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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Per una piccola azienda, la vera impresa è sopravvivere… (allo Stato)

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione.

pensieri paroleVe lo dico subito, non sarò breve.

Ho scritto spesso delle problematiche collegate al mondo del lavoro, dal punto di vista delle piccole aziende, che poi sono quelle che stanno cercando di tenere in piedi il Paese.

Lo Stato non tutela nessuno dalle prepotenze delle grosse aziende che parlano di Etica commerciale e poi non ti pagano, per abitudine.

Tralasciamo gli aiuti di Stato a certe realtà aziendali che quando sono in crisi sono un patrimonio nazionale e quando fanno utili tornano ad essere un’impresa privata.

Guai ad incappare nelle maglie dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia che sono abili a perseguire i contribuenti onesti, facendosi però sfuggire i grossi evasori, dei quali ogni tanto si sente parlare in cronaca, ma sarebbe interessante sapere se poi riescono a recuperare i milioni di € di evasione.

D’altro canto dove la troviamo l’Equità in uno Stato che marcia a due velocità ben distinte; la massima velocità quando il contribuente gli deve (forse) anche 1  €, ma nel caso sia il contrario, aspetta e spera…

Pagare le tasse con un sorriso è un’utopia, tuttavia è molto più difficile farlo se sai che poi i tuoi soldi saranno, nella migliore delle ipotesi, sprecati. E questo vale per tutti.

I prezzi delle materie prime viaggiano ad una velocità autonoma, completamente sganciata dall’andamento del mercato, per cui hai poco lavoro e devi pure alzare il prezzo finale.

I tagli colpiscono tutti noi, nel privato come nel mondo del lavoro, tuttavia trovo fastidioso sentire affermazioni del tipo: il costo della vita è salito per operai ed impiegati…

Secondo voi i piccoli imprenditori (parlo di quelli onesti, che in ogni caso ci sono), non fanno benzina, non mangiano tutti i giorni, non fanno esami medici e via andare?

Siamo tutti nella stessa barca e lavorando onestamente non ci si arricchisce oggigiorno, si vive e spesso si sopravvive.

Nonostante oltre due anni di crisi, si tira avanti, si pagano gli stipendi, i contributi, si anticipa la Cassa Integrazione che poi l’Inps ti autorizza a scalare dopo 6-8 mesi….

I contributi…sono alti, sono il primo a dirlo, ma d’altro canto li pago anch’io e sappiamo bene che non è chiaro se riusciremo ad andare in pensione con abbastanza per vivere…il mio stipendio, Euro più Euro meno, è uguale a quello del dipendente più qualificato che abbiamo… stipendio che mi sono autoridotto del 15% due anni fa, per aiutare l’azienda in crisi di liquidità per mancanza di lavoro.

E poi quando tua moglie va ad informarsi per valutare la possibilità di andare in pensione, tra qualche anno, ecco che scopriamo che il suo datore di lavoro non le ha pagato i contributi per anni, nonostante (alla fine succede) l’Inps lo abbia beccato, dandogli la possibilità di appianare il debito nel tempo, con pagamenti che dapprima ha rispettato, per poi sospenderli perchè onerosi.

E l’Inps non si è accorta?! Così come non si è accorta che dopo aver pagato per qualche anno (o mese?) in tempo reale, ha ricominciato a non pagare… quindi cari miei, siamo tutti nella stessa barca ed io, che faccio i salti mortali per restare a galla insieme a chi lavora in azienda, sono ugualmente incazzato con certi personaggi…

Ma torniamo a noi.

Piccola azienda, 3 dipendenti ed io in ufficio, ma obblighi da grande azienda. Giusto per dare un paio di cifre, la preparazione del Bilancio Europeo costa 1200 € e poi, fosse anche per una fattura al mese diretta all’estero, ecco l’Intrastat gestito da una società esterna.

Questo mese avevamo due fatture il cui costo di gestione è di € 10,80/cad, al quale bisogna però aggiungere € 60 di Presentazione in Dogana ed € 18,80 di Diritto fisso. Quindi € 100,10 + Iva per aver emesso due fatture ad un cliente estero.

Per quanto riguarda la normativa fiscale, non hai scampo, devi avvalerti di un commercialista, perchè le normative sono tante, complicate, talvolta in conflitto tra loro, senza dimenticare poi che la burocrazia rende sempre più difficile (altro che semplificazione!) comunicare e risolvere.

