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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: La scacchiera di Auschwitz

di John Donoghue

Giunti –  Pagg. 432 – € 14,00 > lo vendo ad € 8,00 spedizione inclusa

6501432

Trama: Novembre 1943. Tra nubi di vapore il treno da Cracovia si ferma cigolando nella stazione di Auschwitz. Trasferito dal fronte russo a causa di una ferita alla gamba, l’ufficiale delle SS Paul Meissner dovrà occuparsi dell’amministrazione dei campi di concentramento. In particolare, dalle altissime gerarchie del Reich è arrivato l’ordine di innalzare il morale delle SS attraverso attività ludiche ma nello stesso tempo edificanti.

Meissner decide così di fondare un club degli scacchi dove gli ufficiali possano sfidarsi. Finché nel campo inizia a serpeggiare una voce: tra i prigionieri c’è un ebreo francese, un certo Emil Clément detto “l’Orologiaio”, che a scacchi è sostanzialmente imbattibile.

In una spirale di orrore e sadismo, Clément è costretto alla sfida più pericolosa e terribile di sempre: giocare contro le SS mentre in palio c’è la vita o la morte di altri prigionieri.

Vent’anni dopo, ormai scrittore di successo, Emil Clément partecipa a un torneo di scacchi ad Amsterdam. Non può sapere che proprio in quella città la sua strada si incrocerà di nuovo con quella di Paul Meissner.

Cosa ci fa lì? E che cosa vuole ancora da lui?

Una storia di amicizia e redenzione, che apre uno spiraglio di luce in uno dei periodi più bui dell’umanità.

Letto da: Paolo

l’incipit

scacchiera

Opinione personale: Questo romanzo fa parte degli acquisti fatti ai primi di agosto ed era da tempo sulla mia lista dei desideri; acquistato e parcheggiato nel limbo, in attesa del momento giusto, nonostante l’interesse che suscitava in me.

Ed alla fine è l’ultimo che ho letto dei 7 libri in attesa e forse, senza nulla togliere ad un altro paio di titoli molto interessanti letti in questi tre mesi, è quello che mi ha preso di più.

Una bella storia, con una continua alternanza fra il 1962 e gli anni della seconda guerra mondiale, dove tutto ha inizio; anni brutali, violenti, gli anni della prevaricazione nazista e della persecuzione sfociata nello sterminio pianificato a tavolino degli ebrei, ma non solo.

E questa brutalità c’è nel libro, talvolta non è raccontata ma la si percepisce e ti entra dentro, giustificata dagli eventi e si alterna, una volta tornati al 1962, ad un percorso impossibile per l’Orologiaio, di perdono ed assoluzione nei confronti di un capitano delle SS.

E’ un percorso fattibile?

Esco per un attimo dal libro ovvero mi rifaccio ad un’esperienza personale che mi ha segnato profondamente e come dicevo tempo fa, Non perdono e non dimentico.

Visto il mio approccio personale vien da pensare che abbia proseguito la lettura sperando che l’Orologiaio rispedisse al mittente le scuse per il male fatto, ma diversamente dalla mia vicenda, in questo caso Paul Meissner ha dimostrato con i fatti e con le parole la sua sincera afflizione per gli atti commessi o per quelli che non ha impedito, sempre che fosse possibile farlo e francamente credo di no.

E quindi possibile perdonare l’ex-capitano delle SS? E’ giusto?

Non sarò io a darvi una risposta 😉 leggete il libro.

Giorni fa parlavo di questo libro a mia sorella Monica, in quanto sono convinto che possa essere di suo gradimento, e le dicevo di come la lettura fosse piacevole (al netto della drammaticità degli eventi), ma che solo l’epilogo della storia, avrebbe confermato o meno il mio giudizio in quanto secondo me un libro è bello solo se la fine è plausibile, senza quei colpi di scena che non stanno in piedi e ti lasciano con una profonda insoddisfazione, tanto più dopo aver letto 400 pagine.

La scacchiera di Auschwitz è un ottimo libro e nella mia classifica personale, della quale tengo conto in caso di acquisti futuri, avrà la massima valutazione.

Consigliato (si era capito?), ma non a tutti in quanto l’ingiustizia, la prevaricazione, la brutalità, tipiche del periodo, non sono adatte ai più sensibili.

 

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