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Mozzarella di bufala campana: cambia il regolamento ed è polemica

in sintesi un articolo di Silvia Biasotto del Movimento Difesa del Cittadino per il Help Consumatori e che leggo su Il Fatto Alimentare

L’articolo è lungo e dettagliato, ma riassumo le parti salienti; tutto parte dalla decisione del Consorzio di Tutela di modificare il disciplinare di produzione della Mozzarella di Bufala Campana Dop. Latte solo dall’area Dop per chi fa parte del Consorzio, un prodotto ad hoc per il canale ho.re.ca., una sotto denominazione “artigianale” e la possibilità di condizionare la cagliata. E proprio su questo punto si sono scatenate le polemiche. L’attuale disciplinare prevede che il latte debba “essere consegnato al caseificio (…) entro 60 ore dalla prima mungitura”.

Leggo poi che: Il problema è che proprio durante il periodo di maggior richiesta da parte del mercato, ovvero in estate, le bufale tendono a produrre meno latte. Ed è così che le esigenze del mercato non corrispondono a quelle della natura.

Da normale consumatore, attento al rapporto qualità-prezzo, mi vien da dire che sei vuoi fregiarti del valore aggiuntivo che ti dà un prodotto DOP, devi poi sottostare ad un regolmaneto che tuteli il consumatore, in modo tale da permettere un acquisto consapevole ad un prezzo equo ovvero rapportato alla qualità del prodtto.

Leggendo le parole di Agostino Macrì, consulente Unione Nazionale Consumatori (Unc) ed esperto in alimentazione e sanità pubblica, si capisce meglio il problema:  «Dal punto di vista sanitario non ci sono problemi. Siamo però di fronte una frode, perché si venderebbe un prodotto derivante da materie congelate ma dichiarato come fresco. Il problema è che l’applicazione di questa legge è molto difficile da controllare, anche perché non si può distinguere una mozzarella prodotta da cagliata congelata o fresca».

In sintesi è ovvio che vengano modificate le regole per andare incontro alla maggior richiesta del prodotto in estete, e tanti saluti al rispetto per il consumatore che è convinto di acquistare un prodotto fresco ed invece è ottenuto da materia prima congelata.

Dice ancora Macrì:  «al consumatore arriverebbe un prodotto diverso da quello realmente pagato»

Potrei suggerire al Consorzio di evidenziare il tutto in etichetta e di offrire il prodotto da congelato ad un prezzo inferiore al fresco… 😉 cosa peraltro confermata sempre da Macrì:   «il consumatore dovrebbe non solo poter pagare un prezzo più basso ma anche essere opportunamente informato su come è stata prodotta la mozzarella che sta mangiando».

Gli stessi allevatori non sono molto d’acordo, in quanto: la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) parla del “rischio di avere pesanti turbative sul prezzo del latte e di danni per la qualità a danno dei produttori e dei consumatori”. 

Oggi le mozzarelle devono essere prodotte entro 60 ore dalla mungitura, mentre con il nuovo disciplinare si propone che entro questo limite sia realizzata solo la cosiddetta “cagliata”.

Questa potrà essere lavorata successivamente senza limiti di tempo, anche conservandola a una temperatura tale da bloccare la fermentazione lattica, aprendo così il pericolo all’uso di “cagliata congelata”.

Circa il punto di vista espresso dal presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo «Con le modifiche apportate rendiamo più moderno e competitivo il comparto della mozzarella di bufala campana Dop, rilanciando il ruolo di più importante prodotto a denominazione di origine dell’interno centro-sud Italia».

Ironico che il Consorzio di Tutela non stia affatto tutelando il prodotto, tuttavia che dire se non che sta tirando l’acqua al suo mulino, penalizzando il consumatore, ma anche il comparto produttivo e la percezione di qualità che porta con sè un prodotto DOP.

Non sono un esperto del settore ed esprimo solo la mia opinione da uomo della strada,  ma francamente mi sembra una linea di pensiero che corrisponde a quella di un Governo che cancella l’Inran: si guarda con occhio miope al presente, all’aumento delle vendite in questo caso, e tanti saluti alla qualità ed al rapporto di fiducia con il consumatore che, alla fine dei giochi, è alla base del successo commerciale.

 

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