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Emergenza pesce fresco? Il problema esiste, ma non serve l’allarmismo di giornali e tv

unavignettadipv.it

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Integro l’articolo di La Pira suggerendovi la lettura dei post dedicati alla Bufale alimentari, che dimostrano una volta di più come gli organi di informazione tradizionali siano i primi a fare Disinformazione.

Notevole il fatto che abbiano il tempo per pubblicare notizie inesatte e non di tenere alta l’attenzione dei lettori su un problema serio come l’epidemia di Epatite A (oltre 700 contagiati) causata dai frutti di bosco surgelati. Mah…

Partendo dal presupposto che il consumatore informato FA la differenza, ricordati di leggere l’etichetta, perchè  può capitare che… Compri i totani e mangi gli additivi 😉

un articolo di  che leggo su Il Fatto Alimentare

È allarme pesce. Questo emerge dalla lettura degli articoli apparsi negli ultimi giorni su La Repubblica, Corriere.it, La Stampa, e ripresi da Tgcom24, Striscia la Notizia e Tg1.

Anche il settimanale Sette del 1° novembre, in un lungo dossier sulle frodi ha affrontato il tema del presunto pesce “rivitalizzato” o “dopato” con sostanze utili a farlo apparire bello fuori, anche se “marcio” dentro.

«Sono solo alcune delle inesattezze, per non dire macro errori, pubblicati da giornali e tv che hanno trattato il tema degli additivi nel pesce durante le ultime due settimane – spiegano Valentina Tepedino veterinario e direttore di Eurofishmarket e Maurizio Ferri veterinario ufficiale e membro del SIMeVeP (Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, con 5.000 veterinari aderenti).

Si parla inoltre erroneamente di “doping” per indicare gli additivi, e di pescato che deve essere inserito immediatamente in cassette fessurate per fare defluire l’acqua derivante dalla fusione del ghiaccio. Rivitalizzare un pesce marcio – come riportato anche su Sette – è impossibile, perché il deterioramento delle carni raggiunto, costituisce un punto di non ritorno e non c’è trattamento “cosmetico” che tenga. È altrettanto scorretto dire che il pesce fresco non deve avere più di 7 giorni o che può essere “additivato” con cadmio e mercurio o che il trattamento con eventuali additivi sia associato in modo automatico all’intossicazione da istamina».

Ma il tema maggiormente presente nelle cronache dei giornali e delle televisioni riguarda l’uso del Cafodos. Si tratta di una miscela di acido citrico, citrato di sodio e perossido di idrogeno (quest’ultimo vietato nei prodotti ittici), aggiunti per ridare alla livrea del pesce un po’ di brillantezza e prolungarne la conservazione mediante un effetto battericida.

Gli addetti ai lavori sanno che il Cafodos può migliorare l’aspetto soprattutto dei filetti di pesce e che l’abbinamento con i polifosfati aumenta la quantità di acqua trattenuta. Certo l’impiego di alcuni di questi additivi nel pesce fresco è illegale, ma per fornire informazioni esatte sulle reali criticità di queste miscele sarebbe opportuno intervistare gli esperti.

«Certo – conclude Tepedino – l’uso improprio del Cafodos sul pesce fresco si deve interpretare come una frode commerciale, anche perché non viene dichiarato in etichetta. Per rendersi conto della situazione basta dire che per legge gli additivi devono rispondere ad una necessità tecnologica e non devono indurre in errore il consumatore come invece risulta evidente quando si impiega il Cafodos.

SIMeVeP ed Eurofishmarket si sono impegnati a presentare una relazione sulle non conformità rilevate e sugli eventuali rischi associati all’uso del Cafodos. La questione del Cafodos esiste ma non va enfatizzata anche perché l’attività di vigilanza delle strutture veterinarie sul territorio funziona».

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