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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Siamo tutti mafiosi a nostra insaputa, tuttavia qualcosa si può fare…

pensieri paroleQuesto post è in cantiere da alcuni giorni ed è stato preceduto da questo; Se ognuno di noi isolasse gli incivili con cui ha a che fare… scritto invece d’istinto dopo uno scambio di parole con una persona che non ha molti problemi a frequentare, da decenni, persone con una moralità per me discutibile.

Il titolo è collegato alla lettura dell’intervista a Sandro De Riccardis, autore del libro La mafia siamo noi, nel quale racconta i modi in cui i buoni (cioè noi) che con le mafie credono di non avere nulla a che fare, aiutiamo i clan.

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Cita ad esempio la frequentazione di discoteche o ristoranti in uno dei loro moltissimi locali, visto che la ristorazione e la cosiddetta movida ed i servizi correlati, sono sistemi per ripulire il denaro e, tramite l’assunzione del personale, crea consenso.

Come spiega l’autore, identificare questi locali non è facile, tanto più nelle grosse città, ma non impossibile; basta ad esempio leggere i giornali oppure diffidare dei proprietari di locali spuntati dal nulla, senza una storia imprenditoriale alle spalle.

Ho già raccontato tempo fa di come Rok avesse sentito delle voci su un’attività commerciale in zona, che raccontavano di legami di parentela con un boss dell’ndrangheta.

Non ci si può fare un’opinione si delle voci di paese, per cui ho iniziato a fare delle ricerche sul web, leggendo articoli d’inchiesta e trovando conferma di quelle voci.

Sebbene per Rok fosse comodo e conveniente andare a fare acquisti in quel grosso negozio, ha smesso immediatamente di andarci.

Solo recentemente, parlando con il fratello, è venuta a sapere che la moglie  si era separata dal personaggio in questione ed aveva preso in mano la conduzione dell’attività; anche in questo caso ho fatto una ricerca in merito, trovando delle conferme in tal senso.

Per cui così come si punisce un’attività poco pulita, si deve al contrario premiare che cerca di fare le cose per bene, per cui riprenderà a comprare in quel negozio.

Nell’intervista l’autore porta l’esempio di un’associazione di studenti che aveva scoperto delle reali attività del titolare di un locale dove facevano le loro feste studentesche ed aveva quindi preso una posizione netta, sino ad impegnarsi in prima persona nel maxiprocesso antimafia in corso nella loro regione.

Un altro esempio di vigilianza attiva porta ai rifiuti ovvero dove c’è degrado, c’è illegalità.

Anche se in questo post racconto di rifiuti non raccolti e conseguente degrado e la mafia non c’entra, fatta al soggetto la segnalazione del caso, rimasta senza esito, la nostra risposta è stata la stessa ovvero non si fanno più acquisti in questo esercizio commerciale.

Ribadisce De Riccardis di non fare finta di nulla, ma segnalare, denunciare o supportare chi lo fa, istituzioni in primis, in quanto nel libro sono citati molti ce sono stati abbandonati dall’antimafia dopo la denuncia.

Fare rete – spiega l’autore – può aiutare a vincere una paura che è umana, ma certo è più impegnativo che mettere un mi piace su Facebook.

Ed aggiunge, in chiusura, che non basta dire che “io non c’entro” oppure limitarsi a lamentarsi dello stato delle cose, perchè se se pensiamo che la mafia sia quella delle serie tv, separata da noi, e che solo un eroe possa sconfiggerla, siamo complici anche noi.

A meno di pensarla come quel Prefetto di Milano che pochi anni fa disse che a Milano ci sono sì singole famiglie mafiose ma la mafia non esiste.

mafia_non_esiste

Se non fosse che, come spiega Marta Chiavari nel libro La quinta mafia:

Gli uomini della mafia al Nord non sono soltanto infiltrati tra di noi, ma sono anche molto simili a noi, e alcune volte gli uomini della mafia siamo noi, gente del Nord.

Fino a poco tempo fa, la convinzione più diffusa era: «I mafiosi sono qui, è vero, ma gli affari sporchi se li fanno tra loro, e se ammazzano, si ammazzano tra loro».

Come dire, vivono in Lombardia, ma non c’entrano con la Lombardia, non trasformano il territorio.

Mafia e Lombardia percepiti come acqua e olio: li puoi mescolare fin che vuoi ma non si trasformeranno mai in una terza sostanza. Non è così. Mafia e Lombardia si sono mischiate, trasformando la regione.”

chiavari-quintamafia

 

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