendere la strada per un’economia dal volto umano.

Una speranza che, certo, necessita di essere costantemente “costruita» “dall’azione dei cittadini – a partire dal “voto col portafoglio” – mentre allo stesso tempo va affrontata la riforma della finanza.

Tre sono i passaggi che Becchetti vaglia nel suo saggio: anzitutto la certezza granitica che l’assioma dell’economia “classica” (massimizzare i profitti, ridurre le perdite) sia profondamente sbagliato: «Gli individui puramente auto-interessati finiscono paradossalmente per generare meno benessere per sé e per gli altri nelle relazioni economiche».

Secondo. Per Becchetti, docente di economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, è necessario un pacchetto di riforme strutturali per cambiare le regole di una finanza ormai angusta e miope: «Riduzione della leva bancaria delle banche troppo grandi per fallire, divieto per le banche di fare trading in proprio con i depositi dei clienti, tassa sulle transazioni finanziarie».

Infine, Becchetti individua nella formula “il volto con il portafoglio” il grande segreto nascosto per la società civile (“il mercato siamo noi” è uno degli slogan più convincenti dell’economista, presidente del Comitato etico di Banca Etica), appunto per cambiare e rendere più giusta l’economia: «Solo premiando con la nostra spesa le aziende all’avanguardia nel tutelare ambiente e lavoro mentre producono e creano valore possiamo costruire un’economia al servizio della persona».

Quasi un manuale, che, in brevi capitoli motivati dalle domande sollevate dalla crisi “in uno degli anni più difficili del nostro paese”, evidenzia i segni di speranza che comunque già brillano.

Una speranza che, certo, necessita di essere costantemente “costruita»”dall’azione dei cittadini – a partire dal “voto col portafoglio” – mentre allo stesso tempo va affrontata la riforma della finanza.

L’essenziale è arrivare a scoprire “la superiorità della razionalità del noi rispetto a quella dell’opportunismo individuale”. Ne va della nostra felicità.

 

 

 

 

5 commenti su “Un libro: C’era una volta la crisi

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  5. Marina R.
    27 marzo 2014
    Avatar di Marina R.

    leggo sempre con molto interesse le sue mail, grazie per il suo lavoro di ricerca continua della verità.

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