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Il foie gras mi piace, ma non lo mangio, neanche se Eataly “indora” il tutto…

Il foie gras mi piace(va), ma non lo mangio più, in quanto cerco di vivere con coerenza ovvero nel rispetto dell’Etica.

Qualcuno potrebbe obiettare che però mangio la carne e che gli animali di certo non muoiono per vecchiaia o si suicidano per piacer mio, il che è assolutamente vero, ma è anche vero che nella mia imperfezione cerco in ogni caso di comportarmi al meglio, ovvero nel rispetto del benessere animale il che, nel caso specifico, significa evitare carni ottenute da allevamenti intensivi.

Nel 2012 ho pubblicato il post Una barbaria inaudita in nome di una “prelibatezza” chiamata foie gras nel quale si spiegava chiaramente come si ottiene il foie gras:

…anatre e oche vengono  ingozzate per mezzo di un tubo metallico, lungo 20-30 cm, infilato in gola e spinto giù fino al raggiungimento dello stomaco.

Per costringere l’organismo a produrre il foie gras, l’animale deve ingerire un’enorme quantità di mais in pochi secondi.

Questo comporta l’aumento delle dimensioni del fegato, quasi di dieci volte superiore rispetto a quelle normali, e lo sviluppo di una malattia chiamata: steatosi epatica…. (segue)

Oggi leggo questo articolo (qui in sintesi) su Il Fatto Alimentare che racconta come Eataly mascheri una pratica come l’ingozzamento utilizzando un termine equivalente, ma in francese, cosa questa che lo rende ai nostri occhi meno invasivo.

Apprezzo Eataly di solito, ma questo è uno scivolone degno di nota, per quel che mi riguarda.

Il Italia l’allevamento degli animali attraverso l’alimentazione forzata non è consentito. Non è però proibito vendere e consumare il “foie gras” che si può trovare nei negozi di gastronomia.

Quello che lascia interdetti è la “presentazione” che ne viene fatta nel punto vendita di Eataly a Roma.

A fianco dei barattoli di foie gras firmati dall’azienda francese Barthouil compare un cartello dove si legge che il prodotto è ottenuto da animali “rustici” che vivono all’aria aperta, alimentati con mais non OGM e che la lavorazione del fegato è fatta in modo tale da esaltarne il gusto.

Viene anche detto che l’alimentazione è forzata, ma lo si dice in francese ovvero “gavage”.

Forse non sono riusciti a trovare un termine in italiano adeguato; se avessero scritto “ingozzamento” o qualcosa di simile si sarebbe persa la nota esotica che magari piace e attrae il consumatore nostrano; oppure perché tale tecnica è avversata da molte persone.

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Un commento su “Il foie gras mi piace, ma non lo mangio, neanche se Eataly “indora” il tutto…

  1. Ele di Siena
    13 aprile 2015

    Anche a me piacerebbe tanto ma non lo mangio più da quando ho visto un servizio… prima beatamente incosciente non immaginavo le torture…

    Anche io non credo che ci sia bisogno di essere integralisti a tutti i costi… e non che una mucca meriti di morire più di un agnellino… ma sicuramente un agnellino è un cucciolo e deve ancora fare la sua vita… e comunque se al posto di far morire 100 animali, riesco a farne uccidere solo 60 è già un traguardo no?

    Ciò che posso evitare lo evito…

I commenti sono chiusi.

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