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Pesce fresco con additivi?

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione con la risposta ai miei dubbi…

Leggevo tempo fa in un articolo su Il Fatto Alimentare che la legge autorizza l’uso di additivi nel pesce fresco, congelato e surgelato e nei filetti non lavorati (congelati o surgelati).  Nella maggior parte dei casi non ci sono pericoli per la salute, perchè si tratta di additivi autorizzati, ma utilizzati in modo scorretto.”

Preso atto che l’uso degli additivi è lecito, in determinate condizioni, c’è da dire che nello stesso articolo leggevo anche che: “Quando il pesce fresco viene “trattato” con additivi  leciti deve essere classificato come  prodotto alimentare “trasformato”, e quindi non si può scrivere sull’etichetta la parola fresco, e non si deve lasciare credere al consumatore che sia tale.”

“Non si deve lasciare credere al consumatore che sia tale”

Quest’ultima frase dal mio punto di vista si scontra con la realtà dei fatti, dato che ho notato come al Banco del Pesce Fresco (non decongelato) di Esselunga (vedi foto 1) sia in vendita del pesce trattato con additivi: nello specifico mi riferisco alle code di mazzancolle (Pescato, Mar Mediterraneo) il cui cartellino evidenzia la presenza di ben 4 additivi: E330 -E331 – E221 – E222.

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Ho verificato il tutto sulla banca Dati di Altroconsumo ed ho ottenuto questi risultati:

E330 – Antiossidante , Regolatore di acidità , Sinergista , Agente sequestrante – Possibilità allergie: No – Giudicato: Accettabile – l’utilizzo di questo additivo è giustificato in alcuni casi precisi.

E331 – Antiossidante , Regolatore di acidità , Sinergista , Agente sequestrante , Supporto per additivi , Stabilizzante , Emulsionante – Possibilità allergie: No – Giudicato: Accettabile –  l’utilizzo di questo additivo è giustificato in alcuni casi precisi.

Diverso il discorso per l’E221 e E222, entrambi classificati come Conservante , Antiossidante , Stabilizzante – Possibilità allergie: Sì – Giudicato: Sconsigliato,  la dose giornaliera accettabile non è ancora stata stabilita definitivamente, oppure provoca effetti tossici sull’organismo.

Potrei sbagliare valutazione, per cui ho chiesto chiarimenti direttamente al Fatto Alimentare; seguiranno quindi aggiornamenti quando disponibili.

Foto 2

Su Il Fatto Alimentare hanno pubblicato la mia lettera e la risposta di Valentina Tepedino e Valentina Galli di Eurofishmarket.

L’uso di additivi alimentari da E220 ad E228 (anidride solforosa, solfito di sodio, sodio bisolfito ….) è ammesso anche nei molluschi e nei crostacei non trasformati, ma limitatamente a: crostacei e cefalopodi freschi, congelati e surgelati, e con dosi massime prestabilite a seconda del numero di unità sottoposte a trattamento.

Trattandosi di sostanze allergeniche, la presenza di questi additivi va indicata in etichetta secondo le modalità previste dalla norma. Ovvero: o si indica chiaramente il nome della sostanza allergenica all’interno della lista degli ingredienti (in questo caso “solfiti”), oppure si utilizza la formula finale “Contiene solfiti”.

C’è di più, dal prossimo mese di dicembre 2014 la presenza di allergeni dovrà essere evidenziata attraverso un tipo di carattere tipografico chiaramente distinguibile dagli altri ingredienti elencati sull’etichetta, utilizzando, ad esempio, dimensioni, stile o colore dello sfondo diversi.

Ad oggi la normativa ammette l’utilizzo di tutti gli additivi da lei indicati per le categorie e le dosi indicate nella normativa di riferimento.

Eurofishmarket insieme agli esperti del settore sta cercando di sensibilizzare istituzioni e aziende ad effettuare sul banco una distinzione per settori, differenziando almeno 3 tipologie di pescato: quello fresco naturale, quello fresco con ingredienti e additivi, e quello decongelato.

Si tratta di una  disposizione semplice che aiuterebbe il consumatore a fare una scelta ancora più consapevole.

Valentina Tepedino, veterinario e direttore di Eurofishmarket e Valentina Galli, responsabile legale di Eurofishmarket.

7 commenti su “Pesce fresco con additivi?

