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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Gulasch di cervo

di Graf & Neuburger venduto

emons – Pagg. 304 – € 12,50  

gulash-di-cerv

Trama: Ljuba, blogger ventenne a cavallo della sua moto, e Viktor, ex eroe popolare dei tempi del disastro di Chernobyl, s’incontrano nella zona contaminata che entrambi per motivi diversi frequentano, tra rottami forse riciclabili di macchine e i pochi sopravvissuti che ancora vi resistono.

Ljuba entra così in possesso di una mappa del mitico tesoro di Hitler sepolto nelle montagne al confine tra Austria e Baviera, disegnata da un ucraino ex deportato ai lavori forzati. Con la storica del Terzo Reich Marjana, iniziano una disperata e rocambolesca ricerca dell’oro nazista, inseguiti da spietati trafficanti di banconote false e killer della mafia russa.

Puntuale e documentato su avvenimenti storici poco noti, al tempo stesso avvincente ed esilarante nel concatenarsi delle vicende e nella costruzione dei personaggi, il romanzo ci fa  attraversare l’Europa e la sua storia novecentesca con intelligenza e ironia.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Il primo mistero di questo libro è proprio quello della collocazione. E’ vero che fa parte della collana giallitedeschi di emons, ma è anche vero che a prescindere dall’omicidio che avviene nelle prime pagine, l’indagine non occupa una parte predominante.

Gli avvenimenti di oggi, hanno radici negli ultimi anni di guerra e quindi è storico, ma no, neanche la storia, anche se sempre presente, ha un ruolo primario.

E’ di alpinismo? Si svolge in gran parte in montagna, leggo di corde doppie e scarponi, di pareti e ghiacciai, ma l’amico Angelo R. ben sa che non si diventa alpinisti in 3 giorni e qui è dove il libro perde un pò di credibilità.

E’ di avventura, forse? Perchè le vicende dell’improbabile trio, sono avventurose in effetti, folli come le corse di Ljuba in moto, a 300 kmh, nell’area contaminata di Chernobyl oppure folle come l’idea di Viktor di imbrogliare un boss della mafia russa, ma folle anche come l’atteggiamento di Marjana, che si mette in mostra, con spese assurde ed alterna momenti di razionalità ad altri di scemenza.

Questo libro è tutto questo, ma soprattutto, al di là di una vicenda tanto reale quanto surreale, è una lettura piacevole, che sconfina decisamente al di fuori del giallo classico, perchè non lo è, sapppiatelo.

Il secondo mistero riguarda il titolo che, detto per inciso, non soffre di una traduzione irrazionale, in quanto quello originale è lo stesso; ma vorrei incontrare gli autori e cheidergli: perchè si intitola così?

Vero che il gulasch di cervo viene citato ad un certo punto nella storia, ma senza nessuna valenza particolare; e rispunta poi alla fine, sempre assolutamente ininfluente nella storia.

Mi viene in mente Pinguini arrosto di Ervas, titolo ben più che particolare, del quale cercavo una risposta leggendo il libro, che di fatto non è arrivata, se non con una citazione.

Unico punto a sfavore, ma trattasi di gusto personale, la mancanza di un epilogo che spieghi il futuro dei componenti del folle terzetto, tanto più considerando che il libro si chiude con un paio di pagine dedicate al ritorno del figlio della commissaria il che, tutto sommato, chiude una parentesi rimasta aperta in tutto il libro.

A me è piaciuto.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 17 ottobre 2016 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , , .
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