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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Se devi rimpiazzare un operaio con “esperienza”, è un bel problema…

Premessa: Il nostro dipendente con maggiore esperienza e che di fatto è fondamentale nel processo produttivo a fine anno deve andare in pensione e ci siamo attivati per fare una ricerca di personale in sostituzione.

So già che non sarà facile, che oggigiorno certe figure professionali non si trovano  il che mette in difficoltà estrema le aziende.

Ora quello che era un problema da gestire con attenzione nei prossimi mesi, è diventato altro.

Il discorso che faccio può sembrare cinico ai più superficiali, ma al netto del coinvolgimento a livello umano nei confronti di una persona che conosco da 30 anni, resta il fatto che c’è un’azienda da mandare avanti ed oggi è sorto un bel problema.

Il dipendente ieri mi ha chiamato per confermare che oggi sarebbe rientrato dopo le ferie come da accordi.

E questa mattina mi chiama il fratello per dirmi che è all’ospedale, che ha avuto un triplo infarto e lo hanno preso per i capelli, mettendogli 4 stent ed altri 2 sono in programma nei prossimi giorni.

Va da sè che difficilmente rientrerà al lavoro prima di andare in pensione, per cui quello che era un problema da risolvere nel giro di qualche mese ora è un problema immediato e francamente la vedo nera nel breve-medio periodo.

Mi raccontava tempo fa un collega con un’azienda all’avanguardia nel settore delle macchine per la produzione alimentare che quando ha ceduto il comando al figlio gli aveva detto: “Non sarà trovare lavoro, il tuo problema, ma sostituire i vecchi operai che andranno in pensione” ed infatti ci hanno messo due anni solo per trovare un fresatore all’altezza del compito.

Quello della sostituzione del personale esperto è un problema che c’è da tempo e più si va avanti e peggio sarà; forse è un problema di scuole che non preparano adeguatamente i giovani, ma talvolta è anche un problema di giovani che non scelgono percorsi di studio adatti per le figure richieste dal mercato del lavoro.

Torna d’attualità quanto raccontato da Rok a suo tempo, circa il suo campo lavorativo, e riassunto al meglio da Brunello Cucinelli che in un’intervista raccontava come avesse molte difficoltà a trovare personale e la colpa è anche dei giovani, ma non solo, dato che molti genitori non gradiscono che facciano lavori che non hanno uno status sociale all’altezza delle loro aspettative.

Dal mio punto di vista è meglio avere un figlio che è un ottimo meccanico, piuttosto che un pessimo architetto… ma tant’è …

Cucinelli citava ad esempio il fatto che tutti vogliono fare lo stilista, ma nessuno il sarto.

Vedi: Manca il lavoro, mai pensato di fare la sarta?

Ed in certi manca anche una presa di coscienza della responsabilità professionali.

Vedi: Spiace dirlo, ma certi meritano di restare disoccupati

Poi leggi situazioni che ti lasciano a bocca aperta: Partecipi ad un concorso, conosci le regole e conquisti un posto di lavoro, però…

Seguono le testimonianze di alcuni amici che lavorano nel settore ristorazione.

Scrive Marina, che dirige un noto locale milanese:

Se ci si rivolge a persone che arrivano “dalla strada” (cioè sanno cosa significa avere un lavoro e quant’è importante conservarlo), sicuramente non si farà fatica e sapranno che nel settore del turismo non ci sono week end e festività.

Se si parla con gente inesperta e che non ha voglia di lavorare – e forse neanche ha veramente bisogno – allora ci si sentirà dire anche che nel week end non si vuole lavorare.

Tempo fa stavo cercando un cameriere di sala bar serale, e se uno risponde all’inserzione, si suppone che sia disposto a lavorare la sera…

E invece no, vogliono lavorare di giorno perchè non vogliono usare la macchina oppure recentemente, un barman ha portato il CV dicendo alla cassiera che “aveva bisogno di lavorare, che era bravo a fare i cocktail, ecc. ecc.”

Lo chiamo e questo cosa mi dice?

“No, guardi che stavo cercando lavoro di giorno, non voglio più lavorare la sera”.

