Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: L’uomo degli scacchi

di Peter May

Einaudi – Pagg. 300 – € 19,00  venduto

6036647

Trama: Fin Macleod ha lasciato definitivamente la polizia, e ha deciso di rimanere sull’isola di Lewis. Accetta di lavorare per un alto papavero delle isole Ebridi, con l’incarico di stanare i pescatori di frodo che ne invadono le proprietà per catturare i salmoni.

Tra i sospetti c’è anche Whistler, un amico di gioventù che ha rinunciato alla gloria della carriera musicale per restare nella casa di famiglia, dove porta avanti un’esistenza semplice ed elementare, a un passo dalla miseria.

L’amicizia tra McLeod e Whistler rifiorisce ancor più intensa che in passato finché, una notte, un terribile nubifragio fa esondare fiumi e laghi, riportando allo scoperto un piccolo aereo con il cadavere del pilota ancora a bordo.

A Fin non rimane che riprendere il vecchio mestiere e indagare su quello che con ogni probabilità è un delitto. Tanto più che il corpo sul velivolo ha un nome: Roddy, il tastierista del gruppo musicale cui apparteneva Whistler, scomparso molti anni prima.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Dello stesso autore ho letto i primi due libri di questa trilogia: L’isola dei cacciatori di uccelli e L’uomo di Lewis.

Mi capita spesso di leggere recensioni entusiaste, a firma di un quotidiano oppure di giudizi complessivi che, una volta terminata la lettura, forse lasciano il tempo che trovano, ma in questo caso concordo appieno con quanto scritto da The Independent:

L’uomo degli scacchi offre un’esperienza quasi viscerale: camminiamo anche noi , con Fin, sulle scogliere spazzate dal vento e accanto a lghi prosciugati.

Per i lettori sarà dura accomiatarsi da questo personaggio, ma bisogna rendere merito a Peter May di aver tenuto fede al progetto di una perfetta trilogia.

Come scrissi a suo tempo, circa L’isola dei cacciatori: apprezzo lo stile di scrittura di May che senza mai annoiare riesce a trasmettere appieno l’asprezza dei luoghi e la durezza delle vite dei vari personaggi.

La fine della trilogia può piacere o meno, mai come in questo caso è soggettivo, ma sebbene sia effettivamente difficile accettarne la fine è altresì vero che è meglio salutare Fin adesso, piuttosto che incontrarlo nuovamente in storie scritte per sfruttare il personaggio sino all’esaurimento dello stesso.

Sicuramente consigliato, ma è assolutamente necessario seguire cronologicamente la trilogia.

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 26 giugno 2015 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: