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Esami medici inutili da evitare ovvero “Fare di più non significa fare meglio”

dottoreUn progetto di cui leggo in questo articolo di Altroconsumo che, facendo riferimento alle esperienze personali e/o di alcuni Amici, sembra persino superato vista la tendenza attuale di non prescrivere esami a prescindere.

Esami che, anche se il medico te li prescrive, spesso vengono fissati così in là nel tempo da permettere ad un’eventuale malattia in corso di fare più danni del necessario. E la prevenzione va a farsi friggere.

D’altro canto le cronache ci hanno raccontato di strutture ospedaliere, sia pubbliche sia private, dove addirittura venivano fatte operazioni chirurgiche non necessarie, per cui la verità probabilmente sta nel mezzo anche questa volta…

Per quel che mi riguarda, ad eccezione degli esami del sangue di routine, peraltro prescritti in maniera mirata dal mio dottore, l’ultimo esame extra che ho dovuto fare , giusto qualche mese fa, è stata una lastra ad un piede.

Tempo richiesto inizialmente 30 giorni, in una casa di cura convenzionata Asl e successivamente ho trovato disponibilità in un laboratorio privato, sempre convenzionato: 10 giorni.

Ma su esami e tempistiche potrebbero essere più precisi Poppea e, viste le recenti vicissitudini familiari, anche il Testimone.

Circa gli esiti negativi citati nell’articolo sono perplesso; è ovvio che un esito sbagliato può causare danni sia a livello emotivo sia fisico, con successiuvi interventi clinici inutili, tuttavia l’errore è sempre in agguato: su questa basi non dovremmo mai fare un esame per non rischiare di incorrere in un errore.

Diverso il problema legato all’esame PSA infatti leggevo tempo fa che:

L’effetto (di prevenzione) è così modesto che non giustifica il numero elevato di falsi allarmi e di persone che vengono operate o curate inutilmente per tumori silenti.

Si è calcolato che per ogni vita salvata, 1400 uomini devono essere testati con il Psa per nove anni di seguito e alla fine altre 47 saranno state operate o sottoposte a radioterapia o terapia farmacologica, con tutti i rischi connessi, senza averne un beneficio.

Un esponente illustre dell’American Cancer Society è arrivato a sintetizzare che “è 50 volte più probabile vedere la propria vita rovinata dal test che salvata”.

Lo stesso scopritore, Richard Ablin, ha sostenuto sulle pagine del New York Times che “la popolarità del test ha condotto ad un disastro sanitario” negli Usa e che il test “è appena più efficace del tirare una monetina”.

La colpa, secondo il ricercatore, è nella continua campagna pubblicitaria di medici e lobby che traggono profitti dall’esecuzione dei test.

Trovo quasi divertente leggere che lo scopo del progetto è quello di portare i medici ed i pazienti a scegliere con maggiore attenzione.

Tralasciando certi medici che a quanto mi raccontano dedicano al paziente 2 minuti di orologio, limitandosi a scrivere ricette, prescrivere farmaci e talvolta pure esami che poi leggeranno in 30 secondi, resta il fatto che dovrebbe essere il medico a decidere il da farsi, che il laureato è lui.

L’unica cosa da migliorare probabilmente è la parte legata all’informazione del paziente che in genere non ha voce in capitolo.

Ma visto che si parla di esami e di prevenzione, racconto una vicenda familiare che potrebbe essere un valido spunto di discussione.

Nel 1994-95 mia madre ha chiesto di fare un’ecografia addominale; il medico ha giustamente chiesto se aveva sintomi di qualsiasi natura e, ricevuta risposta negativa, non ha prescritto l’esame. Mia madre è tornata alla carica un paio di volte, nel corso del tempo, ricevendo sempre un no.

Alla fine si è fatta prescrivere un esame dal medico di famiglia (privato) ed è andata a fare l’esame a luglio 1995.

Dopo un paio di settimane era in ospedale per togliere un rene nel quale era stato trovato un tumore, di dimensioni prossime al limite del non ritorno ovvero preso al momento giusto, prima che facesse altri danni.

Questa è sicuramente una situazione limite, tuttavia sempre più spesso leggo che dopo una certa età è meglio fare un’ecografia degli organi interni, (ad esempio) al fine di fare prevenzione (appunto).

Dopo la prematura scomparsa del nostro Metallaro, per me devastante a livello psicologico ed emotivo, vista l’età simile (anzi io ho – avevo –  qualche anno in più), ho chiesto al medico di fare qualche esame.

Alla sua domanda: ha dei dolori? la mia risposta è stata negativa, tuttavia quando hai dei sintomi precisi, forse è perchè la malattia è già in atto.

