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Soliti “titoli ad effetto”, ma in realtà gli imprenditori non dichiarano meno dei lavoratori dipendenti

unavignettadipv.it

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La premessa che sto per scrivere sembrerà un autogol, ma come semppre non si può generalizzare, in un senso o nell’altro.

Per quanto riguarda la mia vicenda specifica, io vivo solo con il mio stipendio che è inferiore di circa il 15% a quello del dipendente che prende di più in azienda, se non fosse che è da gennaio che non prendo lo stipendio causa la crisi di liquidità aziendale.

Va da sè che essendo un’azienda gestita da persone serie, prima si pagano dipendenti e fornitori e dopo, se ce ne sono, arriva lo stipendio. E se non arriva lo stipendio, ma in compenso ti arriva la bolletta di conguaglio del gas, (660 €) è un problema anche per me.

Viste le cifre in ballo, come dicevo, io sono fra quelli che effettivamente prendono meno di uno dei dipendenti, ma ne conosco parecchi che piangono sempre miseria, magari non pagano i dipendenti puntuali (e neanche i fornitori) e poi salta fuori che hanno proprietà da tutte le parti oppure vengono a ritirare il pacchetto in Porsche, sottolineando che la vita bisogna godersela. Vero, anche se poi te la godi a mie spese…

Il succo del discorso che si leggerà nell’articolo pubblicato da CGIA Mestre è che ancora una volta si è puntato al solito titolo ad effetto, che oltre che a fare Disinformazione, aumenta gli attriti fra le classi lavorative.

Vero, verissimo che ci sono gli evasori fiscali, ma non sono tutti annidati fra gli imprenditori, grandi o piccoli che siano.

Perchè il postino che fa il meccanico in nero è evasore come l’operaio che si mette in malattia e poi fa il pizzaiolo, così come l’idraulico oppure il muratore che non ti fanno la fattura neanche se li preghi. Ma nel contempo il mio dentista la fa senza battere ciglio, così come il meccanico oppure quello che mi ripara la caldaia.

Ci sarebbe poi da dire su certi artigiani che non riescono a fatturare perchè il cliente privato, vuoi che lo faccia per risparmiare l’iva oppure per non farsi “tracciare”, in genere la fattura non la vuole e se ti impunti rischi persino di perdere il lavoro.

La CGIA contesta l’interpretazione dei dati del dipartimento delle finanze

Un tempismo quantomeno sospetto: nei giorni in cui i manager e gli alti dirigenti pubblici italiani sono nel mirino della stampa e dell’opinione pubblica a causa degli elevati compensi, il Dipartimento delle Finanze diffonde le statistiche delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche riferite all’anno di imposta 2012.

E, per l’ennesima volta, emerge un’interpretazione distorta e tendenziosa dei dati, finalizzata a dimostrare che gli imprenditori guadagnerebbero meno dei lavoratori dipendenti.

“In realtà – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – dalla lettura del comunicato stampa non emerge questo. In primo luogo, si specifica che il reddito medio degli imprenditori si riferisce ai titolari di ditte individuali, mentre ne sono esclusi quelli in forma societaria.

In secondo luogo, si sottolinea che gli imprenditori persone fisiche in contabilità ordinaria hanno denunciato 27.710 euro, mentre i lavoratori dipendenti ne hanno dichiarato 20.280 euro.

La media dei titolari di impresa, che per l’anno di imposta 2012 hanno denunciato 17.470 euro, viene abbassata dai soggetti in contabilità semplificata: questi ultimi, infatti, hanno denunciato un reddito medio di 16.380 euro.

Lo stesso Dipartimento delle Finanze – prosegue Bortolussi – segnala che i dati di tutti gli imprenditori persone fisiche monitorati in questa analisi sono al netto delle quote attribuite ai collaboratori familiari e che la definizione di imprenditore non è sinonimo di datore di lavoro.

Infatti, tra gli imprenditori sono compresi anche quelli che non hanno dipendenti. Ricordo, infatti, che tra gli artigiani e i commercianti, ad esempio, il 74% del totale lavora da solo”.

A sostenere la tesi della CGIA c’è un “interessantissimo” comunicato stampa del Ministero dell’Economia del 15 novembre 2013 in merito ai dati delle dichiarazioni dei redditi 2011 pubblicati il giorno prima dal Dipartimento delle Finanze.

In questa nota il Mef ebbe modo di sottolineare:

“I lavoratori dipendenti che hanno come datore di lavoro una persona fisica (dichiaranti lavoro autonomo, d’impresa o allevamento) sono pari al 9,6% del totale e dichiarano un reddito medio da lavoro dipendente di 10.647 euro, mentre i corrispondenti datori di lavoro persone fisiche (circa 575.000 soggetti) dichiarano un reddito medio da attività economica pari a 33.653 euro, ossia circa il triplo”.

