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Mancati pagamenti, non se ne può più: mi tolgo un sassolino e scrivo alla UE

Mi capita di aprire un post affermando che l’argomento rientra nei miei pallini, tuttavia di cose che non vanno ne vedo troppe e non le reggo, per cui di pallini ne ho parecchi e sfociano sempre in lotte (civili) che possono sembrare una lotta contro i mulini a vento o, peggio, contro i classici Muri di gomma che ci circondano.

mi sono rotto

Poco importa, non intendo nè rassegnarmi nè adeguarmi al peggio.

In queste ultime settimane ci sono stati alcuni problemi di pagamento con i clienti; dopo un martellamento di un mese sono riuscito a portare a casa il pagamento di una fattura che un cliente (austriaco!) non aveva pagato alla scadenza ed un altro cliente ha inviato un impegno scritto per saldare il dovuto (500 €) entro il 10 aprile 2015.

Durante alcune ricerche sul sito della UE, circa la Direttiva dei pagamenti, ho trovato i nominativi cui fare riferimento e non mi faccio scappare l’occasione per dire la mia direttamente a Bruxelles, come peraltro ho già fatto parecchi anni fa, ricevendo in cambio una telefonata da un paio di avvocati della UE che volevano chiarimenti in merito.

Nel tempo trascorso nella preparazione della lettera, nei tempi morti aziendali, di cose ne sono successe e la rabbia, va da sè, è aumentata ulteriormente.

Questo il testo della mail inviata con Oggetto: La Direttiva sui pagamenti? In Italia è una barzelletta….

Buongiorno,

scrivo sull’onda dell’arrabbiatura in corso a causa di un mancato pagamento da parte di un cliente (italiano), che dopo aver imposto un pagamento a 90 gg. f.m. r.b., abusando al meglio della sua posizione dominante, a settembre ha imposto anche la rimessa diretta.

Alle nostre rimostranze ci è stato risposto che “si trattava di una fattura di 500 € o poco più….”, dando per scontato, a mio vedere, che sarebbe stata pagata in ritardo e come se un ritardo di pagamento sia giustificato per le piccole somme, peraltro importanti per una piccola azienda (3 dipendenti), che sta pagando a caro prezzo questa lunga crisi, con un pesantissimo calo del fatturato che si scontra poi con gli aumenti di una serie di costi, dagli affitti ai trasporti, da tasse ed imposte che offrono in cambio un peggioramento dei servizi.

Resta il fatto che una volta di più è necessario battersi per poter incassare i propri soldi, senza nessuna tutela da parte dello Stato che, da parte sua, opera sul mercato con leggi che lo tutelano da questi comportamenti.

Vedi ad esempio quanto accade con i fallimenti, con una piccola azienda come la nostra che dopo 15 anni ha ricevuto l’1% del credito (pari a quasi 26.000 €), mentre lo Stato ha incassato il 100% del dovuto più gli interessi.

Giochiamo con regole diverse che, per noi, cambiano in corsa a seconda del Governo in carica.

Vedi anche il meccanismo cosiddetto dello split-payment, entrato in vigore dal 1° gennaio, grazie al quale le Pubbliche Amministrazioni dovranno versare l’IVA relativa alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei loro confronti.

Se non fosse che la misura produce effetti gravissimi sulle imprese, incidendo sulla loro liquidità già fortemente pregiudicata dal fenomeno dei ritardati pagamenti* della PA, mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese che operano nel settore dei lavori pubblici.

In sintesi, le imprese non ricevono più Iva dalla Pa, che la versa direttamente all’Erario, ma devono continuare a pagarla ai loro fornitori. Al posto della liquidità, le imprese avranno in cassa solo crediti Iva.

(* Il rimborso dei crediti Iva dovrebbe essere immediato, in Italia ci vogliono 2 anni e mezzo + i pagamenti della PA dovrebbero essere effettuati in 60 giorni ed invece in Italia la Pa paga in media con 6 mesi di ritardo.)

Buon per noi che preferiamo non lavorare per Stato, Comune, ecc., ma sarebbe interessante scoprire come potrebbe andare avanti il paese se nessuno lavorasse più per lo Stato.