E così facendo,  fanno danni, che sia una cartella pazza o, come dicevo prima, un folle accanimento da parte di Equitalia & Agenzia delle Entrate.

Pensiamo alla sicurezza del lavoro, cosa giusta e sacrosanta, sono io il primo a volere il rispetto delle norme, se non fosse che poi sono i lavoratori per primi a non rispettarle.

E qui come dicevo in un altro post, scatta un meccanismo perverso secondo il quale io divento responsabile per gli atti altrui, a prescindere.

La sicurezza prevede una Valutazione dei Rischi (700 €) poi la Valutazione del Rumore e delle Vibrazioni (€ 670), poi l’Analisi dei Fumi che abbiamo schivato in quanto le operazioni di saldatura sono sotto al minimo previsto e, ultima nata, la Valutazione dello Stress (€ 350); tutte valutazioni/analisi da rifare periodicamente, ovviamente.

Quella dello Stress è una valutazione inutile, in quanto la prima fase prevede un’intervista al datore di lavoro circa i rapporti con i lavoratori, dalle ferie, ai turni di lavoro, permessi, mobbing, ecc.; va da sè, un imprenditore corretto se la cava in mezz’ora di risposte, quello scorretto in mezz’ora di…bugie.

Il consulente che è venuto nei giorni scorsi per il colloquio è stato il primo a dire che così come è impostata la cosa, di fatto è solo un costo per le aziende, senza nessun beneficio per i lavoratori e/o l’ambiente lavorativo. Diverso sarebbe se ogni dipendente avesse un colloquio (1 ora? 2?) con uno psicologo, ma anche in questo caso vediamo di considerare i costi per l’azienda.

Costi che da qualche parte devi far saltare fuori ovvero alzando il costo del lavoro e, in momenti di crisi come questa, allontanarsi ancor di più dal mercato e dalla concorrenza (sleale) di chi se ne frega di questi obblighi e di conseguenza ha meno spese.

E’ di questi giorni poi una sentenza della Cassazione che,ancora una volta, ritiene responsabile a prescindere il datore di lavoro, arrivando a dire che:

il datore di lavoro non può limitarsi a riconoscere il marchio (CE) dei macchinari messi a disposizione per eseguire i lavori, ma deve conoscere e osservare le norme antinfortunistiche “indipendentemente da carenze ed omissioni altrui e da certificazioni pur provenienti da autorità di vigilanza. E’ di sua responsabilità sottoporre i macchinari a “tutti i controlli rilevanti per accertarne la resistenza e l’idoneità all’uso”.

In sintesi, acquisto un macchinario omologato, che ha ricevuto quindi una certificazione dell’organo vigilante e devo pure accertarmi che tale macchinario sia idoneo? E l’omologazione e/o certificazione a che serve?

Chi produce le macchine ha delle spese per il percorso di omologazione (che alla fine pago io) e per di più devo rifare i controlli del caso, ovviamente a mie spese? E poi?

Ridi e scherza devo fare un’aggiunta ovvero mi ero dimenticato proprio degli Studi di Settore che sono sproporzionati al mondo reale, tuttavia è possibile non adeguarsi a quanto stabiliscono. Ovviamente è una presa di posizione che si può assumere se si è nel giusto.

Sono alcuni anni che gli Studi di settore stabiliscono che dovremmo pagare di più  e sono due anni che facciamo ciò che è giusto, checchè ne dicano.

Il rischio? Un’ispezione fiscale? Sicuramente seccante perchè spesso blocca o limita l’attività lavorativa e perchè solo chi non fa nulla non sbaglia ovvero l’errore in buona fede è sempre in agguato.

Buona fede che, peraltro, spesso le istituzioni non riconoscono.

Ops, un’altra aggiunta. Stavo parlando con un cliente che mi raccontava che il rischio di non essere congruo gli tarpava le ali, perchè è sufficiente cambiare capannone, allargarsi un poco,  visto che dove è adesso non ha spazio, perchè non rientri più nei paramentri degli Studi di Settore.

Ed io gli raccontavo dell’altra anomalia data dall’importo della Tarsu che è calcolata sulla superficie dell’azienda e non sulle persone che ci lavorano.

Di fatto un’azienda con 3 persone su un’area di circa 700 mq (coperti) paga oltre 2400 € per la Tarsu. Se non fosse che facciamo 1 sacco nero alla settimana, 1 giallo ogni 2 settimane ed i cassone o due di carta al mese. Se vi sembra equo…

Aggiungo ancora una cosa. Consiglio la visione di questo servizio del 2009 di Report dove si dimostra la miopia (o peggio) delle istituzioni che non difendono le aziende oneste dalla concorrenza sleale di aziende cinesi, in loco, con lavoratori part time solo sulla carta e non solo.

Sarà interessante csoprire che il divano venduto in superofferta da un prestigioso marchio francese a soli 4000 € sia stato acquistato al prezzo (imposto) di € 251.

Andiamo avanti. Ci sono le visite mediche periodiche, complete di esami vari. Costo annuo di € 400 circa.

Se poi consideriamo che per le norme della Privacy io non posso sapere i risultati delle visite, vien da chiedersi chi protegga il datore di lavoro da un dipendente che abbia dipendenze e/o patologie  che mettano a rischio lui ed i suoi colleghi.

Così come il datore di lavoro è responsabile di patologie legate alle mansioni lavorative, dovrebbe essere tutelato, ad esempio, da dipendenti che in azienda non possono fare sforzi e poi vanno a praticare attività sportiva che provoca lesioni da sforzo che vengono poi attribuite al lavoro. Le tutele non possono viaggiare a senso unico.

Quando ho fatto leggere la bozza di questo post, mi hanno ricordato tutta una serie di obblighi, tasse e costi nascosti che non ho citato.

Giusto per curiosità, seppur vi siano solo 3 dipendenti, va da sè che ci debbano essere il responsabile della sicurezza, quello antincendio, di Pronto Soccorso, poi il corso per il muletto (utilizzato 1750 ore in 16 anni = 10 ore/mese in media), ed altro ancora.

Oggi (6 ottobre) ho ricevuto l’offerta da parte della Società che ci offre alcuni servizi in ambito sicurezza. Corso addetto antincendio: € 90 + Iva / Corso addetto primo soccorso: € 200 + Iva / Corso carrellisti: € 90 + Iva (e questo in teoria dovremmo farlo in 4, anche se per usare il carrello mezz’ora alla settimana) / Aggiornamento Responsabile sicurezza: € 90 + Iva.

Ciliegina sulla torta, un Corso di formazione generale: € 490 + Iva con l’aggiunta di € 20 + Iva per lamanualistica per ogni partecipante (quindi x 3).

C’è però il fatto che non tutti i dipendenti sono adatti (vuoi per età, livello di istruzione, ecc.) alla frequentazione di questi corsi. In una ditta di 30 persone, si risolve, ma in una di 3?

C’è una cosa, poi, che mi fa pensare. Mi raccontava la nipote, volontaria del 118, dopo avevr superato esami decisamente tosti in materia, che una volta arrivati sul posto, se la cosa è grave loro possono solo stabilizzare il ferito e poi devono attendere l’auto medica con il dottore.

Cosa volete che possa fare in caso di grave infortunio, un operaio costretto di fatto a frequentare il corso per addetto del Pronto Soccorso (per cui senza inclinazioni in tal senso) dopo un corso di alcune ore?

Senza contare poi che, come dicevo, sono i dipendenti per primi a porsi in situazioni di scarsa sicurezza…un controsenso quotidiano.

Arriviamo ora al Sistri ovvero un sistema all’avanguardia per la tracciabilità dei rifiuti. Che però non funziona, ma che nel contempo prevede sanzioni esagerate per chi non si adegua.

Perchè come è vero che parliamo di grosse aziende, con personale e risorse finanziarie atte a gestire certi obblighi, gli stessi ci sono anche per chi ha pochi dipendenti, fosse anche uno solo.

Ed ecco che nel 2010 abbiamo speso circa 70 € per la pratica gestita dall’associazione di categoria, poi 120 € per iscriversi al Sistema che non funziona ed altri 60 € quest’anno, per poi scoprire che per le piccole aziende (meno di 10 dipendenti) l’operatività del Sistri è prorogata al 1° giugno 2012 ovvero quasi due anni dopo il termine (12 agosto 2010) previsto inizialmente.

E scoprire poi, verso fine agosto, che il Sistri è stato abrogato. Ed i soldi (si parla di 90 milioni di €) che migliaia di aziende hanno versato per gestire la pratica, iscriversi al Registro (obbligatorio) e via dicendo?

E leggere poi che ovviamente l’abrogazione cancella anche le sanzioni per chi, nei due anni precedenti, non si era iscritto. Cornuti & Mazziati, al solito. Ed ecco che non rispettare le leggi diventa un affare due volte.