Insomma, ancora una volta – sottolinea la CGIA – si gioca sull’equivoco e si “imbastisce” una comparazione improponibile tra i redditi dei lavoratori dipendenti e quelli dei titolari di piccola impresa.

Se per gli imprenditori persone fisiche non si tiene conto che la stragrande maggioranza dei casi non ha dipendenti e molto spesso il loro reddito è addirittura abbassato dallo splitting familiare (ovvero, è al netto delle quote attribuite ai collaboratori familiari), per i lavoratori dipendenti il dato medio è innalzato dai redditi di molte categorie – come i giudici, i manager pubblici e privati, i professori universitari – che poco hanno a che fare con il tradizionale mondo del lavoro dipendente.

Se, invece, come ha dimostrato il Mef nel comunicato del 15 novembre scorso, il confronto viene fatto tra i redditi dei datori di lavoro persone fisiche e i propri dipendenti, emerge come i primi dichiarino quasi il triplo dei secondi.

Fonte: CGIA Mestre

 

 

7 commenti su “Soliti “titoli ad effetto”, ma in realtà gli imprenditori non dichiarano meno dei lavoratori dipendenti

  1. Ele di Siena
    28 marzo 2014

    vero… proprio ieri parlavo con una negoziante che conosco ed anche lei mi diceva che incassando un quarto di quello che incassava negli anni passati, lo stipendio alla dipendente è rimasto uguale e lei a malapena riesce ad arrivare a mille euro…

    io ci credo, ma siamo sempre lì…

    se non ho più la possibilità io, ceto medio basso, di spendere, tutto ciò che è legato alla piccola economia, ne risente…

    io da lei spendevo in media un centinario di euro ogni due mesi; ci sono tornata ieri ma era da circa 7 o 8 mesi che non ci mettevo piede…

    ripeterò sino alla morte che l’economia non la fa girare quelli che comprano mercedes e palazzi… ma la facciamo noi poverelli!!!

  2. Madamin
    28 marzo 2014

    Si, è vero, sono d’accordo con te; innanzitutto c’è il buono e il cattivo dovunque (e tra i dipendenti ce ne sono tanti di “cattivi”) e poi è ora di smetterla di colpevolizzare e puntare il dito sugli imprenditori, generalizzando in questo modo.

    Ce ne sono tanti di seri e io so di lavorare per un’azienda seria, dove si paga tutto e tutti sono pagati giustamente.

    D’altra parte, bisognerebbe fare informazione seria, spiegando le cose e non facendo una crasi di pagine e pagine estrapolando parole qua e là per comporre il solito titolo “sensazionale”, come accade di solito.

    • Fed86
      29 luglio 2014

      allora la colpa è dei dipendenti e dei pensionati se ci siamo ridotti così….ma andate a cagare imprenditoruncoli da 4 soldi

      • paoblog
        30 luglio 2014

        Questo commento rispecchia quanto emerso dalle recenti inchieste ovvero che il 70% degli italiani non capisce quello che legge.

        Come si fa a rispondere: “allora la colpa è dei dipendenti e dei pensionati se ci siamo ridotti così” ad una persona che afferma: “c’è il buono e il cattivo dovunque….”?

        Le colpe sono di tutti quelli che lavorano e/o agiscono in maniera scorretta, qualsiasi lavoro o fascia di reddito occupino.

        Come scrive nel primo commento Ele di Siena, ” ieri parlavo con una negoziante che conosco e mi diceva che incassando un quarto di quello che incassava negli anni passati, lo stipendio alla dipendente è rimasto uguale e lei a malapena riesce ad arrivare a mille euro…”

        L’azienda, piccola, in cui lavoro è stata fondata da mio nonno, che negli anni della guerra era stato licenziato perchè antifascista militante, portata avanti da mio padre che negli anni 60 era sulla lista nera perchè “figlio di un comunista”… ed ora eccomi qua, alla terza generazione, a fare i saltui mortali con uno Stato che è il tuo primo ostacolo per poter lavorare onestamente … poi non ti pagano e nessuno ti tutela … ma le tasse le devo pagare a prescindere dal fatto che abbia realmente incassato.

        Se perdi il posto avrai la mobilità, io no. Se ti ammali sei pagato. Io no. Hai le ferie pagate. Io no. Se non ti pagano lo stipendio, vai ai sindacati. Io no. Se non lavoro e non fatturo, poi, mi becco dell’evasore.

        Vai a leggerli tutti i post nella categoria Il mondo del lavoro e leggi cosa voglia dire per un piccolo imprenditore lavorare onestamente.

        Dico a te quello che ho scritto a Letta prima e Renzi dopo. Venite qua una settimana (i politici senza ufficio stampa al seguito) a toccare con mano i problemi che non conoscete, ma dei quali parlate.

        P.S. Io non sono un imprenditoruncoli da 4 soldi, tuttavia le espressioni volgari non sono gradite in questo Blog, salvo casi limite e circostanziati tipo quello degli utenti Italiacom, vittime, giusto per restare in argomento, del classico imprenditore furbetto.

