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Quando l’artigiano non lavora, perchè il cliente non vuole la fattura…

Tempo fa avevo pubblicato il punto di vista di un sindacalista che spiegava quale fosse, secondo lui, una via facile per combattere l’evasione quotidiana commessa da molti con la nostra obbligatoria complicità; in sintesi questa era la sua riflessione:

Chiediamo allo Stato di poter scaricare tutte le spese, il telefono, l’auto, la casa, i mobili; l’abbigliamento,tutti i costi di manutenzione e ristrutturazione, ecc.

Potendo invece scaricare la fattura, non ci sarebbe più convenienza a fare il lavoro in nero, saremmo “costretti” a chiedere la fattura perché ci converrebbe di più e l’artigiano sarebbe costretto a farcela.

Il ragionamento non fa una grinza e francamente è lo stesso che faccio io, anche se resto dell’idea che combattere l’evasione sarebbe molto più facile del previsto se lo si volesse fare veramente, pescando magari le idee vincenti messe in pratica in altri Paesi,  tuttavia così come è vero che molti artigiani non vogliono fare la fattura, è vero anche che molti non riescono a farla neanche se vogliono.

Questa mattina mio padre ha incontrato un artigiano della zona, un fabbro, che gli raccontava di aver perso un lavoro da 4.000 € perchè il cliente (un privato) non voleva la fattura, per non pagare gli 840 € in più di Iva.

Il fabbro ovviamente avrebbe accettato il pagamento in nero, ma il cliente pretendeva delle ricevute a seguito dei vari pagamenti in corso d’opera, cosa questa impossibile, per ovvie ragioni, ragion per cui l’artigiano gli ha fatto notare che se non si fidava di effettuare pagamenti sulla parola, lui non avrebbe avuto problemi ad emettere una regolare fattura, che il cliente non voleva.

Tira e molla, il privato non gli ha fatto fare il lavoro e l’artigiano ha perso un lavoro da 4.000 € che in questo periodo gli avrebbe fatto comodo prendere, anche se con regolare fattura.

Fermo restando che il problema dell’evasione c’è e che sulla distanza danneggia l’intero Paese ovvero ognuno di noi, c’è anche da sottolineare che permetterci di scaricare la spesa, come diceva il sindacalista, sarebbe una via per aumentare gli introiti dello Stato da subito, in pratica a costo zero.

E, aggiungo io, Il lavoro lo faremmo noi cittadini chiedendo la fattura e credo anche con una certa soddisfazione, sapendo che da subito gli evasori si trasformeranno in contribuenti e con il tempo ci sarebbe una ricaduta positiva che si dovrebbe concretizzare nel taglio delle tasse.

Non chiedo certo che mi facciano scaricare le spese per comprare l’iPhone, ma la manutenzione della casa così come dell’automobile,  rientrano nelle cose da fare e che in ogni caso contribuiscono poi alla sicurezza.

So di persone che non fanno la manutenzione alla caldaia a gas per non spendere 100-150 € che pesano sul bilancio familiare. Poi ogni tanto scoppia una casa ed allora ci sono i costi sociali, oltre al rischio di perdite di vite umane.

14 commenti su “Quando l’artigiano non lavora, perchè il cliente non vuole la fattura…

  1. Morbida Dolcezza
    23 gennaio 2013

    Questa è una cosa che sostengo sempre anch’io e cioè di dare la possibilità a tutti di scaricare le spese di ordinaria amministrazione.

    Questo sicuramente potrebbe essere un valido strumento per combattere l’evasione unitamente ad una tracciabilità dei pagamenti attraverso l’utilizzo di carta di credito per tutte le spese superiori ad esempio a € 150.

    In questo modo sono certa che le sorti dell’Italia si risolleverebbero.

    Se soltanto volessero….

  2. Bosch
    23 gennaio 2013

    Ma te l’immagini l’avvocato, il medico, l’ing.,il notaio, ecc.ecc.. che l’anno prima hanno denunciato 50.000 euro, l’anno dopo ne denunciano (costretti.. ) 800.000?,

    se poi consideri che al parlamento ci sono in massima parte queste emerite categorie di persone……..

    Kampa Kavallo…….

