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“Carte fedeltà”: una tentazione usarle, ma facciamo attenzione

in sintesi un articolo che leggo su E-R Consumatori che integra il post pubblicato alcune settimane fa: A noi le carte fedeltà, a loro i nostri dati; vale la pena?

Circa quanto affermato dal Garante, sulla comunicazione di dati sensibili per ottenere la tessera fedeltà, ha sicuramente ragione, ma come spesso capita ci si dimentica che la vita reale non è quella che vedi da dietro una scrivania.

Per cui il consumatore spesso si ritrova alla cassa a compilare un modulo, pressato dalla cassiera così come dalla fila di clienti dietro di lui, per cui non pensa a chiedere informazioni oppure a “non spuntare” qualche casella.

Non ultimo, chi ci dice che le risposte che ci danno in merito al trattamento dei dati siano veritiere?

Viviamo in un paese dove una certa banca degli impiegati, pressati dalla direzione, aveva offerto (e consigliato) a degli 80enni degli investimenti ad alto rischio, trentennali, spacciandoli per piani di accumulo a basso rischio.

Vogliamo e possiamo quindi credere a tutto quello che ci dicono? Ed infatti spesso ci vendono risposte fumose, che però paghiamo a carissimo prezzo…

Ed infatti basta leggere questo articolo di Vincenzo Imperatore su Lettera43, per capire che crederea  quanto ci dicono:

Subdole pressioni, falsi sorrisi, ‘parziali’ descrizioni dei prodotti (in banca vige la regola che «non bisogna dire bugie ma non bisogna neppure dire tutto»), numerosi e asfissianti contatti telefonici e/o richieste di incontri in filiale sono solo alcuni dei comportamenti standard del bancario di filiale post rientro dalle ferie natalizie.

E sono tutti finalizzati a vendere prodotti-servizi di cui il cliente non ha piena consapevolezza e che nascondono insidie…

lenteLe hanno chiamate apposta “carte fedeltà”. Basta che ce ne consegnino una per farci sentire indissolubilmente legati e “vicini” a quel marchio o a quel negozio.

In Italia ne circolano milioni: secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio fedeltà di Parma 41 milioni sono solo quelle appartenenti a un marchio della Grande Distribuzione Organizzata. Un colosso dell’arredamento come Ikea ne ha emessi fino a oggi 6 milioni di pezzi.

Non si tratta solo di numeri vuoti: l’86% delle card viene usato regolarmente ed è sempre nei portafogli dei suoi proprietari, esibito ogni qual volta serva uno sconto o  un regalo, c’è un’iniziativa per i clienti più fedeli, o bisogna usufruire di un’offerta speciale riservata ai “soli titolari di fidelity card”.

Tutte tecniche –  spiegano gli esperti di marketing –  che servono per farci spendere di più.

Questo investimento costa alle compagnie il 30% del budget annuale per il marketing, ma è ben ripagato.

Una recente inchiesta della rivista dei consumatori australiana Choice ha mostrato come quello dei programmi fedeltà sia un meccanismo che spesso illude i consumatori, a tutto vantaggio dei distributori e venditori.

Chi si è iscritto a un programma fedeltà sa che non è raro ricevere inviti a giornate promozionali presso i punti vendita di quella catena, dove solo chi possiede una carta fedeltà può usufruire di offerte e sconti particolari.

Sembra un’occasione da non perdere, ma basti sapere che la catena di abbigliamento australiana Myers ha dimostrato qualche anno fa che i consumatori che ricevono inviti personalizzati sulla loro casella di posta, spendono in media ogni anno il 20% in più dei clienti “non fedeli”.

Anche in questo caso, avvertono gli esperti di neuromarketing, prima di accettare un invito in un negozio o di correre al supermarket perché ci sono le offerte dedicate ai soli soci, bisognerebbe porsi una domanda: di che cosa ho davvero bisogno?

E scrivere la risposta su un biglietto. Anche perché, “innamorarsi degli sconti significa comprare qualcosa di cui non si ha bisogno”.

Legato alle carte fedeltà, infine, c’è anche l’aspetto della privacy, ultima e dolente nota.

Come consiglia il segretario generale del Garante per la tutela dei dati personali Giuseppe Busia , prima di compilare qualsiasi modulo bisogna chiedere quale uso verrà fatto delle informazioni che stiamo fornendo.

Il rovescio più fastidioso di questa medaglia è infatti senza dubbio l’inondazione costante di messaggi pubblicitari nella casella di posta reale e virtuale, al telefono di casa e al cellulare.

Nel corso della sua attività il Garante ha anche scoperto che in molti spingono i clienti a credere che il rilascio della tessera sia condizionato dal rilascio di certi dati anche sensibili. Ma non è così.

“Le carte di fedeltà possono essere rilasciate anche se il consumatore non intende acconsentire ad eventuali iniziative di profilazione o di marketing”, spiega Busia.

Inoltre, “I clienti delle grandi catene di negozi e di supermercati beneficiari di carte di fedeltà devono essere informati in maniera chiara ed evidente sugli scopi per i quali i loro dati vengono raccolti.

Quando le informazioni personali vengono usate anche per costruire profili di consumatori, per ricerche di mercato o per direct marketing, i consumatori devono esprimere, liberamente e senza sollecitazioni, il consenso su tale uso”.

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