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Un libro: Viaggio in Africa

A Manganelli, che nel 1970 la attraversa dall’Egitto alla Tanzania portandosi appresso l’immagine illusoria e il cliché cinematografico elaborati dal disagio europeo, l’Africa si rivela d’improvviso.

Scheletro calcinato di un corpo arcaico, pachiderma planetario dove l’uomo è un’eccezione, affida la sua dignità non allo splendore di monumenti intimidatori, ma a simboli inconsapevoli, “intensamente araldici”: gli animali.

E il viaggiatore, di fronte a quella minacciosa intensità, non può che sentirsi “esotico ed estraneo”, affascinato, allarmato.

E’ uno choc che lascerà tracce profonde: di ritorno dall’Africa nera, il Partenone apparirà a Manganelli un “rettilineo sfregio nella rotondità dello spazio”, una “finzione di esattezza”, un gesto di “violenza ragionevole nei confronti della stessa demonicità greca”.

Nel 1970, una multinazionale che progettava di tracciare una strada lungo la costa dell’Africa orientale, dal Cairo a Dar es Salaam, incaricò Manganelli di stendere una relazione su quei luoghi.

Com’era prevedibile, nessuna delle versioni da lui allestite fu accolta, e Viaggio in Africa rimase inedito.

(Fonte: RivistaStudio.com)

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Questa voce è stata pubblicata il 28 novembre 2018 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , .
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