Ma dannazione mi spieghi chi si beve mojito, capiroska e affini di giorno?

Se sei un barman e vuoi fare il barman “Devi lavorare la sera!”

In ogni caso è vero che se si cerca un cameriere o un cuoco o un barman ci si deve fare il segno della croce, e poi dicono che non c’è lavoro, ma non va certo bene arrivare in un posto e avanzare pretese assurde e neanche, proprio perchè si fa fatica a trovare, alzare il tiro e promettere cifre spropositate perchè poi non ci si sostiene.

Ho un esempio lampante di un ristorante rinomato- non posso dire il nome – che si trova a dover licenziare e ridurre del 50% lo stipendio (50%!!) a chi accetta di rimanere proprio perchè aveva adottato questo sistema molto “naif” ma, dato che i conti a distanza di 7 mesi non tornano (questo è un mestiere difficile e se non sei bravo a fare i conti finisci male), si trova a dover operare questa “ristrutturazione”.

Allora, dico io, non era meglio pagare il giusto da subito, senza strafare (tanto il compenso lo detta la legge) e oggi avere ancora il lavoro?

Segue l’opinione di Gigi e conoscendo lui ed il suo percorso lavorativo, con tutta la gavetta del caso, tengo a precisare che non intende generalizzare, ma il problema di un tot di giovani che non è sul pezzo, esiste:

Purtroppo anche questo, è uno dei tanti mali della nostra fantastica Italia.

Noi questa situazione la viviamo in prima persona, anche se devo dire che chi viene da noi a fare un colloquio, sa che essendo aperti 7 giorni su 7, non si hanno week end liberi.

Il problema è che tanti giovani non hanno voglia di sacrificarsi per fare esperienze professionali che possano servire per il loro futuro, perché ritengono più importante divertrsi.

Il problema è che per divertirsi, ci vogliono i soldi, ecco perché gli stipendi che vengono proposti non vanno bene, per il semplice motivo che non bastano.

I giovani hanno un tenore di vita molto elevato, devono avere lo smartphone più bello, escono a fare l’aperitivo spesso durante la settimana e non costa poco e altro…

Noto che chi si sacrifica di più, sono le persone con famiglia a carico, con la testa sulle spalle, anche se esistono le eccezioni, però sono poche e soprattutto, chi decide di accettare queste situazioni, perché è obbligato, non avendo i genitori che mungono soldi, lavora senza passione, umiltà, con arroganza, fregandosene di chi, (azienda) investe nel loro futuro.

Io ho una figlia che, spero, abbia voglia di studiare per tanto tempo ancora, non avrei problemi a mantenerle gli studi e se questo non avverrà, andrà a lavorare sacrificandosi come ho fatto io, fino a prima di sposarmi, lavorando giorno e notte, sabati e domeniche, vedendo la mia fidanzata, (ora moglie), solo nel giorno di riposo.

Così facendo sono riuscito a comprami casa, sposarmi senza chiedere niente a nessuno, fortunatamente avevo una donna intelligente al mio fianco che ha sopportato e capito e anche questo potrebbe essere un problema, avere una persona al proprio fianco che non vuole sacrificarsi con te.

In sostanza, nessuno ti regala niente, se vuoi guadagnare tanto e avere un futuro, bisogna fare sacrifici e alcune volte non basta lo stesso.

 

 

 

6 commenti su “Se devi rimpiazzare un operaio con “esperienza”, è un bel problema…

  1. IlPrincipeBrutto
    29 agosto 2019

    >> forse è un problema di scuole che non preparano adeguatamente i giovani, ma talvolta è anche un problema di giovani che non scelgono percorsi di studio adatti per le figure richieste dal mercato del lavoro.
    .
    Nessuna responsabilita’ da parte delle aziende? Non dovrebbe stare (anche) a loro formare il proprio personale, dallo stadio di apprendista fino al professionista fatto e finito?
    .
    sicuri si diventa, Ride Safe.
    .
    PS
    Per quello che conta, cioe’ zero, auguroni al tuo dipendente per la convalescenza.