  1. paoblog
    19 luglio 2014

    ho segnalato la tua pagina FB al mio Gruppo… 🙂

  2. paoblog
    19 luglio 2014

    Zona FAO generica, chi dice di no… ma in un mercato dove la Rizzoli vende le alici sott’olio con bandiera tricolore e slogan 100% italiano, e poi scopri che l’olio è italiano e l’alice albanese…. più è generica l’informazione e più è facile navigare nelle zone d’ombra… lo sappiamo entrambi…

    sulla trasparenza di chi vende non dico nulla, ma sulla voglia di sapere del consumatore ho visto anche troppo … l’abitudine d’acquisto e la pigrizia, sia mentale sia alivello pratico, la fanno da padrone.

    mi è capitato di essere al super e di prendere in mano un prodotto del quale avevo letto giorni prima e dire a mia moglie il tutto e, quindi, di mettere il prodotto sullo scaffale scegliendone un altro equivalente. Di fianco a noi una coppia, con in mano lo stesso prodotto, che si sono fermati ad ascoltare … scambiarsi uno sguardo perplesso, fare (letteralmente) spallucce e mettere il prodotto nel carrello. un esempio che non farebbe testo se non fosse poi che amiche mi riferiscono di padro o mariti infastiditi dal tempo perso a leggere le etichette oppure nel cercare un prodotto alternativo…

    e poi alla fine tutti parlano male del prodotto cinese o di bassa qualità a prescindere, salvo poi comprarlo perchè costa meno… come quello che compra le lampadine per il faro dell’auto a 2 € e poi si lamenta che ne brucia una a settimana… ma se gli dici di prenderne una che costa 20 € e dura 2 anni, inorridisce… 😉 …

  3. Luca Tonon
    19 luglio 2014

    Mar Mediterraneo e Zona Fao 37, generico. Annosa questione. Non mi dice chi l’ha pescato (peschereccio) e a quale paese di bandiera appartiene (la bandiera), nè dove, nel grande Mediterraneo è stato pescato. Quindi il consumatore non sa su quali garanzie può contare (non solo il rispetto del “pacchetto igiene”, a partire dall’atto di pesca, ad esempio, ma anche gli aspetti etici della pesca – e su questo, molto ci sarebbe da dire).
    Additivi: se servono per impedire che la testa si “scurisca”, perchè poi la testa la tolgo? Mi pare un controsenso. Anzi, puzza.
    Pigrizia, scarsa informazione, mancanza di tempo? Mah. Se io voglio consumare pesce, un minimo di informazione, magari… la devo dare (come commerciante), e pretendere (come consumatore).
    Si tratta di fiducia riposta (o mal riposta) nel commerciante. E qui il discorso si amplia e si complica, e non di poco.
    Sono consumatore, pescatore e commerciante di prodotti ittici.
    La piaga principale nel mio settore è la mancanza di trasparenza. E le truffe sono, haimè, cronaca quotidiana.
    Se vogliamo continuare su FB, magari approfondiamo…
    Sulla mia pagina qualcosina sulle mazzancolle c’è:
    https://www.facebook.com/Occhioalpesce

  4. paoblog
    19 luglio 2014

    1) Vedi alla voce “Zone FAO” ovvero l’indicazione di dove è stato pescato il pesce. In questo caso di potrebbe dire che l’indicazione è persino meno vaga in quanto la Zona 37 equivale a Mar Mediterraneo e Mar Nero. Vedi: https://paoblog.net/2013/06/25/cucina-pesce/

    2) Probabilmente sono trattate con additivi perchè, come spiegava l’amica poppea nel commento precedente, “le mazzancolle come pure i gamberi hanno il difetto che dopo 24 ore gli viene la testa scura, nulla di che ma è brutto da vedere per questo li trattano”

    3) Per la stessa ragione per cui uno compra la verdura “da frigo” nei super piuttosto che prendere quella fresca e di stagione. Pigrizia, scarsa informazione (quanti sanno degli addditivi nel “pesce fresco”?) e mancanza di tempo.

    Per la verdura vedi: https://paoblog.net/2013/09/10/alimentazione-197/

    Per il “pesce fresco”: https://paoblog.net/2012/05/15/additivi-10/ +

  5. Luca Tonon
    18 luglio 2014

    Mi restano dei dubbi.
    Primo: pescato Mediterraneo è un bel pò generico, no?
    Secondo: perchè code di mazzancolle, e trattate con additivi, per di più.
    Ma è pescato nostro o di importazione?
    Terzo: ma se posso comprare le mazzancolle fresche, intere e non trattate (e ci sono), perchè devo comprare e mangiare queste?

  6. Pingback: Pesce con additivi : 4 nelle mazzancolle dell'Esselunga. Sono permessi? — Il Fatto Alimentare

  7. Poppea
    17 luglio 2014

    Purtroppo le mazzancolle come pure i gamberi hanno il difetto che dopo 24 ore gli viene la testa scura, nulla di che ma è brutto da vedere per questo li trattano. Io quando li compero vado direttamente al porto, dove arrivano i pescherecci e li compero appena li scaricano, dopo un po’ di ore noto subito il colore più scuro della testa….ma pazienza una volta cotti non ci si fa’ caso

I commenti sono chiusi.

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