  3. IlPrincipeBrutto
    23 gennaio 2013

    Due osservazioni, una aritmetica, una no.
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    Chiamiamo P il prezzo ‘in nero’, senza fattura, V l’IVA ( IVA al 20% => V=0.2) e T l’aliquota IRPEF.
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    Se pago in nero, spendo P.
    Se chiedo la ricevuta, rispetto al caso precedente spendo P x V in piu’, ma recupero P x (1+v) x T.
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    Chiaramente conviene chiedere la ricevuta se quello che recupero con la detrazione, P x (1+V) xT e’ maggiore di quello che spendo in piu’, P x V.
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    Questo discorso vale nel caso che il prezzo in nero sia uguale al prezzo con fattura. E’ facile calcolare la percentuale di ‘sconto’ che l’artigiano (in senso lato) deve fare sul prezzo in nero per renderlo piu’ vantaggioso del prezzo con fattura.
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    Sono sicuro che una bella fetta di artigiani rabbe pronta a praticare tale sconto pur di non emettere fattura, minando quindi l’obiettivo della lotta all’evasione.
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    Inoltre, se tutti possono detrarre tutte le spese (a meno di non dare la possibilita’ solo ai NON possessori di partita IVA), la base imponibile sara’ formata dai soli soldi fermi nei conti correnti. Infatti, se un artigiano incoassa 100, puo’ fare tre cosi di quei soldi: spenderli per vivere, diminuendo quindi il suo imponibile. Metterli in banca. Tenerli in tasca.
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    I soldi tenuti in tasca non si riescono a tassare, e quelli spesi, come detto, nemmeno. Rimangono solo quelli che si depositano in banca.
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    Il risultato sarebbe una base imponibile molto ridotta rispetto a quella attuale. Per mantenere i livelli di spesa necessari al funzionamento dello stato, potrebbe essere necessario tassare questo imponibile con una aliquota elevatissima.
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    Conclusione: mi pare che la proposta di detrarre tutte le spese non e’ cosi’ semplice e risolutiva come sembra.
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    sicuri si diventa, Ride Safe.

    • paoblog
      23 gennaio 2013

      fermo restando che in realtà il mio discorso sappiamo bene essere frutto di Utopia allo stato puro, fingiamo di essere in una società composta anche da persone oneste e che vorebbero la giusta ripartizione di diritti e doveri…

      io ti chiedo un lavoro che costa 1000 € + Iva al 21% (210 €) = 1210 …

      se non mi fai la fattura, mi fai pagare 1000 €

      se io potessi scalare realmente, non con detrazioni in 5 o 10 anni, anche solo i 210 € di Iva, essendo un cittadino che vuole che gli altri paghino le tasse come le pago io, ti chiederei la fattura pagando i 1000 € che ti avrei comunque pagato… i 210 li recupero, io non spendo 1 € in più e tu paghi le tasse… 😉

      vero è che io sono un fesso che se si accorge che il conto del ristorante è sbagliato, torna dentro e paga la differenza….

      d’altro canto quando mio padre ha lavorato in Germania nei primi anni ’60 i colleghi tedeschi gli chiedevano gli scontrini di una serie di spese quotidiane in quanto le potevano scalare… e non mi sembra che la Germania sia fallita in questi anni…

      credo però che un paio di buoni economisti sarebbero in grado di studiare le modalità migliori per mettere in pratica questa cosa, fermo restando che se mai si comincia … persino una legge imperfetta, ma su buone basi, migliorabili nel tempo, sarebbe meglio di niente…

      Dimenticavo… dato che ovviamente in azienda possiamo scaricare l’Iva, ho tutto l’interesse a comprare con fattura, soprattutto considerando che noi fatturiamo al 100%, per cui più di una volta mi è capitato di andare a comprare in un negozio alcuni articoli e di dovermi impuntare per avere la fattura … mi conviene, mi impegno… e lui paga le tasse…