    • paoblog
      29 agosto 2019

      ! formare il proprio personale, dallo stadio di apprendista fino al professionista fatto e finito? !

      Premesso che in questi tempi di magra per una piccola azienda è un problema investire su una formazione che parte da zero, resta il fatto che mancano persone intenzionate a fare certi lavori, che i lavori manuali sembra essere diventata un tabu’.

      Mio nipote si è diplomato in informatica e poi è andato a lavorare da mio cognato che faceva il giardiniere, facendo la gavetta, imparando e “rubando” i segreti del mestiere ed un paio d’anni fa lo zio è andato in pensione e gli ha ceduto l’attività che lui porta avanti con impegno, anche se una volta passato dall’altra parte ha scoperto l’altro lato della medaglia.

      Tra l’altro ha provato a prendere diversi ragazzi sui 20 anni per farsi aiutare ed insegnargli il mestiere. Da quello che lavorava in una concessionaria auto e quello in un’officina e desiderosi di “lavorare all’aria aperta e non chiusi in un ufficio.”

      Poi hanno scoperto che lavorare al gelo d’inverno o sotto i 38 gradi d’estate è più faticoso che naif e lo hanno mollato lì da un giorno all’altro, ritornando nei limitati e comodi uffici. Senza dimenticare quello che gli ha rotto un macchinario 3 volte in un mese, sempre per la stessa ragione: disattenzione, dimostrando uno scarso senso di responsabilità.

      L’apprendistato negli anni ’70 e primi ’80, ancora portava a buoni risultati ed infatti i migliori operai sono frutto della formazione interna, ma dagli anni ’90 in poi la qualità delle persone da formare e plasmare è precipitata.

      Il primo parametro di chi si presentava era “quanto mi dai” e non “so fare questo”…

  2. IlPrincipeBrutto
    29 agosto 2019

    >> resta il fatto che mancano persone intenzionate a fare certi lavori, che i lavori manuali sembra essere diventata un tabu’.
    .
    Anche qui permittimi qualche perplessita’. Forse mancano persone intenzionate a fare certi lavori *alle condizioni proposte*. Dare la copla alla qualita’ delle persone, senza citare affatto la qualita’ dei trattamenti offerti, mi pare come minimo parziale.
    .
    sicuri si diventa, Ride Safe.

    • paoblog
      29 agosto 2019

      Fidati, le condizioni proposte qui sono sempre superiori alla media.

      E per quanto riguarda le condizioni altrui, non di tutti che di stronzi in giro ce ne sono, ne ho di colleghi pronti a dare stipendi importanti per colmare la mancanza di personale, ma non c’è storia.

      Ieri è passato un ex operaio, straniero (con cittadinanza italiana da tempo) ed assunto quando gli stranieri in Italia erano una novità… è cresciuto all’interno dell’azienda e nel tempo è diventato uno dei due migliori operai mai avuti in 65 anni di storia aziendala.

      Ed ha detto che “con tutto quello che mi avete dato negli anni” (sia a livello umano, sia lavorativo) se c’è bisogno di me io vengo. Beninteso, non a lavorare, che è in pensione, ma a dare un minimo di supporto tecnico per colmare il buco attuale in organico.

  3. IlPrincipeBrutto
    29 agosto 2019

    >> ne ho di colleghi pronti a dare stipendi importanti per colmare la mancanza di personale, ma non c’è storia.
    .
    Scusami, ma se con condizioni importanti o superiori alla media non si trova personale, mi pare evidente che non sono ancora sufficienti. Se la media e’ molto bassa, e chiaramente insufficiente a vivere in maniera dignitosa, offrire piu’ della media puo’ non bastare.
    .
    sicuri si diventa, Ride Safe.

    • paoblog
      29 agosto 2019

      L’infartuato prende 1950 € al mese + 150 €/annui in buoni acquisto + i primi 3 giorni di malattia pagati

      e non si può neanche offrire paghe da capogiro i cui costi si scaricano sul costo del lavoro che è quello che spesso mette le aziende italiane fuori mercato, rispetto ad altre nazioni con carichi fiscali e burocratici più leggeri…

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