Scoprirla in anticipo rispetto ai sintomi, prenderla agli inizi, sarebbe un affare, tanto più considerando che sono sicuramemte un tipo ansioso, ma non vado dal dottore ogni due settimane a farmi visitare ovvero per una volta che ti chiedo di fare un esame… 😉

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“Fare di più non significa fare meglio” è un progetto promosso dall’associazione Slow Medicine, con la partecipazione di Altroconsumo.

Lo scopo: portare i medici e i pazienti a scegliere con maggiore attenzione, discutendone insieme, le cure e gli esami da prescrivere.

Abbiamo chiesto a medici e altri professionisti della salute di indicarci le pratiche a più alto rischio di eccesso: cioè quelle che più spesso vengono prescritte ed effettuate anche quando non è necessario, anche quando non ci sono dati scientifici che ne supportino l’utilità.

Non si tratta certo di abolirle: ma di spingere i medici e i pazienti a prenderne atto, discutendo insieme con calma i pro e i contro prima di decidere.

Troppo spesso analisi e cure sono applicate in eccesso, anche quando non ci sono dati scientifici solidi che ne dimostrino l’utilità.

Un’analisi o un trattamento non necessari possono esporre il paziente a rischi inutili, in misura molto maggiore di quanto non siamo abituati a pensare.

Senza contare l’inutile aggravio della spesa per il Servizio sanitario, che alla fine viene pagato da tutti, sia in termini di tasse maggiori, sia in termini di tagli a misure di assistenza a volte necessarie.

Ma non si tratta soltanto di sprechi: bisogna avere molto chiaro che una cura o un esame non motivato, anche il meno invasivo, per il cittadino è un inutile rischio per la salute.

  • Un esame può essere dannoso. Non tutti gli esami sono privi di rischi: le radiografie, per esempio, comportano l’esposizione a radiazioni ionizzanti, qualcosa cui non è ragionevole sottoporre l’organismo se non c’è un motivo davvero valido.
  • Tutti gli esami possono dare esiti sbagliati. Sia perché non identificano un disturbo (falsi negativi), sia perché lo identificano quando non c’è (falsi positivi). Questo può creare una catena di conseguenze dannose: nel caso dei falsi positivi, ad esempio, una serie di nuovi esami inutili, con tutte le ansie, i rischi e le spese conseguenti.
  • Può succedere di trovare disturbi che sarebbe stato meglio non curare. Un aspetto su cui si riflette troppo poco è quello della sovradiagnosi: un esame può infatti portare a trovare (e trattare) una malattia che non avrebbe mai dato fastidio. L’esempio più classico è quello dello screening del PSA, che identifica e spinge a curare tumori della prostata che non avrebbero mai fatto danni, trasformando in malati uomini che senza lo screening sarebbero stati considerati sani.

Un commento su “Esami medici inutili da evitare ovvero “Fare di più non significa fare meglio”

  1. Poppea
    19 marzo 2015

    Aldilà dei possibili errori per me vanno fatti, se poi risultasse qualcosa si approfondisce, io ormai mi sono fatta una cultura, dopo che ho avuto la flebite mi sono stati prescritti duemila controlli, alcuni tipo ecografia dell’alto addome li ho fatti per conto mio, dato che mia madre ogni tanto la deve fare anche lei per controllo ai reni.

    Praticamente mi sono informata al columbus struttura attinente al policlinico gemelli, per quanto concerne la radiologia hanno il “privato sociale” ossia ti prenoti eco, radiografie pagando 30 euro ad organo, mi spiego meglio è come se uno pagasse il ticket io per l’alto addome, pancreas, fegato, reni, milza, ho pagato 55 euro, praticamente come un ticket, quando ho telefonato per la prenotazione, volevo fare solo fegato e pancreas e l’addetto mi ha consigliato di fare l’alto addome perché l’eco sarebbe costata 30 ad organo mentre l’alto addome costava 55, e avrebbero controllato 4 organi.

    L’esame l’ho fatto dopo tre giorni. Per le analisi no problemi ci sono quelle di routine che si fanno anche a civitavecchia per quelle particolari mi appoggio al gemelli dove le fanno tutti i giorni.

    Per l’ematologia mi appoggio sempre al gemelli dove c’è un reparto gestito da tre medici, io mi sono trovata molto bene con una dottoressa e voglio andare sempre da lei.

    Purtroppo quando telefoni per prenotare ti devi mettere in lista e devi andare da chi capita, io però ho fatto ”faccia” mando una mail alla segretaria del reparto lei mi dice i giorni in cui fa’ ambulatorio la dottoressa e chiede a lei se può visitarmi extra lista e lei acconsente sempre.

    E’ un amore, quando le porto qualche pensierino mi dice sempre “lei ha diritto alla salute non deve ringraziarmi” ovviamente qualche dolcetto ci scappa anche per la segretaria, persona gentilissima e umana.

    Purtroppo bisogna arrangiarsi e cercare di muoversi in una giungla che è la sanità

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