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Gli incidenti privatizzati, le truffe assicurative e non solo…

di Maurizio Caprino

Dunque, andiamo allegramente verso la “privatizzazione” degli incidenti. In un Paese normale, difficilmente ci saremmo arrivati.

Ma non siamo un Paese normale e quindi in futuro, se la nuova norma andrà davvero in porto (comunque non prima di un anno, stimo), dovremo pagarci l’intervento degli ausiliari privati se vorremo far fissare bene la scena di un incidente senza danni a persone.

In un Paese normale, non c’è tanto bisogno di far intervenire qualcuno se ci sono solo danni a cose: magari subito dopo l’urto gli animi si scaldano, ma poi ci si scambia civilmente i dati e si ricostruisce in modo accettabile la dinamica dell’incidente.

Da noi, invece, più di qualcuno gioca sporco, anche inventandosi testimoni a posteriori. Non di rado lo fa perché spinto da un professionista che intravede possibilità di guadagno. Ecco perchè è bene mettere subito tutto nero su bianco e farlo certificare da qualcuno.

Di qui l’abitudine di chiamare le forze dell’ordine, che arrivano tardi (hanno altro da fare) e con un fare “dissuasivo” (si tratta di convincere gli interessati a mettersi d’accordo senza dover perdere tempo a stilare verbali).

Di solito, i migliori deterrenti sono la multa per le infrazioni che emergono dall’incidente e i test su alcol e droga (atti dovuti, in caso d’incidente).

Ma evidentemente non basta e così abbiamo dovuto inventarci gli ausiliari (che esistono già in imprese private, cui evidentemente la norma è stata ispirata o che si sono fatte parte attiva nell’ispirare la norma, chissà…), anche perché nel frattempo le forze dell’ordine sono sempre meno presenti sul territorio (sostituite da telecamere).

Dunque, ancora una volta ci toccherà pagare sia l’erosione degli organici degli agenti (figlia del debito pubblico e dell’incapacità delle forze dell’ordine ad accorparsi, razionalizzando la loro presenza come sarebbe se facessimo almeno il numero unico delle emergenze) sia le truffe assicurative.

Ne parleremo lunedì prossimo alle 8,30 a “Spunti di vista”, su Radio24.

Intanto vi segnalo anche la faticosa applicazione di un’altra misura che un anno e mezzo fa avevamo salutato come un deterrente per le truffe: l’obbligo di un riscontro obiettivo (visita medica? esame con strumenti? entrambe le cose?) delle lesioni se si vuole ottenere un risarcimento per danni a persone.

A parte le inesattezze e i buchi della norma (era contenuta nel primo decreto liberalizzazioni del governo Monti, il Dl 1/12), c’è il fatto che proliferano i costi proprio per visite mediche ed esami, gonfiando gli oneri a carico delle compagnie.

E, ovviamente, i truffatori incalliti la documentazione necessaria per farsi pagare se la procurano sempre. Gli onesti chissà.

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