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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Sangue e lavoro minorile nelle batterie al litio di auto elettriche & smartphone…

Facendo riferimento all’affermazione di Mark Dummett (ricercatore di Amnesty):

Milioni di persone godono i benefici delle nuove tecnologie, ma raramente si chiedono come sono prodotte

chi mi conosce sa che non parlo per sport quando dico che se avessi la possibilità di scegliere tra due prodotti, uno etico sotto ogni punto di vista e l’altro no, se non fosse che ad oggi questo aspetto non è ancora entrato in testa ai consumatori e, di conseguenza, non viene valutato importante dalle aziende.

Prova a non comprare più i prodotti di XY e poi vediamo se non cambiano rotta.

D’altro canto lo sfruttamento dei lavoratori è veramente sotto i nostri occhi, ma è molto più facile non farsi domande e meno che mai risolvere, visto che tra il Dire ed il fare…

Leggi: Se il Progetto contro il lavoro nero in agricoltura cammina in salita…

 

pensieri parole

Non volevate saperlo, ma quella che chiamiamo sostenibilità ha spesso una faccia oscura.

È il caso delle batterie al litio, nuova mecca della tecnologia di consumo, presenti in miliardi di dispositivi, dagli smartphone alle auto elettriche.

Un nuovo rapporto di Amnesty International e Afrewatch, pubblicato oggi, rivela che i principali marchi dell’elettronica – tra cui Volkswagen e Daimlernon sono in grado di escludere il cobalto estratto dai bambini nelle miniere in Repubblica democratica del Congo dai loro prodotti.

Vi è qualcosa di raccapricciante nel pensare alle vetrine dei negozi di tecnologia o alla retorica green (ma #dilloinitaliano: VERDE) che circonda la mobilità elettrica e agli enormi buchi nel terreno, dai quali emergono ragazzini vestiti di stracci con la schiena ricurva sotto il peso di un sacco pieno di pietre.

«Milioni di persone godono i benefici delle nuove tecnologie, ma raramente si chiedono come sono prodotte – ha dichiarato Mark Dummett, ricercatore di Amnesty per l’area imprese e diritti umani – È ora che i grandi marchi si prendano una parte delle responsabilità per l’estrazione delle materie prime che compongono i loro prodotti».

Amnesty International ha contattato 16 multinazionali che si riforniscono da Huayou Cobalt e dalla controllata CDM, ma solo 4 di esse sono state in grado di confermarlo. Le altre hanno negato o hanno dichiarato di non avere le prove.

La grande maggioranza lavora senza le protezioni minime: guanti, abiti da lavoro e maschere per proteggersi da malattie polmonari e della pelle.

(Leggi anche: questi articoli)

Per una cifra che va dall’uno ai due dollari al giorno, i bambini lavorano fino a 12 ore al giorno nelle miniere, trasportando carichi pesanti.

Nel 2014, l’UNICEF stima che circa 40 mila bambini hanno lavorato nelle miniere di tutto il sud della Repubblica democratica del Congo, molte delle quali servono all’industria del cobalto.

Tra il settembre 2014 e il dicembre 2015, 80 lavoratori sono morti sotto terra secondo le il rapporto. Ma è una stima al ribasso: numerosi corpi restano sepolti sotto le macerie e gli incidenti vengono insabbiati.

Fonte e lettura integrale: Sangue e lavoro minorile nelle batterie delle auto elettriche

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