Risparmi di pagare contributi di vario importo e riesci quindi ad avere un costo del lavoro più basso, rispetto a noi coglioni che paghiamo quel che c’è da pagare. Senza il sorriso sulle labbra, come dicevo, ma se è da fare, si fa, con la solita utopia che ti fa sperare che saranno soldi utilizzati per fare e non per sprecare.

(La politica del gambero colpisce ancora; non fai in tempo a scrivere del Sistri che lo stesso viene abrogato e, due settimane dopo, rieccolo qui...)

Scriveva ItaliaOggi nel settembre 2010, a proposito del termine del 10 agosto 2010:

Gigantesca illusione. Proroga di 30 giorni. Ma il sistema non funziona. Poche ore prima di mettere fuorilegge centinaia di migliaia di imprese, una nuova proroga. Ma il sistema che non funziona è lo stesso. Anche i test e le prove che andrebbero fatti prima di firmare i decreti, in realtà iniziano a decreti già firmati.

Appunto, non si potrebbe obbligare le aziende ad adeguarsi a leggi ed obblighi che siano tali non solo sulla carta? Oppure l’importante è che migliaia di aziende abbiano provveduto a pagare l’iscrizione al Registro e poi chi s’è visto,  s’è visto?

Ed il mio pensiero non è in malafede; leggiamo infatti come continua l’articolo di Italia Oggi:

Il meccanismo non è fluido, si inceppa di continuo ed è complesso. Ma soprattutto richiede tempi enormemente superiori ai sistemi cartacei. A seguito delle proteste delle varie associazioni, si arriva alla terza proroga, il 28 settembre 2010 che di fatto è un’opera d’arte.

Il decreto conferma l’operatività al 1° ottobre, così non si devono restituire i soldi alle aziende che hanno pagato per il 2010, e contemporaneamente concede nei fatti una proroga.

Leggo in un articolo de Il Giornale del 16 luglio 2011 un pensiero del Presidente Luigi Einaudi (1874- 1961) e vi faccio notare che è morto nel 1961; sono trascorsi 50 anni ed il suo pensiero è drammaticamente valido ancor oggi:

“…migliaia, milioni di individui lavorano, producono, e risparmiamo nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli.

E’ la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.

Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono i capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti che quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.”

Capiamoci, questo è un discorso da micro imprenditore onesto, che per gli squali è tutto un altro paio di maniche.

Ma resta il fatto che io ho perso la spinta di cui parlava Einaudi, perchè puoi resistere alle crisi di mercato, se non sono triennali come quella in atto, ai clienti che non pagano (fino ad un certo punto), puoi masticare amaro e mandare giù bocconi indigesti, ma come fai ad andare avanti se il tuo primo avversario, per di più scorretto, è lo Stato?

Ero certo che il post iniziale non sarebbe stato sufficiente per raccontare tutti gli obblighi (onerosi) ai quali siamo vincolati, ed infatti è arrivata la seconda parte con la quale speravo di chiudere il discorso, ma così non è, per cui ecco il terzo post della serie.

 

 

25 commenti su “Per una piccola azienda, la vera impresa è sopravvivere… (allo Stato)

  1. Bosch
    6 settembre 2011

    Purtroppo hai detto un sacco di cose giuste, dico purtroppo perche’ su questa barca ci siamo tutti noi….

    quando parlano di riforme, i signori politici, dovrebbero capire che il motore di questo paese e’ il terziario,le imprese piccole e medie, che danno un contributo sostanziale.

    a questo punto 2 sono le cose per salvarci: o una guerra, cosa che non vorrei neanche pensare, o un governo di gente con le PALLE, che abbia il coraggio di dire: signori, cosi’ non andiamo da nessuna parte, sbraghiamo tutto e ricominciamo (con quello che ne consegue, cioe’ un lungo periodo di sangue, sudore e lacrime)

    Ma c’e’ qualcuno che ancora ama questo Paese?

  2. T.L.
    6 settembre 2011

    Chapeau. Ha espresso perfettamente il mio pensiero.

    Grazie per avermi inviato il suo post.

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  18. b
    26 settembre 2012

    Non ho letto completamente il tuo articolo .Per quanto ho letto trovo che hai ragione.lo stato italiano non dovrebbe esistere perchè vive esclusivamente strozzando piccole imprese che rappresentano il tessuto sociale e i dipendenti .la mafia , chiamala corruzione o favoritismi o altro è la sola economia di certi stati del bacino mediterraneo

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