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L’autocritica di Marchionne: nascondere i difetti costa caro

Le parole di Marchionne dovrebbero far riflettere Opel che, peraltro, fa parte della galassia GM colpevole di non aver richiamato auto che sapeva essere difettose.

Per quanto mi riguarda, sebbene la mia auto non abbia mai avuto richiami, preferisco la Toyota che ci mette la faccia e richiama milioni di auto, piuttosto che la GM che tace, causando anche la morte di almeno 16 persone.

Resta il fatto che sulla distanza la correttezza paga. Nonostante il maxi richiamo di Toyota per 6,39 milioni di auto ( quasi il triplo di GM) nel mondo, al quale aggiungere una maxi sanzione da parte del governo Usa ecco che hanno chiuso il bilancio 2013 con utili netti quadruplicati rispetto all’anno precedente e fatturato cresciuto del 18,7%.

Come dico sempre, quando tratto situazioni avvenute in ambito lavorativo, la correttezza e la serietà pagano ed un cliente soddisfatto tornerà e ti farà pubblicità gratuita; diversamente succede al cliente che viene ignorato quando vi sono delle problematiche: ti farai un nemico che, con gli strumenti attuali a disposizione, riuscirà a mettere in piedi con pochi click una campagna di pubblicità negativa dalla quale uscirai perdente, per quanto importante sia la tua azienda.

Penso al boicottaggio, come sempre, che funziona di più all’estero, penso alla 17enne che ha costretto alla resa Coca Cola & Pepsi e penso, nel mio piccolo, alle letture dei post sulle problematiche con Eni e Vodafone, ad esempio;  questi sono i post più letti da sempre.

Ultimamente, come raccontavo a quelli del Gruppo Opel difetti, le letture dei post dedicati alle loro disavventure aumentano in maniera costante, il che significa che la gente si fa delle domande e cerca delle risposte.

E capita spesso leggere commenti del tipo “volevo comprare una Opel Corsa gpl, ma dopòo aver letto i vs. racconti ho cambiato idea”.

un articolo di Maurizio Caprino

“Se i richiami di modelli difettosi continuano con questo ritmo, si rischia di perdere la fiducia dei clienti nelle nuove auto”.

Parola di Sergio Marchionne, pronunciata in una Washington dove tiene ancora banco lo scandalo General Motors.

Dato il luogo, qualcosa non torna: negli Usa i clienti sono abituati da cinquant’anni ai richiami e sanno che un alto numero di campagne non vuol necessariamente dire che la qualità stia scendendo, visto che dimostra pure un’attenzione nel correggere gli errori (che in una certa misura restano inevitabili).

Ma probabilmente Marchionne si riferiva ai richiami che i costruttori omettono, come appunto nel caso General Motors, recente ma non certo unico.

Lo stesso gruppo Fca ha i suoi esempi di opposizione ad autorità che imponevano richiami: il gancio di traino che interferiva col serbatoio del carburante su alcuni Suv americani e la sospensione posteriore a rischio rottura sulle Stilo brasiliane (e lasciamo stare lo storico caso delle Dedra “cancerogene”).

Infatti Marchionne ha aggiunto che il danno d’immagine che i costruttori stanno patendo è “ben superiore di quello delle multe”, che appunto scattano per gli omessi richiami.

Dunque, sotto il velo di parole sfumate, c’è un’autocritica.

Lo confermano le parole successive: “Serve una svolta. Dal canto nostro ci siamo affidati a una task force di consulenti esterni per studiare meglio il fenomeno”.

Insomma, Marchionne pare essersi fatto un po’ di conti, scoprendo che risparmiare su certe cose non conviene. Ben venga la task force, dunque.

Ma vedremo poi quale sarà il suo potere reale nell’imporre scelte su qualità e sicurezza.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 23 maggio 2014 da in Consumatori & Utenti con tag , , , , , , , , , , , , , , , .
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