Tornando al problema pagamenti, non serve a nulla fare leggi che sono bellissime sulla carta, ma totalmente inapplicate e che sfociano poi in un’assoluta mancanza di tutela del creditore.

C’è anche da dire che scrivere “Le imprese devono pagare le loro fatture entro 60 giorni … a meno che non concordino diversamente” apre lo spazio a quella prevaricazione tipica delle aziende che sfruttano il loro potere contrattuale, a prescindere dal fatto che questo modo di fare “sia gravemente iniquo per i creditori.”

Non c’è dubbio che sia un modo di agire iniquo, prepotente e scorretto, visto che poi conduce sulla strada dei mancati e/o ritardati pagamenti. Ma di fatto lecito.

Il legislatore avrebbe dovuto essere più coraggioso, dando un limite di 60 giorni, punto e basta, dando poi alle aziende la possibilità di segnalare (alla Camera di Commercio o altri soggetti) le aziende che cercano di aggirare la normativa, proteggendo dalle ritorsioni* chi segnala e punendo senza ritardi chi infrange le regole.

* Detto per inciso, la nostra azienda è stata inserita nella Lista nera di un cliente perchè abbiamo osato fargli causa, per poter ottenere quanto dovutoci.

Essere sulla Lista nera di certa gente non è un problema, che certi clienti è meglio perderli che trovarli, tuttavia resta l’amaro in bocca…

Ed una volta terminata la stesura di questa lettera, ecco che i nodi sono arrivati al pettine; arriva quindi la comunicazione che un’azienda che non ha pagato 1767 € nel novembre 2012 ha dichiarato fallimento*, per cui va da sè che il nostro credito è da considerarsi perso, nonostante la sentenza a nostro favore del Giudice di Pace di dicembre 2014.

E, non ultimo, ci troviamo a dover andare per vie legali per cercare di recuperare ben 502 € citati in apertura, pagando intanto 227 € di fondo spese al legale. E speriamo che non falliscano anche questi…

Chiudo con un’ultima considerazione, agganciandomi ad un pensiero del Presidente Luigi Einaudi (1874- 1961) e vi faccio notare che è morto nel 1961; sono trascorsi più di 50 anni ed il suo pensiero è drammaticamente valido ancor oggi:

“…migliaia, milioni di individui lavorano, producono, e risparmiamo nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli.

E’ la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.

Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono i capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti che quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.”

Resta il fatto che io ho perso la spinta di cui parlava Einaudi, perchè puoi resistere alle crisi di mercato, se non sono pluriennali come quella in atto, ai clienti che non pagano (fino ad un certo punto), puoi masticare amaro e mandare giù bocconi indigesti, ma come fai ad andare avanti se il tuo primo avversario, per di più scorretto, è lo Stato?

Di cose da dire ce ne sono molte e non voglio prendermi troppo spazio; ho un Blog dove, tra le altre cose, racconto “Il mondo del lavoro” visto dall’interno ed a questo proposito copio in calce alcuni link che portano a post pubblicati nel tempo e, purtroppo, sempre attuali.

Ritengo che chi nella UE si occupa di pagamenti, debba sapere quale sia la realtà dei fatti.

Grazie dell’attenzione e Buon lavoro

Cordiali saluti

(Seguono i link che i lettori abituali ben conoscono che, in ogni caso, si possono trovare nella categoria Il Mondo del lavoro)

* La nota che segue non è inclusa nella lettera, ma serve a far capire con quanto entusiasmo uno possa alzarsi tutte le mattine per venire al lavoro…

Nota integrativa del 2 marzo 2015: E la presa per il culo (chiamiamola per nome) ha chiuso il cerchio; alla perdita del credito (sul quale è stata pagata l’Iva, tra l’altro) si aggiunge ora la parcella dell’Avvocato che non potendo recuperare le spese dal debitore, in forza della sentenza del Giudice, le chiede a me.

Ecco quindi la parcella di 817 € per non prendere i miei 1737. Cornuto & Mazziato come peraltro accade abitualmente ai sudditi di questa Repubblica delle banane…

Sarebbe stato sufficiente che il Giudice avesse la possibilità di prendere la decisione in tempi rapidissimi, che la giustizia non rallenti il suo lavoro nel periodo natalizio e via così… lascio la parola a Piero Ciampi, che è meglio.

 

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