  4. IlPrincipeBrutto
    23 gennaio 2013

    >> se io potessi scalare realmente, non con detrazioni in 5 o 10 anni, anche solo i 210 € di Iva, essendo un cittadino che vuole che gli altri paghino le tasse come le pago io, ti chiederei la fattura pagando i 1000 € che ti avrei comunque pagato… i 210 li recupero, io non spendo 1 € in più e tu paghi le tasse…
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    Se scali 210, non puoi recuperare 210. Puoi recuperare al massimo l’IRPEF su quei 210.
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    Se invece vuoi recuperare tutti i 210, vuol dire che il gettito complessivo dell’IVA andrebbe a zero, in quanto in ultima analisi ogni spesa per l’IVA dovrebbe essere rimborsata. Non mi pare che possa funzionare in questi termini.
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    Mi pare rimanga valida la conclusione precedente: la proposta semplicistica di ‘detrarre/rimborsare’ le spese o l’IVA e, appunto, troppo semplicistica, e crolla di fronte a verifiche di base.
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    Il che non vuol dire che sia da scartare (come dici tu, in alcuni paesi funziona), ma che se si vuole sia presa un minimo sul serio, va corredata di parecchi dettagli operativi in piu’.
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    Dettagli che non sono per niente tali, perche’ in un paese di furbetti come l’Italia, i meccanismi per funzionare devono essere molto robusti
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    Personalmente, io questi dettagli operativi non li ho ancora visti elencati per bene, ma prima o poi spero di imbattermici.
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    sicuri si diventa, ride safe.

    • paoblog
      23 gennaio 2013

      d’altro canto io sono un “uomo della strada” con delle ipotesi per forza semplificate (e con delle speranze ormai morte di poter vivere in un paese onesto e non di furbetti cronici, per l’appunto) …

      sono certo che se gli addetti ai lavori si mettessero d’impegno riuscirebbero a gettare le basi di una sistema equo… e che funzioni…

      tuttavia se scalo una percentuale dell’Iva va da sè che si torna all’inizio ovvero a me non conviene …

      tuttavia, visto che è come se stessimo giocando a Monopoli, con le nostre ipotesi …. azzardo ancora… partendo però dal presupposto che il gettito Iva non si possa azzerare, in quanto come detto non chiedo il recupero dell’Iva su tutte le spese, necessarie o voluttuarie, ma solo su alcune tipologie..

      ma ipotizzando che si riesca a far fatturare al 90% chi oggi evade al 95%, non credi che il gettito fiscale potrebbe compensare ampiamente quella percentuale che il cittadino si rimette in tasca?

      ed in ogni caso, pur accantonando queste ipotesi, l’idea brasiliana (vedi uno dei link nelpostI) non ti sembra in ogni caso un passo avanti?

  5. ilprincipebrutto
    23 gennaio 2013

    >> ed in ogni caso, pur accantonando queste ipotesi, l’idea brasiliana (vedi uno dei link nelpostI) non ti sembra in ogni caso un passo avanti?
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    Senza dubbio.Infatti si tratta di un sistema che va ben oltre la semplice idea di rimborsare l’IVA. Quella da sola non basterebbe, ed il perche’ lo abbiamo gia’ detto. Funziona perche’ e’ abbinata all’obbligo per i detentori di partita IVA di aderire al sistema automatico di registrazione e rimborso.
    Mi pare che le due cose debbano per forza essere abbinate. Il solo obbligo non serve (e’ la situazione italiana di oggi, nella quale la fattura e’ obbligatoria solo sulla carta), il solo rimborso nemmeno.
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    sicuri si diventa, Ride Safe.

  6. IlPrincipeBrutto
    24 gennaio 2013

    Ripensando al Brasile, c’e’ qualcosa che non mi torna.
    Chi chiede lo scontrino ottiene un rimborso parziale dell’IVA. concettualmente, non mi pare un caso diverso da quello descritto nel mio primo commento: se il commerciante offre uno sconto sufficiente, in cambio del pagamento in nero, allora comprare in nero diventa piu’ conveniente che farlo con lo scontrino.
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    Nonostante tutto, l’iniziativa pare avere avuto un certo successo, dando per buoni i numeri citati. Allora, cos’e’ che frena i commercianti dall’offrire lo sconto sul prezzo in nero ? oppure, cos’e’ che frena gli acquirenti dall’accettare lo sconto, inducendoli a chiedere lo scontrino ?
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    Mi chiedo se non sia semplicemente ua maggiore propensione all’onesta’, ma concedere una possibilita’ del genere sarebbe davvero una condanna morale molto seria per noi italiani.
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    sicuri si diventa, Ride Safe.

