Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Il libro di Martina: Sogni di mostri e divinità

a cura di Martina Villa, curatrice della Pagina FB Quando nevica scarlatto

17016892_1234866499936668_8801537499567199673_o

Non è allo stesso livello di “La chimera di Praga”. … Vi aspettavate un “E certo, è di gran lunga superiore!”?

Purtroppo devo deludervi, questo libro è stato uno dei più noiosi che abbia mai letto e ci ho messo quasi due mesi per portarlo a termine.

La trama non ingrana, ci sono troppe descrizioni minuziose, astratte e superflue, lo stile dell’autrice non risulta per nulla scorrevole ed ogni frase è interrotta -riscritta- specificando ed alternando ogni -e sottolineo ogni- pensiero, termine, affermazione -dialogo!- con quegli orribili trattini che vi ho appena mostrato.

Snervante vero?

Il peggio è che questa tecnica narrativa -sì quella dei trattini che vi sto mostrando proprio ora- se usata all’eccesso come nel caso di “Sogni di mostri e divinità” spezza eccessivamente la narrazione, rendendo la lettura lenta e noiosa.

Ma il problema principale è la struttura del romanzo dove seguiamo le vicende da ben quattro punti di vista non correlati tra loro, ma che convergono solo verso pagina… 380 circa: Karou & friends, Eliza, Jael e Razgut, gli steliani.

Aggiungendo poi gli sporadici POV di Morgan Toth, di Zuzana e Mik e di Akiva… la narrazione in questo caso è spezzata all’inverosimile e, nonostante tutte le vicende alla fine risultino collegate riesce piuttosto difficile al lettore arrivare al punto in cui convergono.

Vi faccio un esempio per chiarire meglio.

Abbiamo quattro personaggi: A, B ,C e D.

La storia inizia con A che va a comperare le scarpe ed incontra suo cugino. Fine primo capitolo.

Il secondo inizia con B che va a tagliarsi i capelli.

Il terzo con C che è imbottigliato nel traffico ed insulta l’automobilista che sta nella macchina davanti perché non si muove.

Il quarto è dedicato a D che va in bicicletta.

Nel quinto poi si riprende il POV di A, nel sesto di B, e via dicendo.

Alla fine tutti si ritrovano in un ospedale e si scopre che B era imparentato con il cugino di A e l’aveva mandato a comperargli le scarpe mentre lui andava a tagliarsi i capelli e dopo esserseli tagliati si ritrova imbottigliato nel traffico dove viene insultato da C che, arrabbiato, lo supera bruscamente sulla destra ed investe D che passava da lì in bicicletta.

Il punto è che, ok tutte le storie sono legate, ma la lettura è sempre spezzata dal continuo cambio di punto di vista, che fa perdere interesse nella storia che si sta leggendo. Inizialmente leggo di A e mi appassiono alla sua storia, poi devo cambiare ed immergermi nella realtà di B e perdo interesse per A, ma poi c’è C e mi dimentico di A e di B…

La storia non è lineare.

Una storia con più punti di vista è realizzabile, ma lo schema, per risultare coinvolgente, deve portare avanti la trama in modo molto più lineare.

Ad esempio: capitolo uno, dal punto di vista di A, A va a comperarsi le scarpe e trova il cugino (chiamiamolo E). Fine.

Capitolo due, POV di E: E saluta A e fuori dal negozio di scarpe chiama B per dirgli che gli ha comperato le scarpe. B lo informa che sta andando a tagliarsi i capelli.

Capitolo tre, POV di B: B è a tagliarsi i capelli, esce e si ritrova imbottigliato nel traffico. Litiga con C.

Capitolo 4, POV di C… e così via.

La storia risulta più coinvolgente e meno frammentaria perché ogni azione risulta collegata e già si capiscono le varie relazioni tra i personaggi.

Un racconto con solo due punti di vista narrato come nel primo esempio (narrazione “frammentata”) va bene, è più gestibile. Il problema insorge, come nel caso di “Sogni di mostri e divinità”, quando i punti di vista diventano troppi.

L’altro punto debole del libro è, a mio parere, che vengono descritte eccessivamente le scene sbagliate; dieci pagine di un punto di vista di Razgut e Jael solo per far capire al 100% che erano loro sotto la tunica dell’angelo principale arrivato a Roma, quello con l’elmo che gli copriva perfettamente la parte centrale del volto.

Tanto ogni lettore era arrivato ad intuire che potessero essere loro! Non serviva renderlo così palese.

Oppure: altre dieci pagine per spiegare l’ingresso di Zuzana e Mik all’hotel romano, con tanto di logorroica descrizione della gara di alzata di sopracciglio tra la ragazza e l’adetta alla reception. Superfluo e snervante.

Infine: la seconda “morte” di Ziri nelle vesti del lupo bianco? Neanche tre righe. Che uno, se lo legge distrattamente, manco se ne accorge.

Fatto narrato poi nel contesto sbagliato!

È andata circa così: “Eh gli angeli stanno arrivando a Roma, tutti sono in subbuglio, il mondo intero è stupefatto e bla bla… e a Eretz Ziri muore nel corpo del Lupo.” Fine.

E poi, troppa -troppa!- introspezione, per ripetere sempre i soliti concetti triti e ritriti. (L’amore è un elemento.
Io sono vivo. Raggiungere il sirithar. Il sogno di Akiva e Karou, il mondo che vogliono costruire. Gli spiriti-stella.
Oh Ellai. Oh spiriti-stella! Mettere da parte una fetta di torta per dopo.)

Quindi… “La chimera di Praga” resta inimitabile, talmente inimitabile che nemmeno la stessa autrice è riuscita a fare di meglio con i seguiti della sua stessa storia…

Il “worldbuilding”, ovvero la creazione di tutto il contesto fantastico in cui si svolge la vicenda, devo ammetterlo, è davvero originale, preciso e completo, uno dei migliori che si possa trovare nella letteratura young-adult: il Continuum, i veli tra i mondi, i mostri che nuotano nell’oscurità, tutto questo universo così vasto e particolareggiato, narrato con rara maestria che si contrappone alla la battaglia tra chimere e serafini tra Eretz e la Terra, in un mondo più limitato e tangibile.

L’idea del Continuum e dei vari mondi, va detto, è geniale; un concetto vasto, infinito, che da quasi le vertigini, ma che lega tutto, che contestualizza l’intera storia e la rende più ampia e completa.

Ma l’universo costruito dalla Taylor è così vasto da non essere controllabile nemmeno dall’autrice stessa, è così ricco di possibilità e sottotrame, di varianti, di colpi di scena ed aspettative, così sfruttabile per la molteplicità di elementi che contiene da essere insfruttabile per l’impossibilità di far contenere tutti gli elementi che lo saturano in una sola trilogia.

Quindi, c’era da aspettarselo, in conclusione, il finale aperto era quasi inevitabile. Peccato.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: