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Caporali e schiave nelle campagne pugliesi: «Alle femmine servono mazzate, sennò non imparano»

Leggo l’articolo (in calce un assaggio) che parla dei racconti che compaiono nelle 243 pagine dell’ordinanza con cui il gip di Brindisi Maurizio Saso ha disposto l’arresto per l’accusa di intermediazione illecita (ovvero caporalato) nei confronti di Michelangelo Veccari, la sua compagna Valentina Filomeno, Grazia Ricci e Maria Rosa Putzu. 

Poi vedo la foto di Michelangelo Veccari, Valentina Filomeno, Grazia Ricci e Maria Rosa Putzu, con l’onnipresente banda nera sugli occhi.

A parte il fatto che serve a ben poco pubblicare delle foto ove il soggetto non sia riconoscibile, tuttavia ancora una volta eccoci a tutelare la privacy dei carnefici.

Leggi: Cercando la tutela della nostra privacy , va a finire che tuteliamo i delinquenti…

Sempre nell’ottica di fare terra bruciata attorno a certa gente, sarebbe utile riconoscerli mentre camminano per la strada, in modo da applicare, ancor prima della pena del Tribunale (se ci sarà), la gogna sociale.

Leggi: Se ognuno di noi isolasse gli incivili con cui ha a che fare…

Però se vai su Google e cerchi l’immagine di Paola Clemente, la donna morta per la fatica (!) ecco che ne trovi quante ne vuoi.

Io invece la vittima di certa gente, la ricorderò tramite questa immagine.

Leggi anche: Se il Progetto contro il lavoro nero in agricoltura cammina in salita…

«Alle femmine servono pizza (l’organo genitale maschile in dialetto pugliese, ndr) e mazzate… altrimenti non imparano». E giù botte.

Come nel caso di Annunziata, bracciante nel Brindisino addetta alla raccolta di ciliegie e uva, sulla cinquantina, due figli di trenta e venticinque anni, divorziata da tre, senza assegno di mantenimento e il mutuo da pagare.

Pestata per aver trovato il coraggio di ribellarsi (pochi giorni dopo la morte di Paola Clemente, la contadina ammazzata dalla fatica nei campi di Andria nel luglio 2015) ai caporali, tra cui tre donne, che da una busta paga apparentemente regolare le trattenevano (con modalità a metà tra pizzo e rapina) quattro euro sui nove orari di salario previsti dalla legge. Praticamente una schiava.

Continua la lettura qui: Caporali e schiave nelle campagne pugliesi: «Alle femmine servono mazzate, sennò non imparano» – Corriere.it

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