  3. Fed86
    29 luglio 2014

    Vorrei ricordare che il Paese a malapena si tiene in piedi con i lavoratori a reddito fisso che versano dal primo all’ultimo centesimo e non certo grazie a quelli che fino a ieri non facevano scontrini neanche x sbaglio andandone fieri.

    Il liberalismo in questo paese non c’è mai stato e fare impresa ha solo significato arricchirsi ai danni dei lavoratori che sono i PRIMI a pagarne le conseguenze.

    Non mi fanno affatto pena gli “imprenditori” che ora piangono miseria e hanno anche la faccia tosta a reclamare le 80 euro che sono diritto dei dipendenti (come se questi non le reimmettessere nell’economia, forse hanno fondi in Svizzera)……

    Distinguiamo le vere dalle false p.iva. Immettiamo una VERA anagrafe fiscale e tributaria, facciamo un accertamento fiscalle a TUTTE le vere p.iva e coloro che sono in regola meriteranno non 80 ma 160 euro.

    • paoblog
      30 luglio 2014

      leggo: “Distinguiamo le vere dalle false p.iva” + “Non mi fanno affatto pena gli “imprenditori” che ora piangono miseria”

      ed infatti io ho scritto: “ne conosco parecchi che piangono sempre miseria, magari non pagano i dipendenti puntuali (e neanche i fornitori) e poi salta fuori che hanno proprietà da tutte le parti oppure vengono a ritirare il pacchetto in Porsche”

      Leggo: “il Paese a malapena si tiene in piedi con i lavoratori a reddito fisso che versano dal primo all’ultimo centesimo e non certo grazie a quelli che fino a ieri non facevano scontrini “ + “fare impresa ha solo significato arricchirsi ai danni dei lavoratori

      Ho scritto: “essendo un’azienda gestita da persone serie, prima si pagano dipendenti e fornitori e dopo, se ce ne sono, arriva lo stipendio. “

      E ci sono lavoratori che, come molti imprenditori, si meritano la crisi che, peraltro, non gli ha insegnato nulla (e vale per entrambi).

      Detto questo resta il fatto che la notizia così come è stata data, con il solito titolo ad effetto, non rispecchia la realtà dei fatti, perchè si fa di tutta un’erba un fascio, accomunando chi fa il proprio lavoro onestamente alla massa dei soliti furbetti che, in questa italietta, sono una forza trasversale sita in ogni categoria e fascia di reddito.

      Dopodiche se vogliamo andare con frasi fatte e luoghi comuni…; in ogni caso il mio mondo non è diviso in dipendenti ed imprenditori, ma in persone corrette o scorrette.

  4. Fed86
    31 luglio 2014

    Sono un sostenitore (e parlo da uno che ha creduto della libera impresa, in passato) che le grande industrie del passato (fino a 30 anni fa) erano quelle che garantivano un futuro alle nuove generazioni.

    Avevamo industrie da far invidia a chiunque e abbiamo smantellato quel tessuto sociale in nome del principio “piccolo è bello” pagandone oggi le conseguenze.

    I numeri dicono chiaramente che più l’impresa è grande, più sono alti i salari, maggiore è la produttività e la competitività della stessa e migliori sono le condizioni di vita dei lavoratori; del tutto speculare il caso della piccola impresa (in negativo ovviamente). Si pensi all’assenza della rappresentanza sindacale sotto i 15 addetti.

    Nel piccolo è un dato di fatto che si è nascosto e si nasconde maggiomente poca innovazione, bassi salari, lavoro nero e di conseguenza nessuna redistribuzione della ricchezza, cosa che farebbe un tessuto sociale formato da grandi aziende di 15-20 mila dipendenti come era una volta (anche se guidate spesso da mani criminali a livello manageriale).

    Ora ci stanno riempendo la testa di termini come “start up”, ma la realtà che nessuno dice (o pochi) è che ci siamo ridotti in questo stato anche per il “sogno del mettersi improprio” e oggi ne stiamo vedendo i risultati, i quali mi sembrano evidenti. D’altronde i paesi con un maggior reddito pro-capite e maggiori servizi a livello sociale sono proprio quelli i cui redditi derivano da lavoro dipendente (vedi in pimis la Svezia, ma anche altri come Israele nel suo piccolo).

    Peccato che qui abbiamo questa mentalità penosa per la quale il dipendente viene visto come colui che non si assume le responsabilità e nei casi peggiori come un parassita.

    Mentalità che vede colui che cerca il posto fisso come uno sfaticato (forse cerca lavoro e una stabilità economica per costruirsi un futuro), come uno fuori dalla ralità che cerca un qualcosa che non c’è più (detto da molti sembra una conquista ma non vedo cosa ci sia oltre il concetto del posto fisso che possa garantire futuro alle persone).

I commenti sono chiusi.

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