    • paoblog
      24 gennaio 2013

      Restando per forza di cose nel campo delle ipotesi, perchè dell’esempio brasiliano so solo quello che ho letto, ritengo che alla base del buon funzionamento del sistema nello specifico e della lotta all’evasione in generale, vi sia un mix di diversi fattori:

      1 – norme facili da capire che permettano al contribuente di capire quanto pagare e che quindi rendano meno giustificabile l’errore

      2 – un apparato di controllo puntuale e veloce, proprio perchè controllare deve essere facile e tempestivo

      3 – una legislazione che punisca velocemente, nella giusta misura, inflessibile con i furbetti e tollerante per chi sbaglia in evidente buona fede (errori che se il sistema fosse equo e facile, sarebbero limitati.)

      4 – una certa coscienza civica che spesso c’è solo perchè è subordinata alla certezza della pena, tuttavia esistono anche persone oneste

      5 – dico sempre che pagare le tasse è sentito come un peso soprattutto perchè abbiamo purtroppo la certezza che i nostri soldi, saranno mal utilizzati, sprecati ed anche rubati. Non dico che le pagheremmo con il sorriso come disse Padoa Schioppa, tuttavia tutto sarebbe più facile se a fronte di un prelievo importante avessimo in cambio un sistema sanitario che funziona da Trento a Trapani, in egual misura, strade ben tenute, buone scuole con ottimi insegnati e strutture all’altezza e via dicendo…

      Deve essere chiaro che lo Stato funziona solo se ha i soldi per pagare i servizi che ti offre, ma il problema è questo: sapere che pago (tanto) per niente…

      P.S. Resta in ballo la mentalità tipicamente italiota che cerca sempre il massimo risparmio e, in ogni caso, vede l’evasione così un atto di furbizia. Vero anche che quando beccano un evasore totale (così come un falso invalido), dovrebbero realmente lasciarlo in mutande in mezzo alla strada, senza poter usufruire di nessun servizio per il quale non ha mai pagato… che crepi…

      Esco dal tema: poco fa scrive un cliente, chiedendo un’offerta per degli articoli da produrre appositamente ed aggiunge che: Mi raccomando, non possiamo accettare aumenti, mi mantenga il solito prezzo.

      Tuttavia, se aumentano i costi del lavoro (contributi e via dicendo), dell’energia, dei trasporti, il prelievo fiscale diretto ed indiretto ed i costi per poter assolvere a tutti gli obblighi, se infine aumenta la materia prima, posso io mantenere il solito rpezzo, peraltro già mantenuto alcune volte nonostante gli aumenti?

      Comedetto l’altro giorno, La legge dell’equo negli scambi non consente di pagare poco ed ottenere molto, sarebbe asurdo.

      D’altro canto, i mezzi per risparmiare qualche cent li ha… potrebbe fare un ordine semestrale, quindi maggior quantità = minori costi produttivi, potrebbe pagare al ritiro, che il denaro fresco fa comodo ed ovviamente si farebbe un prezzo migliore… (il cliente tedesco che paga a 7 giorni, sconto 3%, non sa fare i suoi conti? …)

      Un cliente austriaco, che peraltro paga a 30 giorni data fattura (preciso al giorno) tempo fa ha detto: se invece che ordinare 2000 pezzi ogni 3 mesi, ne prendo 10.000 in una sola volta, risparmio sul prezzo d’acquisto, riduco i costi di trasporto ed ogni volta che ho bisogno di pezzi, li prendo dal magazzino, riducendo i fermi in cantiere. Appunto… 😉

      • Ele di Siena
        24 gennaio 2013

        concordo su tutto!

      • Bosch
        25 gennaio 2013

        Caro Paolo, se fosse così, saremmo il paese piu’ ricco del mondo, oltre che il piu’ bello………

        Quando acquisiremo una vera coscienza civica (che ci dovrebbero insegnare a scuola , oltre che in famiglia..) sara’ un gran giorno!!!

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  9. Alessio
    11 agosto 2016

    Mio padre si ritrova in questo problema tutti i giorni… o non lavora o si fa pagare in nero perché è il cliente che ancora prima di iniziare un lavoro gli dice che non vuole la fattura e lui data la situazione attuale non rinuncia al lavoro e si fa pagare in nero

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