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Se i prosciutti “di Parma” e “San Daniele” non sono DOP…

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Solo pochi giorni fa scrivevo la mia opinione sulla fallibilità delle certificazioni di qualità delle aziende (alimentari e non) agganciandomi a quanto accaduto con i falsi prodotti DOP della ditta Mandare ed ecco che oggi leggo che:

….sono stati sequestrati dai Nas di Cremona 2.300 prosciutti Dop (Parma, San Daniele e Modena)  in una quarantina di stabilimenti di stagionatura emiliani e friulani perchè provenienti da maiali nutriti con rifiuti speciali, cioè scarti dell’industria alimentare che dovevano essere smaltiti negli impianti di biogas.

La lettura dell’articolo è quanto mai disarmante:

….i carabinieri si sono accorti durante un’ispezione igienico-sanitaria della grande quantità di rifiuti speciali, animali e vegetali, stoccati in un allevamento di suini. Gli scarti venivano usati come mangime. Per questo sono subito stati sequestrati 750 maiali e 30 tonnellate di scarti di lavorazione. … l’allevamento vendeva le cosce per diversi prosciutti Dop, che hanno specifiche indicazioni su come vanno cibati gli animali, non certo con scarti di lavorazione.

Mi meraviglio sempre di come l’ottusa avidità di pochi (ma sempre troppi) porti a compromettere l’immagine di un comparto alimentare di eccellenza tipicamente italiana…

..ma nel contempo mi meraviglia anche l’ottusità delle normative che in nome della privacy non comunica i nomi delle aziende conivolte, mettendo di fatto a rischio la salute dei consumatori; francamente ci terrei a sapere se la vaschetta di Prosciutto di San Daniele che ho realmente nel frigorifero, sia stata prodotta da questi delinquenti…

Aggiornamento: Un nome è saltato fuori, anche se non è quello che ci serve; si tratta di quello dell’allevatore mantovano Andrea Genovesi, accusato di frode in commercio e vendita di prodotto non genuini, ma anche di traffico illecito di rifiuti in concorso con il titolare di due aziende alimentari (una nel mantovano e una nel parmese) che gli vendevano gli scarti di produzione destinati agli impianti di biogas: non solo ritagli di prosciutto ma anche prodotti da forno e conserve.

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