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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: La notte del professor Andersen

di Dag Solstad

Iperborea – Pagg. 151 – € 16,00 > lo vendo ad € 6,50 + spese spedizione

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Trama: È la vigilia di Natale e il Professor Andersen, 55 anni, docente di letteratura all’università di Oslo esperto di Ibsen, sta bevendo caffè e cognac nel suo salotto, solo, preparandosi a festeggiare. È tutt’altro che triste: indossa un vestito elegante, il suo albero è addobbato, la cena è quasi pronta, e nonostante la solitudine (Andersen è da anni separato dalla moglie, non ha figli, e pochissimi amici), si gusta il rito e la sua atmosfera.

Perso nei suoi pensieri, guarda fuori dalla finestra e vede un uomo strangolare una donna in un appartamento dall’altra parte della strada. È certo di aver visto un omicidio, ma non se la sente di chiamare la polizia e ben presto sembra troppo tardi per fare qualunque cosa, del resto come avrebbe potuto spiegare il suo ritardo nella denuncia?

Così non fa nulla. Giorno dopo giorno la sua esitazione si trasforma in una paralisi, una sospensione della volontà, una spirale di autoanalisi che mette in dubbio la sua moralità, il suo ruolo di leader intellettuale, la sua intera vita, e tutta la sua società.

Si rende conto che non può nemmeno chiedere consiglio ai suoi amici, tutti professionisti di successo che condividono un passato radicale negli anni Sessanta e una vita attuale di agio e di compromessi, che giustificherebbero la sua inazione.

Con un romanzo magistrale che ricorda per temi e stile Cechov, Thomas Bernhard e l’esistenzialismo francese, Dag Solstad indaga l’interazione tra ribellione e conciliazione, senso di colpa ed evasione, egocentrismo e giustizia, moralità e azione.

E poi, qual è il ruolo dei valori culturali, filosofici e morali europei nella società di oggi? La letteratura e l’umanesimo sono ancora in grado di plasmare la coscienza?

Letto da: Paolo

Opinione personale: In realtà quella di oggi non è un’opinione su un libro letto, in qaunto seppur con rammarico ho dovuto piantare lì la lettura, cosa che non mi capita spesso. Ma la lettura di un libro deve essere sempre un piacere, che di libri da leggere ne ho tanti, ma di tempo no.

Non avendolo letto integralmente non posso dire che sia brutto, semplicemente non è la lettura adatta  ame e soprattutto non è un giallo, come potrebbe far credere il riferimento alla Finestra sul cortile e non è neanche un giallo da inazione, come specificato sulla seconda di copertina.

E’ inazione, è introspezione, è un libro con un solo personaggio che nella maggior parte dei casi condivide con il lettore i suoi pensieri, ma per quel che mi riguarda è noia allo stato puro.

Mi spiace perchè lo avevo messo in lista alcuni mesi fa, aspettando che arrivasse qualche sconto che abbassasse il prezzo, in quanto temevo di fare un passo falso, acquistanolo ed avrei voluto ridurre la spesa.

Alla fine ho tirato fuori 16 e e l’ho acquistato, confidando che l’azzardo mi facesse incontrare ul libro come I poeti morti non scrivono gialli, che sulla carta non avrebbe dovuto essere nelle mie corde ed invece mi aveva catturato, costringendomi a trovare nuovi spazi ed orari di lettura.

Pazienza, questa volta è andata così e chissà se ancora una volta mia sorella leggerà un libro che a me non è piaciuto dicendomi poi che è stupendo. 😀

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